frontUn super gruppo del quale si erano perse le tracce; tornano così gli americani Thought Chamber con Psykerion, dopo un lungo silenzio durato sei anni. Alfieri di un prog metal ad alto tasso tecnico e qualitativo nella migliore tradizione di oltre oceano, cercano con questo nuovo album di rinverdire il successo del disco di esordio, all’epoca accolto da numerosi e prestigiosi consensi.

Rispetto alla formazione presente in Angular Perceptions molto è cambiato, anzi si può parlare di una line up rivoluzionata; i soli Ted Leonard (voce, Spock’s Beard ed Enchant) e Michael Harris (chitarra) infatti sono ancora presenti. Al basso adesso troviamo Jeff Plant, alla batteria Mike Haid ed alle tastiere Bill Jenkins, compagno di Leonard negli Enchant.

Psykerion viene pubblicato per InsideOut, corredato di un bellissimo booklet e si annuncia come un lungo concept (genere science fiction) a dire la verità piuttosto frammentato, essendo diviso in ben sedici tracce. Ambientato nel futuro, vissuto e narrato attraverso le gesta di Avakus, un giovane alle prese con una missione nella galassia di Psykerion  a bordo della navicella Kerakryps.

Musica e testi provengono dalla fervida mente del chitarrista dell’ Ohio che in questo caso ha deciso di alternare parti strumentali ad altre cantate, in un “progredire” sonoro continuo, andando a lambire sensibilità musicali tra loro diverse. Il lavoro al mixer di Tom Size (già con Aerosmith, Enchant, Mr.Big) è riuscito poi a conferire il giusto bilanciamento, perfetto per fotografare al meglio i vari stati d’animo.

La partenza dell’album è potente anche se lievemente condizionata dalla brevità dei brani. La strumentale Inceptus, l’epico prosieguo che ne è Exodus, l’impatto vocale importante di Leonard in Pyskerion: The Question, l’atmosfera sospesa e rarefatta di In the Words of Avakus. Quattro brani il più lungo dei quali raggiunge i tre minuti che credo vadano considerati ed apprezzati nell’insieme.

Con Light Year Time finalmente i tempi si dilatano e questo avviene proprio in occasione di uno dei pezzi più prog di tutto il disco; ottimo e puntuale il lavoro delle tastiere di Jenkins come del resto della ritmica. Harris si divide tra l’acustica e l’elettrica.

Kerakryps dispone di tantissimo tiro ed intensità grazie al drumming incessante e vario di Mike Haid.

The Black Hole Lounge Circuits of O.D.D sono due brevissimi passaggi, quasi fusion il primo, molto più serrato il secondo.

Aperta da suoni elettronici giunge Behind the Eyes of Ikk, vera mazzata in stile prog metal. Nuovamente basso e batteria al centro della scena, riff di chitarra indiavolati ed un Ted Leonard perfettamente calato nella parte. Grande groove dunque, tipicamente nel solco del suono statunitense.

Isle of Bizen vivifica ricordi acustici degli Yes, un paesaggio sonoro pacifico che propone una ballad interpretata con classe dal singer ed un accurato solo di Harris.

Profondità ed immensità dello spazio, Xyrethius II (il pianeta amico della Terra) trasmette tutto questo grazie al lavoro delle keyboards e di una chitarra lancinante. E’ solo l’inizio perchè ben presto la band dilaga coralmente, trovando riff ed energia tipici del genere per un ottimo strumentale.

Il suono di un violino introduce Recoil, piacevole e denso episodio che anticipa l’arrivo di Breath of Life, uno dei momenti più sfolgoranti e coinvogenti dal punto di vista melodico.

Transcend rimane una delle gemme di questo disco; brano articolato con un immane lavoro di tessitura delle tastiere, oltre il quale la chitarra, la ritmica e lo stesso Leonard spaziano a piacimento, addirittura sino a toccare fugacemente un tempo reggae. Non è facile condensare in poche righe quanto contenuto in questo pezzo, capace di trasformazioni di genere continue ma sicuramente è da rimarcare l’opera di Jeff Plant al basso.

Sulle stesse orme prende l’abbrivio Planet Qwinkle per poi assumere colori e suoni cupi ed oscuri; ritmo intensissimo, uno splendido passaggio di Hammond ed una chitarra assoluta protagonista ne fanno una delle migliori tracce strumentali.

L’avventura si conclude con Inner Peace, altro momento molto sintetico (due minuti circa) ma dal grande respiro, un’ampia apertura per un finale epico.

Non so se anche in questa occasione Mike Portnoy inserirà il lavoro dei Thought Chamber nella sua playlist dell’anno ma in ogni caso Psykerion certifica un ottimo ritorno per il gruppo americano. In ambito prog metal credo si possa collocare come una delle migliori uscite di questo anno, per qualità musicale, talento, produzione. Da ascoltare senza dubbio.

Max

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