Fates Warning Darkness in a Different Light 2013

Pubblicato: settembre 30, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontNove anni sono tanti e francamente più di una volta ho avuto seri dubbi se mai i Fates Warning avrebbero pubblicato ancora un disco. Ovvio che nel frattempo i musicisti non siano rimasti con le mani in mano, non è proprio nel loro Dna.

Jim Matheos e Joey Vera con Osi Arch/MateosRay Alder con i Redemption, tutto ha fatto pensare per molto tempo che l’avventura di una delle band seminali del prog metal fosse giunta al capolinea; invece, pur con ripetuti rinvii e ritardo, ecco che vede la luce l’undicesimo album del gruppo americano, intitolato Darkness in a Different Light e pubblicato per la prima volta da Inside Out

Altri dettagli significativi sono rappresentati dal ritorno nella line up dello storico chitarrista Frank Aresti e dall’arruolamento del batterista Bobby Jarzombek (già nel gruppo dRob Halford) in luogo di Mark Zonder.

Tra l’altro il disco esce a stretta distanza da quello dei Dream Theater e dunque anche questo sarà motivo di epici “duelli” tra le rispettive fazioni di fans.FWX (2004) ci aveva lasciato con una formazione a quattro elementi e dunque, al tirar delle somme, non sono davvero poche le novità qui presenti, almeno sulla carta. Certo, l’anima profonda della band rimane sempre indirizzata nei contorni della figura di Jim Matheos (anche produttore) ma la proverbiale forza di insieme della formazione pare inalterata.

In apertura ricordavo che nove anni sono tanti ma a sentire Darkness in a Different Light pare che per i Fates siano passati nove mesi; impianto musicale solidissimo, senza una crepa, potenza e abilità di sviluppare ogni tema sono rimaste intatte, anzi, evidentemente il lavoro di Matheos e soci al di fuori del combo ha prodotto nuova linfa vitale.

Quel che più conta però è ritrovare una band in grado di spingere come sempre, senza compromessi, riuscendo in qualche modo a mantenersi duri e puri.

A riprova di tutto ciò viene in soccorso proprio l’ascolto, bastano i primi accordi di One Thousand Fires per avere da subito un’idea chiara del menu preparato dai Fates Warning. Suoni aggressivi e duri, perfettamente inquadrati nel genere, con la voce di Ray Alder che torreggia su tutti. L’intesa tra Vera Jarzombek pare già consolidata ed al proposito va detto che il nuovo drummer si rivela non solo esplosivo ma anche fantasioso ed eclettico. Partenza fulminante !

La band non molla la presa con la seguente Firefly, altro proiettile sparato con forza inaudita. Non può non stupire che coloro che giustamente sono ritenuti tra i pionieri del genere abbiano ancora tutta questa grinta, questa energia. Le melodie sono intricate senza cadere in eccessi, i riff delle chitarre rocciosi come sempre, la ritmica si conferma di alto livello.

Desire prosegue sulla scia tracciata, rallentando leggermente il tempo, quasi ad acquisire qualche lontano riverbero doom. Pause e ripartenze caratterizzano maggiormente il pezzo che presenta così un andamento più sussultorio.

Sorvolando la brevissima ma intensa ballad intitolata Falling (bravo Adler), arriviamo ad I Am che nelle intenzioni, probabilmente, vuole essere una delle tracce “rompighiaccio” dell’album. La linea melodica è abbastanza diretta ed accessibile, la costruzione intorno variegata e senza esagerati personalismi, ciò nonostante è il brano che meno cattura la mia attenzione.

Il disco riprende immediatamente quota con Lighthouse, inquietante nel suo reiterato arpeggio di chitarra; grande lavoro di Jim Matheos nel riuscire a comporre ed arrangiare, tutto sommato con poco, un brano di grandissima atmosfera e di grana totalmente diversa dai precedenti (qui sono percepibili analogie con certo sound di marca OSI).

Into The Black ci riporta su di un terreno più familiare, il ritmo ritorna a farsi più serrato ed il sound più di impatto. Uno spettacolare solo di Aresti spacca in due il pezzo che di li in poi muove su coordinate armoniche imprevedibili, con un trend estremamente variato.

Di nuovo un’atmosfera cupa per Kneel And Obey e voglio sottolineare come il lavoro del duo Vera/Jarzombek sia davvero pregiato e puntuale. Con una base così compatta, giocoforza riesce più facile “svariare” per la voce del singer e le due chitarre.

O Chloroform punta dritto al cuore, grandissimo tiro fin dalle prime battute con un fitto dialogo tra le due chitarre ed un’ottima prova del cantante.

In chiusura And Yet It Moves, il brano più lungo dell’album con i suoi 14 minuti. Un preludio classicheggiante grazie al lavoro delle chitarre svanisce improvvisamente per fare spazio all’ingresso, simultaneo e tellurico, della band. A ben vedere anche qua, almeno nei primi minuti, qualche richiamo agli OSI, non è fuori contesto. L’ingresso della voce di Adler avviene dopo quattro minuti e coincide con una maggiore apertura melodica. In seguito riparte, fortissima, una breve sezione strumentale che, presto, va di nuovo ad accogliere il cantato.

Pausa, torna il suono di una chitarra acustica che introduce l’ultima parte della lunga traccia. E’ il turno quindi dell’elettrica di elevare, molto progressivamente, il muro del suono per un segmento finale quasi sognante prima e largo ed in crescendo poi.

Tante conferme dunque e pure qualche piacevole sorpresa (il drumming di Jarzombek a questo livello in uno scenario molto composito). Rientrare in gioco dopo tanto tempo non è facile, men che meno riuscire a farlo con tale qualità; missione compiuta dunque per i Fates Warning,

Darkness in a Different Light si rivela essere un ottimo lavoro, nella migliore tradizione del gruppo e senza bisogno di andare a scomodare prestigiose prove del passato. Ora esiste il presente e Matheos & Co. ci sono !

Max

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