Motörhead Aftershock 2013

Pubblicato: ottobre 19, 2013 in Recensioni Uscite 2013
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frontSono trascorsi tre anni da The World Is Yours, velocissimo album dei Motörhead dedicato allo scomparso Ronnie James Dio; di quel disco che ogni tanto riascolto con piacere ho ancora stampati in mente i primi tre brani, un inizio fulminante come pochi.

Oggi, dopo un lungo periodo in cui le condizioni di salute di Lemmy si sono abbastanza complicate, vede la luce finalmente il loro nuovo e ventunesimo disco dal titolo Aftershock, come produttore il solito Cameron Webb.

Inciso in California, il nuovo lavoro niente aggiunge a quanto già conosciuto del trio inglese ma, in questo caso, si tratta di un’ osservazione dal tono positivo perché, ancora una volta, i Motörhead si confermano una spietata macchina da heavy metal.

Pur con tutti i limiti imposti dall’ età (a breve 68 anni), dagli acciacchi e dai conti che ormai comincia pesantemente a presentare uno stile di vita non proprio adamantino, il “maledetto” bassista e cantante di Stoke-on-Trent continua a guidare impavido la sua pattuglia; il fido Rickenbacker al collo e quella voce, inconfondibile, gutturale e lacerata.

Mikkey Dee Phil Campbell gli sono come sempre al fianco, imponendo ritmi velocissimi il primo e innescando riff assassini ed incendiari il secondo. Tutto come da copione dunque ma (questa è la loro forza) è un copione che non annoia, a dispetto del tempo.

Rispetto alla scorsa uscita Aftershock è più lungo, ritrovando una dimensione di tre quarti d’ora circa grazie a ben 14 brani, mediamente brevi ma affilati e taglienti come un rasoio.

Il suono resta quello noto, vero trade mark della ditta; accelerazioni fulminee, rarissimi attimi di tregua che si traducono in un paio di “caldi” passaggi rock blues e per il resto…tanto sudore, fatica e metal !

Dalla partenza affidata ad Heartbreaker MrKilmister tiene a mettere subito le cose in chiaro: “Time to get away from here – You won’t see me shed a tear – No time to say goodbye….Time to get us outta here – No emotion only fear – Say a last goodbye”.  

I montanti in pieno volto non tardano ad arrivare; il primo di questi è senz’altro Coup De Grace, impatto devastante grazie ad una potenza di spinta formidabile. Continua a stupirmi la forza d’urto di questa formazione composta da soli tre elementi.

Lost Woman Blues è il primo episodio sul versante rock blues, bollente e gravido di sudore, cui il timbro sporco di Lemmy regala una grande carica emotiva.

Si riparte di gran carriera con un trittico sparato a tutta forza; End of TimeDo You Believe Death Machine (altro fendente micidiale).

E’ il turno poi di un altro “caldo” rock blues, Dust And Glass, impreziosito da un bel solo di Wizzo Campbell. 

La quiete dura poco, con Going to Mexico i tre ripartono a mille (anche se il refrain è un pò debole), Va molto meglio invece con le successive Silence When You Speak To Me (cadenzata e a dir poco cattiva) e Crying Shame, passaggio in stile hard rock.

Ci si avvicina alla fine, arrivano in sequenza Queen Of The Damned (velocissima, un proiettile), Knife (tre minuti adrenalinici), Keep Your Powder Dry (con un Lemmy vocalmente sempre più al limite) e Paralyzed, vera mazzata finale.

Gli ingredienti per divertirsi ci sono tutti, Aftershock non tradisce le attese dei fans e comunque degli appassionati di un heavy metal di altri tempi, magari non più così attuale ma senz’altro genuino e trascinante. Una volta di più i Motörhead si confermano come paladini di una stagione che, per certi versi, vorremmo non finisse mai.

Max

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