Una bella serata dedicata per intero al prog Metal come quella di ieri al Muddy Waters di Calvari (Genova) avrebbe meritato un’affluenza di pubblico migliore ed invece, come sempre più spesso accade, le cose non sono andate così. Nonostante il prezzo del biglietto fosse contenuto (15 euro) si saranno contate tra le 80 e le 90 presenze, non credo si toccassero le 100.

Una cornice dunque inadeguata a mio avviso per la bella serata che è venuta fuori, grazie all’ impegno profuso in primis dai nostri Thought Machine (che annoverano tra le loro fila Elisa Montaldo e Fabio Gremo de Il Tempio delle Clessidre) e poi dai polacchi Blindead, coriaceo sestetto di sludge metal che presentava il nuovo album.

Circa alle 23 si sono presentati sul palco quindi gli headliner della serata, i giovanissimi e potenti Leprous; con indosso eleganti abiti scuri e cravatta, ad esclusione del batterista  Baard Kolstad che per motivi logistici ha preferito (a ragione) rimanere a petto nudo.

Senza troppi giri di parole posso dichiarare che ne è uscito un live set da ricordare per la quantità di energia sprigionatasi dal palco, in primo luogo dal cantante e tastierista Einar Solberg, non solo frontman e leader dei norvegesi ma vero elemento catalizzante sul palco. Una performance di poco meno di due ore nella quale ha messo duramente alle strette le sue corde vocali; non dispone probabilmente di una tecnica di canto sublime ma sopperisce con un impegno strenuo, affidato a  vocalizzi talvolta impensabili e con una carica magnetica davvero fuori dall’ordinario.

In linea generale il fattore che più ha sorpreso è stata la “piega” conferita al concerto dai Leprous; il nuovo album (Coal), eseguito quasi per intero, aveva segnato in un certo senso una sorta di ripiegamento rispetto a Bilateral; erano emersi maggiori spazi per la costruzione di atmosfere talvolta più rarefatte, cercando di limitare leggermente quella che era stata l’indubbia forza di impatto del disco precedente.

In questo caso credo di poter dire che Solberg e compagni abbiano voluto rileggere il nuovo lavoro nell’ottica più esplosiva di Bilateral. Se si eccettuano le esecuzioni della meravigliosa The ValleyThe Cloak (note altissime prese dal singer) e di Echo (grandissima atmosfera), tutti gli altri pezzi sono stati suonati e vissuti con un’intensità incredibile.

Vere bordate sonore sono giunte da CoalChronic, Contaminate Me e dall’opener Foe. Le due chitarre, spesso a otto corde, di Tor Oddmund Suhrke Øystein Landsverk hanno eretto in alcune occasioni un muro sonoro invalicabile, spesso come l’acciaio, oscurando quasi il prezioso lavoro del bassista Rein Blomquist.

Passaggi estratti dal passato non sono comunque mancati: RestlessThorn, Aquired Taste (da Bilateral), Dare You (da Tall Poppy Syndrome). Una carrellata tiratissima, nella quale la band ha dato tutto, spendendo sino all’ultima stilla di sudore e di energia, regalando uno show che mi ha lasciato davvero impressionato.

Peccato che, come anticipato in premessa, la partecipazione sia stata così scarsa; in questi casi viene da porsi molte domande, alla luce del fatto che i Leprous oltretutto sono giunti al quarto album in studio in sette anni e dunque non sono proprio dei novellini o dei misconosciuti. Felice per avere assistito ad un’ottima prestazione, perplesso (di nuovo) dall’atteggiamento incomprensibile degli appassionati.

Max

Courtesy by Fabio “The Doc” Morales                                                                                                                                      998797_10201689981682826_1042038610_n

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