Prog vecchio…prog nuovo.

Pubblicato: ottobre 17, 2013 in Uncategorized
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Da molto tempo ho preso a seguire (in disparte) certe discussioni e ad osservare alcuni fenomeni; sto parlando ovviamente di musica ed in particolare di quello che succede in Italia intorno la scena progressive. Questa volta la mia attenzione si è focalizzata verso l’atteggiamento degli appassionati, sopratutto quelli più o meno miei coetanei, nati tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60. E’ indubbio che tutti coloro che ancora seguono con passione siano tra i fortunati che hanno vissuto, più o meno da vicino, un’ epopea indimenticabile e non so, francamente, se e quando ripetibile.

Non solo perché una tale generazione di talenti musicali non immagino quante volte possa nascere ma anche perché il mondo, la società, i rapporti, la comunicazione erano fortemente diversi. Il quadro completo, il terreno e l’epoca in cui quella musica poté germogliare oggi sembrano lontani ere geologiche.

Detto questo, bene o male, si va avanti ed anzi, si deve andare avanti perché non è dato vivere solo nel ricordo e nel passato, per quanto epico Ed invece…noto purtroppo che con una continuità disarmante molti dei proggers dell’epoca, almeno molti di quelli che ancora ne seguono attivamente le vicende, non solo tendenzialmente rimangono imprigionati nel tempo ma, peggio, spesso rifiutano aprioristicamente il futuro: tradotto in parole semplici evitano preventivamente il contatto e la conoscenza con nuove band.

Sui social network impazzano link ai video dei grandi degli anni ’70 con una periodicità quotidiana al limite del parossismo, i concerti registrano vere adunate in occasione dei grandi nomi di allora rimasti in circolazione, il nuovo viene visto sempre e solo come “derivativo” e dunque: “già sentito”..”suona come”…”sembrano una cover band”.e via dicendo.

Non parliamo poi di come vengono considerati i gruppi che suonano prog metal, per questi appassionati il metal non si potrà contaminare mai con il prog perché il metal (un’entità astratta evidentemente) non piace e non piacerà mai a prescindere e questo, sopratutto, perché non regala emozioni. Salvo il vero, la contaminazione è ormai avvenuta da anni.

Queste righe dunque non vogliono assolutamente mettere in discussione il gusto (SOGGETTIVO) di ognuno, tanto più che io musicalmente sono nato e cresciuto con tutte le immense band di allora e tuttora di tanto in tanto me me riascolto per l’ennesima volta gli album; vorrei invece cercare di soffermarmi su ciò che invece è OGGETTIVO in merito alle situazioni ed alla realtà.

Della musica classica apprezzo molte cose ma non mi ritengo un esperto o un cultore; certo è che se dopo un trittico davvero importante (Bach, Mozart, Beethoven) avessimo concluso che il meglio fosse già stato dato con ogni probabilità ci saremmo persi ad esempio Ciajkovskij Stravinsky e sarebbe stato un vero peccato.

Dopo grandissimi periodi che hanno segnato anche per le generazioni posteriori una sorta di età dell’oro è normale che si sia portati a considerare tutto ciò che segue già sentito o chiaramente ispirato; è normale ed aggiungo che probabilmente è logico che accada, qualsiasi allievo troverà ispirazione nel maestro. Attenzione però a liquidare la pratica con troppa semplicità, potenzialmente in mezzo ci può essere qualcosa di molto interessante.

Un periodo così tumultuoso, musicalmente e non, favorisce il turbinio di emozioni; queste spesso poi, facilitate dalla musica, si sposano a ricordi personali, in questo caso legati allo stesso periodo in cui, più o meno, avevamo la stessa età e si sa che certi ricordi appartenenti sopratutto alla giovinezza rimangono indelebili. Non bisogna però effettuare il transfer errato e cioè ritenere che dunque la musica di oggi non sia in grado di fare provare qualche brivido; non è così, siamo noi cambiati, invecchiati, probabilmente non possediamo più lo spirito e l’entusiasmo di allora e dunque tendiamo a rifugiarci nel comodo e sicuro (ma lontano) abbraccio del tempo.

Il temine stesso, progressive, coniato al tempo dalla stampa, era sinonimo di rivolgimento continuo, di un andare avanti intentando nuove strade, della volontà di non rimanere mai ancorati allo stesso schema. Molti di noi oggi lamentano una cristallizazione in ambito musicale, un blocco totale ma quanti di noi hanno un atteggiamento propositivo dinanzi a ciò?

I gruppi storici rimasti in pista adesso sono formati da musicisti che viaggiano intorno ai 65 anni, mi domando; quanto ancora potranno reggere il passo ? Mi auguro e auguro loro ancora per tre vite ma, realisticamente, lo credo difficile. Ed allora, scomparsi loro, che si fa ? Si chiude ? Internet  è una fonte infinita ed inesauribile di proposte nuove e meno, da casa comodamente seduti si può navigare, ascoltare, scoprire. Occorrono però tempo, voglia, curiosità e un pizzico di coraggio.

Posso accettare che si preferiscano i Genesis o gli Yes (o chi per loro) a qualsiasi band attualmente in circolazione ma trovo errato e miope asserire che in giro non c’è niente di buono quando, troppo spesso, di molti gruppi si ignora addirittura l’esistenza.

Se vogliamo non solo che il prog vada avanti ma anche che evolva dobbiamo tutti cercare di liberarci dei preconcetti (pur nel rispetto dei gusti) ed aprirci, aprire le orecchie, la mente ed il cuore. Possibile allora che qualche emozione giunga inaspettata, Se vogliamo che organizzatori, promoter, gestori dei locali, persino la stampa di settore comincino a ragionare diversamente dall’attualità. anche noi possiamo fare la nostra parte, mandando segnali di tipo differente.

Max

commenti
  1. Franco scrive:

    Ho trovato il tuo articolo molto interessante, soprattutto come base per un discorso che, mi rendo conto diventerebbe lunghissimo.
    Non conosco l’orientamento generale degli amanti del progressive, quindi ovviamente posso parlare solo a titolo personale.
    Per me in ambito rock, non è mai esistito un genere vasto e variegato (per me appagante) quanto il prog. Purtroppo spesso e volentieri i detrattori “conoscono” ben poco e attaccano (nel vero senso della parola…) sulla scorta del “disprezzo” verso certi gruppi, generalmente Yes, EL&P.
    Come se tutto il vasto mondo del prog si esaurisse in 3/4 gruppi…
    Oppure la solita solza sul “classico”, il “fantasy” etc.
    Personalmente non mi sono mai rinchiuso nell’amore solo verso questo genere, ma conosco ed apprezzo (anche se in maniera minore) anche altro.
    Una delle tante cose che m’infastidiscono è l’etichetta di “derivativi” data SOLO ed ESCLUSIVAMENTE a quei gruppi che con più o meno personalità, seguono le gesta dei maestri del prog. Come se negli altri generi non esistesse il “copia e incolla”…
    Il prog poi, sarebbe morto con l’arrivo del punk…bah! Anche questa semplificazione mi ha sempre lasciato perplesso…Ma gli altri generi che fine fecero?! Ma in questo caso si parla (anzi straparla) solo del progressive.
    A me il metal non piace, quindi trovo difficile ascoltare quei gruppi che hanno optato per questa “contaminazione”; qualche gruppo di prog-metal lo conosco (ci ho provato), ma francamente mi lasciano freddo. A parte qualche rarissimo caso, del prog viene preso in considerazione la parte più superficiale, esteriore.
    Un gruppo come i Cardiacs all’epoca riuscirono nella difficile impresa di coniugare il prog con il punk.
    In definitiva, non voglio dilungarmi troppo, gli amanti del prog sono poco obiettivi nei confronti di altri generi?! Bah può darsi che qualcuno lo sia, ma dalle altre parti non stanno messi meglio…

    Magari ci fosse più spazio per il progressive…

    Ciao

  2. Max scrive:

    Ciao amici,
    In quanto cultore e narratore del Prog, mi sento di dire la mia nel discorso e tengo a sottolineare (senza farla troppo lunga) un fattore assolutamente fondamentale:
    il termine Progressive Rock è accostato a dinosauri del genere quali Genesis, Yes, Gentle Giant e tutto quello che dal ’65 al ’75 è uscito sotto il nome POP!!!! (tenete a mente questo nome).
    Per l’ascoltatore (e addetti ai lavori) il termine Prog sta avvinghiato a QUEL contesto e non significa PROGREDIRE. Infatti questo individuo è il più conservatore che la musica Rock abbia mai incontrato. Un controsenso? Si, vero e proprio, specialmente quando sono gli stessi addetti ai lavori a ghettizzarlo. Ma non si accorgono di una cosa, il termine PROG lo hanno coniato proprio loro!!!! Ecco perchè vi ho detto di tenere a mente il nome POP, perchè i scribacchini di allora così lo chiamavano e non Prog!!! Ho ancora tutte le riviste di quegli anni, Ciao 2001 compresi, per cui non vi lasciate imbambolare da epiteti stupidi e infondati. Il termine Prog è relegato ad un suono ben preciso, quello in cui la chitarra nel Rock non è più la sola protagonista, ma coadiuvata da strumentazioni “nuove” nel genere come le tastiere. Il discorsoriceve una grande spinta da “Eleanor Rigby” dei Beatles, quando nel Rock subentra la strumentazione sinfonica. Ma qui non è il caso di fare una cronostoria, l’importante è capire che PROGRESSIVE è un genere datato. Gli addetti ai lavori di oggi si scandalizzano alla parola RADIOHEAD e addirittura PORCUPINE TREE…sia mai…SACRILEGIO!!!! NON CANTANO ALLA GABRIEL!!!!
    Allora coniare altri termini è quantomeno necessario per non fare confusione. Ho apprezzato ad esempio lo sforzo di PROGARCHIVES nel tentare di suddividere il ramo Prog in sottocategorie, anche se questo porta a più confusione. Ma se si è capito che PROGRESSIVE=DINOSAURO (come hanno ghettizzato i sostenitori nel tempo), allora il discorso non dovrebbe essere poi così tanto difficile. In parole povere, accanto alla parola PROG oggi si necessita di un altro nome, esempio PROG-METAL, PSICHEDELIC-PROG etc etc.
    A questo punto se le cariatidi smadonnano nei confronti di un nome usato in maniera impropria, basta ricordargli che sono stati loro stessi a coniare un termine inesistente, in quanto il genere ha il nome originale di POP e non di Prog!!!! E allora, perchè altri non possono coniare sottocategorie? Chi di penna ferisce….
    Saluti.

  3. Alessandro scrive:

    Complimenti per il bellissimo articolo, leggerti è sempre un piacere!
    Personalmente credo che sia cmq un discorso complicato quello che tratti, da cui davvero è difficile (se non impossibile) uscire. Per quello che riguarda la mia esperienza, ti dirò che purtroppo non sono cresciuto in quei meravigliosi anni (classe 1978) e il mio approdo al mondo del prog è stato molto tardivo (ho cominciato attorno alla metà degli anni ’90 coi Dream Theater dopo una parentesi di metal estremo). Da quel momento però è stata una ricerca continua di cloni dei DT stessi ma con scarsi risultati. Ciononostante ho conosciuto gruppi ‘diversi’ da loro come Fates Warning, Magellan, Royal Hunt, Spock’s Beard, Shadow Gallery, Threshold, Vanden Plas (tanto per fare qualche nome) che hanno allargato i miei orizzonti del ‘prog’ verso lidi decisamente meno metal e più verso quella direzione tanto cara ai nostalgici degli anni ’70. Pian piano poi ho scoperto le vere radici del genere, avvicinandomi ai Rush, Yes (che andai a vedere nel 2001 senza manco conoscere una canzone, ma quanto ne valse la pena…), Genesis e compagnia bella. Adesso che ci penso, un sentito ringraziamento alla Magna Carta Records per i suoi tributi a questi titani che tanto mi hanno aiutato!
    Negli ultimi 10-12 anni la passione per queste radici si è sviluppata in modo inversamente proporzionale a quella per i primi ascolti: sempre meno prog-metal e sempre più prog rock, dai grandi classici quali Orme, PFM, Black Widow, Goblin, ELP ai nomi nuovi più recenti (Big Big Train, Haken, It Bites, Liverani, Neal Morse, Transatlantic, Flying Colors) in una costante ricerca di sonorità magari non nuovissime ma decisamente fresche, attuali, moderne.
    La mia osservazione finale, che si ricollega in qualche modo alla tua analisi, è legata alla situazione che a mio avviso tasta il polso più di ogni altra cosa sullo stato attuale della ‘cultura’ musicale in senso lato e, in maniera minore ma altrettanto efficace, di quella prog: concerti e fiere del disco. Nei live di un certo ‘settore’ mi sento quasi un pesce fuor d’acqua, essendo spesso e volentieri tra i più giovani presenti (e ho 35 anni), così come alle fiere ormai si vedono quasi sempre le stesse facce, per lo più segnate dal trascorrere del tempo.
    Per cui, caro Max, magari non è proprio vero che le ‘vecchie generazioni’ comprano, ascoltano e vanno a vedere solo prodotti d’annata. Certo, non siamo proprio una categoria open-minded e spesso e volentieri godo nel sentirmi dare dello ‘spocchioso’ progster, ma credo che in molti, io per primo, siano assetati sempre di cose nuove, vecchie sonorità attualizzate, perchè in fondo in fondo è vero che non si inventa più nulla da anni, ma lo spirito quasi feticista di fare quelli che sanno riconoscere in un disco nuovo mille richiami ai dischi storici ci fa star bene e ci piace tanto…
    Lunga vita al prog d’annata e in bocca al lupo alle nuove leve che continuano a portare avanti questo magnifico verbo (e ci sono, basta dar loro qualche chance). Apriamo le orecchie!
    Ciao!

    Alessandro

    • Max scrive:

      Ciao Alessandro,
      se rammenti la premessa noterai che tu ne sei…esentato, il mio riferimento era principalmente indirizzato verso i miei coetanei, nati più o meno tra la fine dei ’50 e inizio ’60. La tua generazione è quella di mezzo e dunque ha un vissuto diverso per ovvie ragioni.
      Grazie e alla prossima
      Max

      • Alessandro scrive:

        Giusta annotazione, ma alla fine del mio commento noterai che ho scritto che sia ai concerti che alle fiere del disco io sono tra i più ‘giovani’, ciò vuol dire che i tuoi coetanei, a mio modo di vedere, non sono così chiusi come li descrivi…🙂

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