frontRipercorrere l’intera storia dei Barclay James Harvest sarebbe oltremodo lungo e forse pure noioso, dovendo ripartire con la narrazione dall’ormai lontano 1970. Meglio allora riavvolgere il nastro solo fino al 1999, anno in cui John Lees, voce e chitarra del quartetto inglese, rimise in piedi una nuova versione della band due anni dopo lo scioglimento ufficiale.

Della formazione che in quell’ anno incise Nexus faceva parte un altro membro fondatore dei BJH e cioè il tastierista e cantante Stuart “Woolly” Wolstenholme, deceduto poi tre anni or sono. Ad ogni modo, seguirono due live album, alcuni tour che riscossero un buon successo e poi…francamente li avevo dati per dispersi.

Non è poca la sorpresa dunque nel trovarmi davanti a North, seconda realizzazione per la reincarnazione del gruppo guidato da  John Lees. La storia del gruppo dei dintorni di Manchester si sviluppò e coincise con il deflagrare del progressive rock in Inghilterra ma in realtà i “Barclays” ne rimasero in buona parte tagliati fuori.Troppi nomi importanti, veri giganti del periodo ne oscurarono le imprese, relegando di fatto (almeno in Italia) la band ad una nicchia, popolata però di affezionati fans. Sono passati decenni ma lo stile e l’imprinting sono tuttora riconoscibili, dove emergono, insieme agli elementi tipici del genere, spruzzate di un rock morbido.

Ripresentarsi a distanza di tanto tempo non è mai facile ed il quartetto da comunque prova di coerenza ed onestà, proseguendo serenamente il proprio percorso musicale.

Esoteric Antenna da quindi alle stampe una raccolta di nove brani in cui il tempo sembra essersi fermato, riportando ad atmosfere conosciute; sono semmai i testi che vengono giustamente aggiornati e resi attuali.

Kevin Whitehead (batteria), Craig Fletcher (basso) e Jez Smith (tastiere) accompagnano di nuovo la voce e la chitarra del canuto Lees e per qualche strana alchimia pare davvero di essere catapultati indietro di qualche decennio.

Scelta giusta a mio parere, in considerazione anche del fatto che ad un’età oramai decisamente matura cambiare radicalmente avrebbe avuto poco senso. Certo, alcuni suoni vengono innovati, delle liriche ho detto ma la pasta, la grana grossa rimangono quelle di appartenenza.

Non mancano pezzi da ricordare e su tutti voglio citare Ancient Waves e la title track; la prima si segnala per l’ottimo interplay tra il piano e la chitarra, sulle cui note prende forma, morbidamente, una ballad soffusa grazie alla voce di Lees. 

North dal canto suo si srotola lenta e malinconica, permeata di un’atmosfera triste ed ovattata che viene periodicamente interrotta da improvvise impennate sonore legate a crescendo melodici piuttosto classici. Un buon solo della chitarra rompe l’andamento per poi riprendere il refrain. La parte conclusiva riprende il tema iniziale in modo quasi strumentale con un bell’inserto di violino.

Tracce interessanti e piacevoli sono pure If You Were Here Now (up-tempo ballad con buoni impasti vocali) e On Leave, altra lunga ballata condotta dal piano e dalla voce di Lees il quale, intorno alla metà, esegue qualche fine ricamo chitarristico. La seconda parte prende quota con decisione, i suoni si fanno più compositi e duri, sino ad un finale epico-melodico.

La simpatica ed ironica In Wonderland (una “citazione” dei social network in Steely Dan style), poi un pugno di pezzi gradevoli ma non memorabili; il rock classico di The Real Deal, il sentimento drammatico di On Top Of The World, la quasi “beatlesiana” Unreservedly Yours, la breve e sinfonica conclusione di The End Of The Day.

Un modo di fare progressive diverso, garbato e pulito, unito ad accenni di classic rock. North con ogni probabilità non è un album che rimarrà scolpito nella storia ma segna un gradito ritorno che, credo, potrà fare felici gli appassionati dei Barclay James Harvest pur nella   versione odierna .

Max

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