frontLa Germania è terra musicalmente prolifica per il metal; ogni tanto riesce a sfornare qualche gruppo new prog che può dire la sua, penso a Sylvan, RPWL, Subsignalper restare ai nostri giorni. Tra queste band un cenno particolare forse lo meritano i Crystal Palace, non tanto per la qualità indiscutibile della proposta ma per il rendimento sin qui davvero incostante..

Dovessi infatti tracciare un grafico di gradimento dei loro sei album ne verrebbe fuori una curva a dir poco discontinua, con frequenti picchi e cadute  (notevole quella del penultimo Reset, 2010); se ne dovessi disegnare un altro riguardo la stabilità della formazione sarebbe…un otto volante !

Ci riprovano oggi dunque con The System Of Events, edito per Gentle Art of Music; l’album ricalca alcuni dei modelli precedenti per un sound che unisce tipici elementi del new prog inglese ad altri tipici delle sonorità dei Porcupine Tree  e, infine, a qualche sfumatura AOR, come nel caso visto di recente dei Subsignal .
La perenne mancanza di coesione si conferma anche in questo episodio; della line up presente su Reset è rimasto il solo Frank Köhler (tastiere). Il quartetto è completato adesso da Frank Brennekam (batteria), Nils Conrad (chitarre) e Yenz (voce e basso, ex Lacrimosa). Non finisce qui però perché si aggiungono in qualità di ospiti Yogi Lang (anche in veste di producer) Kalle Walner dei RPWL ed infine Mr. Colin Edwin , bassista dei Porcupine Tree. 

Il gruppo berlinese sfodera per l’occasione una buona prova, condita da otto brani di cui tre abbondantemente oltre i dieci minuti per un disco complessivamente lungo (circa una settantina di minuti) che ha il pregio di non annoiare. Non tutto è oro colato ma devo dire che francamente c’è giusto un passaggio minore, per il resto si mantengono sempre su livelli davvero molto interessanti.

il plot è interamente basato su di una domanda: esiste “qualcosa” che determina e sovraintende l’andamento della vita di ognuno o invece è il destino personale ad essere posto tra le braccia di ognuno di noi sin dall ‘inizio ?

Il quesito si sublima proprio nella title track di tredici minuti che giunge in fondo al Cd e rappresenta probabilmente il migliore passaggio del disco. Riferimenti a Fukushima, a stragi ed altri eventi luttuosi che generano comunque sempre una catena di reazioni; una lunga parte introduttiva ed esplicativa porta al primo solo di Conrad, una chitarra in pieno stile Rothery. Il sound sin qui è piuttosto aderente a quello di scuola inglese sino all’arrivo di una sezione sospesa, spaziale, che ricorda da vicino i Floyd dell ‘era Wish You Were Here. Il suono della chitarra si fa più carico di effetti, a stagliarsi su di un ritmo quasi ipnotico. Un finale epico e corale chiude perfettamente il cerchio.

Partito dal fondo…continuo dal principio. Chasing Better Days è un altro momento topico, E’ il basso a farlo da padrone su di un tappeto sonoro che ricorda da vicino i “porcospini” ed i Riverside. Atmosfera avvolgente, malinconica e nostalgica, tonalità cupe e sfumate al tempo stesso inducono un senso di ineluttabilità. Molto bello musicalmente e riuscito da un punto di vista emozionale.

Altri episodi positivi sono Beautiful Nighmare che dopo una prima sezione a dire il vero un pò stentata prende quota grazie all’intervento del piano elettrico e delle tastiere. Da questo momento il brano si trasforma e si rigenera grazie a correnti quasi psichedeliche e space, linee a spirale, circolari, che imprigionano piacevolmente come un infinito loop (Colin Edwin al basso).

Stunned By The Silence persegue in una sorta di lirismo mistico, una ballad carica di mistero e pathos in evoluzione. Un secondo segmento più aperto e luminoso grazie al provvidenziale ingresso della chitarra va a chiudere in crescendo, tra colori romantici e sinfonici.

Questi i pezzi da novanta in scaletta ma vanno comunque ricordate la brillante Green Way (Marillion IQ che incontrano i Saga) con la chitarra di Conrad nuovamente sugli scudi, Sleepless dal piglio deciso e ritmato, qualche vago accenno ad Alan Parsons Project iniziale e poi uno svolgimento più duro e metallico dei precedenti con una parte conclusiva che vede la chitarra letteralmente muggire, in completa distorsione.

Breathe rafforza questo senso di spigolosità e di ansia, interrotto da improvvise aperture melodiche e vocali. Un’altalena che tiene perennemente sospesi, nel dubbio che qualcosa debba accadere da un momento all’altro. Ed è così perché poi, puntuale, giunge l’esplosione sonora. Il frammento conclusivo sfuma e stempera l’energia, atterrando dolcemente su suoni di nuovo rarefatti.

As Heaven Dies resta per lo più ingabbiata in una melodia a mio avviso debole, penalizzata del contrasto tra l’intenzione “cattiva” del pezzo ed un tema che non decolla; questo è l’unico episodio che non mi entusiasma e che, tra l’altro, avrebbe potuto essere omesso data la lunghezza dell’ album.

Bene, ho quasi terminato e dunque non mi resta che dire che questa volta i Crystal Palace mi hanno convinto appieno. Con The System Of Events centrano forse il loro bersaglio migliore dando prova di avere idee chiare e capacità di elaborarle, con una scrittura solida ed accattivante. Per chi non li conoscesse un suggerimento a dare loro una chance, mai come in questa occasione meritata.

Max

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