frontIncuranti di riscontri forse sotto tono rispetto ai reali meriti i Mystic Prophecy ci riprovano con Killhammer, ottavo full lenght per la band bavarese.

il loro genere, power metal, probabilmente oramai ha già offerto il meglio che potesse dare e la tendenza alla ripetizione è forte, non ne rimane immune neppure il quintetto tedesco ma come sostengo da tempo va dato atto loro di una grande coerenza nella proposta e di un livello qualitativo, a mio avviso, oltre la media.

Tornando a Killhammer, pubblicato dall’etichetta tedesca Massacre Records, credo di poter dire che si pone come continuazione di Ravenlord (2011); da notare che continua la tradizione, o maledizione a questo punto, che vede cambiare continuamente il batterista all’interno del quintetto.

Infatti anche Claudio Sisto è durato lo spazio di un album, ora al suo posto troviamo Tyronne Silva, originario dello Sri Lanka ma da tempo stabilitosi in Germania.Inalterato lo zoccolo duro della band che comunque ha trovato nel drummer cingalese un vero martello, perfetto per il proprio sound e aggressivo quanto basta. Il missaggio affidato a Fredrik Nordström (Dark Tranquillity, In Flames, Opeth, Soilwork, Dimmu Borgir) conferisce quel graffio di “cattiveria” e compattezza ulteriore di cui il sound dei MP va a beneficiare.

Undici tracce tirate allo spasimo come nello stile della band nelle quali Roberto Dimitri Liapakis conferma per l’ennesima volta tutto il suo talento di singer possente e graffiante, Connie “Connor” Andreszka mostra da subito un’ottima intesa tra il suo basso ed il nuovo drummer e le due chitarre di Markus Pohl e del giovanissimo Constantine si completano in un duo vivacissimo ed affiatato.

La title track, possente e fragorosa così come To Hell And Back sono due passaggi topici del Cd, sia per l’energia che sprigionano che per il giusto afflato melodico che conservano, massicci e rotondi allo stesso tempo. Non ci sono tempi morti, o passaggi a vuoto, la tensione è sempre molto alta, prova ne sia l’andamento thrash di Armies of Hell o la successiva Kill The Beast, una vera colata di metallo.

In pratica i pezzi, anche se in rapida sequenza, sono degni di essere citati tutti; Children of the Damned, martellante, 300 In Blood ( quattro minuti abbondanti di assalto speed in ricordo della battaglia delle Termopili), Angels of Fire (una vera raffica in cui il timbro di Liapakis ricorda curiosamente Ian Gillan), l’ariosa e dinamica Set The World On Fire e l’epica Warriors Of The Northern Seas.

In chiusura, quasi ormai un rituale, una cover di Ozzy Osbourne, in questo caso si tratta di Crazy Train eseguita in una versione molto Van Halen-style.

In sostanza poco cambia nell’impalcatura sonora del gruppo tedesco anche se, a ben vedere, rispetto al precedente forse riscontro un pizzico di aggressività in più dovuta probabilmente ad un approccio più massivo del nuovo batterista. Se siete amanti del genere, Killhammer è un disco molto onesto e grintoso che potrà tranquillamente soddisfare i vostri palati, una delle migliori prove sin qui per i Mystic Prophecy.

Max


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