Fare, ascoltare, distribuire, divulgare musica in Italia oggi.

Pubblicato: ottobre 8, 2013 in Uncategorized
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So per certo che di storie come la mia molti ne avrebbero tante da raccontare, non è la prima e non sarà l’ultima ma credo sia comunque indicativo riportarla, se non altro per inquadrare meglio certi passaggi che magari possono risultare poco chiari ai non… “addetti ai lavori”.

I social network sono una grande invenzione perché tra l’altro danno modo di avvicinare molti artisti, italiani e non, riuscendo talvolta a stabilire un contatto che, se non giornaliero, può anche divenire abbastanza assiduo. Come con  gli artisti capita di imbattersi nei loro manager, promoter ed altre persone che hanno a che fare più o meno da vicino con il mondo della musica.

Allo stesso modo ha una notevole valenza la rete in genere ed i canali in streaming ad esempio, dove con volontà, tempo e pazienza si possono fare interessanti scoperte riguardo a valide band emergenti che altrimenti, il più delle volte, passerebbero inosservate.

Eh già, perché il primo tasto dolente si avverte proprio qua; a fronte di una proposta divenuta magmatica nella sua quantità, da ogni parte del mondo, in Italia almeno sono pochissimi i gruppi che vengono sostenuti, spinti e fatti conoscere. Si preferisce insistere sui soliti noti, magari appartenenti ad altra epoca, in nome di una resa certa e del minimo rischio, tralasciando di considerare che a qualsiasi oggi seguirà un domani e che molti personaggi di un tempo, tra l’altro, cominciano ad avere un età avanzata.

Ad ogni modo… lo scorso aprile mi sono imbattuto negli AnVision, una band polacca dedita ad un prog metal non esasperato e con venature melodiche, ben prodotto e con un sound a mio parere interessante. Approfondendo l’argomento ho verificato che erano al loro album di esordio ma già con una discreta esperienza live in Polonia, terra come ricordo spesso molto più effervescente da un punto di vista musicale di tante “altre”.

Ho inviato una mail alla band per congratularmi per il buon lavoro svolto e ho ricevuto una calorosa risposta di ringraziamento da parte del manager, il quale mi faceva presente che il gruppo ha già aperto per i Riverside in più di un’occasione e che stavano tentando di uscire dai patri confini; alla mia domanda (ingenua) se avessero in programma qualche data in Italia, lui mi ha risposto che sarebbero stati entusiasti, chiedevano un cachè a mio parere abbordabilissimo oltre le spese di viaggio. Ed ancora, se qualcuno fosse stato interessato a distribuire in Italia i loro Cd, le quantità minime sarebbero state irrisorie (20 pezzi !! )…

Il mio entusiasmo, la passione, mi hanno fatto balenare davanti agli occhi l’idea: cercare di promuovere la band con l’intento di portarli poi a suonare qua, magari a supporto di qualche head- liner.

Tutto questo ovviamente da parte mia, a profitto zero, è bene chiarirlo.

A maggio così ho avviato i contatti (mi ero fatto inviare delle copie del Cd dalla Polonia) di persona e per mail, per telefono e con sms.

–          Dapprima con un noto negozio/etichetta/producer del passato, un incontro caloroso e cordiale vista l’antica conoscenza personale. Tra una selva di se e di ma la promessa di riparlarne…è rimasta tale, svanendo in un silenzio tombale.

–          Ho inviato segnalazioni, corredate di press kit fornitomi dal manager, ad alcuni noti giornalisti del settore, conosciuti per la loro preparazione che li ha portati a scrivere pure dei libri. In passato per uno di loro, tra l’altro, ho pure brevemente collaborato con alcune recensioni ; sono passati ormai cinque mesi e ad oggi non ho ricevuto un solo cenno di risposta, né in un senso né in un altro. A tale proposito voglio sottolineare che soltanto un noto ed enciclopedico blogger marchigiano, vero prog master, si è degnato di ascoltare il Cd redigendone addirittura una positiva recensione; colgo anzi l’occasione per salutarlo (Ciao Max , mio omonimo!).

–          Dopo un approccio con due radio locali che mi ascoltavano come parlassi di marziani anziché di musica, ho spedito il Cd ad un grande e famoso network, presso un acclamato conduttore di un celebrato programma di musica progressive. La risposta si è tradotta in un rapido nulla di fatto, essendo la mia proposta troppo al di fuori del palinsesto (Yes, Gong,King Crimson e non ricordo chi altri). La storia del prog, Dio gliene renda merito ma siamo arrivati nel 2013…

–          Ancora, una valente promoter (tra l’altro mia concittadina) che ho contattato lasciandole tutti i miei recapiti e caldeggiando un colloquio dove esporre il mio progetto, ricevere suggerimenti e , perché no, magari avviare in seguito una qualsiasi forma di collaborazione. La vicinanza avrebbe enormemente facilitato ma, nonostante la squisita cortesia, l’incontro non è mai avvenuto.

–          Si continua; una etichetta italiana in territorio prog cui dopo alcuni contatti telefonici ho inviato un paio di Cd (nel frattempo si era aggiunta un’altra band polacca, gli Arlon). Estrema cortesia nei modi di fare ma se del primo disco ho avuto un responso benevolo… a metà (“a me piacciono, a lui no”), sul secondo non ho ricevuto alcun riscontro. Curioso comunque rilevare come un “prodotto” andrebbe valutato in primis sulle potenzialità tra il pubblico, qua invece si va al contrario.

–          Altro giro, altra corsa. Tre etichette molto note e di settore, due italiane ed una inglese che ho raggiunto per mail in modo sintetico ma credo esaustivo per spiegare la mia proposta. Riscontri ricevuti: alcuno, nemmeno un formale cenno di risposta.

–          Non è finita; espletati due timidi contatti con locali soliti ospitare i concerti, uno in Toscana e l’altro in Veneto, giusto per completare l’osservazione. “Niente da fare”,manifestato  con una certa spocchia: o nomi noti oppure cover-band che non si pagano, suonano gratis, richiamano gente ed il bar rende un buon incasso.

–          A margine di tutto ciò, nel frattempo, ho fatto ascoltare gli AnVsion a due musicisti italiani, un batterista ed un chitarrista (quest’ultimo fa parte di un gruppo ben conosciuto) i quali, pur con dei distinguo ed un diverso approccio, hanno mostrato di apprezzare sinceramente; poco avevano da perdere o guadagnare manifestandomi un dissenso.

Siamo dunque giunti ad ottobre, il progetto è rimasto tale evidentemente ma quel che più mi ha colpito è che, nella quasi totalità dei casi, le persone non hanno nemmeno fornito una risposta nè mostrato curiosità.

In conclusione, questa non è una denuncia, non è un atto di accusa, è semplicemente una fotografia, un’istantanea di ciò che ho potuto toccare con mano.

Certo, mi si potranno obiettare esempi (sporadici) di senso contrario e la mia risposta sarà sempre :” E meno male, ben vengano ! ”ma la sostanza rimane questa…

Lunga vita dunque agli alfieri del prog ancora in attività oppure a quelli più giovani che sono riusciti, in qualche modo, a salire sul treno giusto in tempo utile. Per gli altri, in Italia, la vedo dura…

Max

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commenti
  1. Max ha detto:

    Grazie Massimo per la citazione! Tuttavia sono anche io convinto che un conto è la disquisizione su un argomento (qualunque esso sia, musicale o no) e quindi il confronto e un altro è la maleducazione, cioè il non rispondere. Io un perchè in anni che navigo nella musica e nella scrittura me lo sono fatto: Oggi tutto è mordi e fuggi, si corre senza sapere dove, credimi se ti dico che se uno legge 10 righe di fila poi si stanca e non segue più….figurati ascoltare un intero disco! Questa è la cultura che sta inculcando Facebook e similia. Ma che dico “ascoltare”, è una parola troppo impegnativa…diciamo “sentire” che è più distratta. Mi dispiace per gli altri, ma a me non interessa niente, io a 50 anni continuo ad ascoltare e soprattutto dare retta a chi consiglia qualche cosa, poi sarà il mio cervello a decidere se è cosa buona o meno. per cui…. Max…avanti così! Godiamo della musica e di chi la racconta. Non abbatterti mai, malgrado queste fotografie societarie che tendono a farti cadere le braccia, prima o poi qualcuno ti ascolta.Complimenti per il tuo lavoro. Ciao Max Salari.

  2. Franz ha detto:

    Ciao Max,
    io grazie a te ho conosciuto diversi gruppi che ora ascolto regolarmente e fra questi ci sono gli AnVision quindi il tuo “lavoro” e’ sicuramente apprezzato da chi e’ amante della musica.
    Io abito a Trento e come seconda attivita’ con mia moglie quattro anni fa ho aperto Rileggo piccolo negozio di libri e dischi usati (abbiamo anche un piccolo reparto di nuovo soprattutto vinile). Se ti va posso cercare di vendere qualche cd come appunto gli AnVision (ovviamente senza alcun tipo di guadagno) e magari vedere se per la prossima stagione (primavera-estate) vi sia la possibilita’ di qualche live in zona. Fammi sapere e ancora complimenti per il tuo lavoro-obbi di recensore amante della musica.

  3. Alessandro ha detto:

    Ciao Max, le tue parole davvero mi han colpito profondamente, in un’istantanea che davvero fotografa la situazione ‘culturale’ della situazione musicale in Italia (ma non solo). La storia che racconti credo valga per mille e mille bands, per migliaia e migliaia di musicisti, appassionati, tentati promoter. Gente che si ‘sbatte’ per amore della musica e che poi presto appunto ‘sbatte’ contro quel muro eretto da quello che si può definire ormai un vero e proprio status quo. Anch’io, nel mio piccolo, ci ho provato a promuovere qualche band in cui suonavo e qualche band di amici, ma davvero mi han fatto passare la voglia. Solo tribute o cover bands (e solo di grandi nomi e con brani famosi) che assicurino gente ed incassi ai locali, manco pensarci a proporre brani minori o addirittura musica propria. Per non parlare poi della ‘mafia’ che si crea tra le cover/tribute bands stesse che creano un vero e proprio cartello nei locali, alternandosi in un circuito che porta a vedere più o meno gli stessi gruppi negli stessi posti almeno 1-2 volte al mese, con la gioia dei proprietari che si fregano le mani per gli incassi garantiti. Ed entrare in questi circuiti è pressochè impossibile.
    Da cosa deriva ciò? Da quello che dici tu, è tutto un mordi e fuggi, apatia nell’ascolto, orecchie allenate ed alienate da ciò che il mainstream (le radio) impone al momento sparando gli stessi brani almeno 4-5 volte al giorno, ma soprattutto dall’assenza totale di cultura della musica, problema che parte dalle scuole dove si punta più a far imparare a memoria i nomi degli strumenti musicali, la loro disposizione nell’orchestra, a suonare l’inno alla gioia col flauto o la melodica che fornire gli strumenti base per innamorarsi di questa magnifica arte… Già il fatto che per molti fare il musicista non è concepibile come professione (‘ok suoni, ma di lavoro cosa fai? Il musicista! Si ok, ma per vivere cosa fai?’ chi non ha mai sentito una frase del genere…), che per lo Stato la musica non sia cultura (perchè l’IVA sui libri è al 10% e sulla musica al 20%?), che ormai andare a concerti stia diventando una donazione AVIS e che, per esempio, per vedermi i Vanden Plas live devo aspettare che i clienti della pizzeria (!) dove li fanno suonare abbiano finito la loro cena per poter accedere alla zona destinata al concerto, fa ben capire bene in che realtà viviamo…
    Internet ed i social media hanno rivoluzionato certamente i metodi di promozione e divulgazione della propria musica, nel bene e nel male. Oggigiorno chiuque può raggiungere chiunque dovunque. Io grazie a internet ho scoperto moltissime band valide (tra gli altri It Bites, Big Big Train, Frost*, Haken, Magic Pie, tanto per fare qualche nome), band che ovviamente non passerebbero mai per radio (tranne qualche webradio specializzata magari). Ma dobbiamo guardare anche l’altra faccia della medaglia: ormai oggigiorno praticamente chiunque con un buon pc può registrarsi un dischetto decente, può spammare su youtube, facebook e social vari. Il risultato? Un’accozzaglia di roba che non basterebbero nemmeno 20 vite per sentire e valutare tutto. A volte può andar bene, altre meno. Anche il fatto che ormai si vada verso una digitalizzazione del prodotto mi spaventa, molte band ‘minori’ ormai puntano a vendere il download, non il cd fisico (nella migliore delle ipotesi magari ne fanno una tiratura limitatissima) perchè ha un costo quasi nullo, oppure vendono soltanto tramite il proprio sito (lodevole, ma in quanti son disposti a sbattersi di registrarsi, fare l’ordine, aspettare il disco sperando che le poste italiane non colpiscano come spesso accade, quando possono scaricarsi il disco da qualche sito pirata?)
    Mi capita spesso di confrontarmi con persone appassionate come me e anche leggere il tuo blog è sempre un piacere, perchè capisco che la fiammella, per quanto piccola, ancora brucia. Finchè ci saranno persone come noi che cercano, scavano, valutano, spendono i loro sudati guadagni investendo in CULTURA, boicottano le radio e soprattutto non ingrassano le cover/tribute bands andando per locali a riempirsi di birra, una speranza c’è. Almeno lasciateci quella.
    Ciao e grazie come sempre per lo spazio!

    Alessandro

    • Max ha detto:

      Ringrazio Max Salari, Franz e Alessandro per le parole ed il supporto morale; parole ed esperienze che, purtroppo però, confermano quanto da me narrato a grandi linee. Allo stesso modo ringrazio quanti con mail, personalmente o su FB (musicisti e non) hanno voluto regalarmi un loro parere in merito. Che dire ancora al riguardo, mi riallaccio alla chiusa di Alessandro e dunque…continuiamo a sperare !
      Nel frattempo ho chiaro in mente un altro tema sul quale vorrei dire la mia, magari in seguito ne scriverò.
      Prog on !
      Max

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