The Endless Enigma Emerson, Lake & Palmer (Trilogy – 1972)

Pubblicato: novembre 20, 2013 in Recensioni Vintage
Tag:, , , , , , ,

Una delle caratteristiche basilari e di enorme importanza nell’ affermazione del progressive fu senza dubbio quella di sapere esprimere nella stessa epoca band stellari ma ognuna con delle proprie peculiarità, un proprio suono distintivo e come poi si è visto una propria storia.

Motherland del movimento fu senza dubbio l’Inghilterra, fucina inesauribile di talenti; nel 1972 infatti Emerson, Lake & Palmer dettero alle stampe il loro quarto lavoro, Trilogy, edito dalla gloriosa Island e presentato da una memorabile copertina dello Studio Hipgnosis.

I tre album precedenti avevano immediatamente lanciato e consacrato il trio, capace di farsi notare oltre che per l’impeccabile proposta musicale anche per alcuni atteggiamenti  eccessivi sul palco e fuori, molti dei quali scaturiti dalle esuberanti (ed ingombranti) personalità di Keith Emerson e Carl Palmer. Collante della band, produttore dei dischi più belli ed incisivi era Greg Lake, forse dei tre quello con minori smanie di protagonismo.

Nel gennaio di quell’anno dunque gli ELP si chiusero in studio per incidere Trilogy, un album che li avrebbe definitivamente confermati nel firmamento mondiale; il lavoro venne pubblicato in giugno e divenne presto un indiscutibile successo, sopratutto in Inghilterra e negli States, veri “termometri” delle vendite. A presiedere i suoni fu deputato il “solito” Eddie Offord; il risultato fu una nuova affermazione, poco meno di trequarti d’ora in cui la magia ed il talento cristallino dei tre raggiunsero nuovamente vette altissime.

Nove i brani che andarono a comporre quell’indimenticabile LP e tra loro una mini suite di circa una decina di minuti divisa in tre parti ed intitolata The Endless Enigma. Quello fu il biglietto da visita dell’intero disco (che tra l’altro prevedeva altre perle).

Un cuore che pulsa, che batte (il pedale della cassa di Palmer), un suono isolato e riverberato del moog ed il successivo ingresso audace (e quasi violento) del piano. La grande tensione ed attesa suscitate da questa introduzione lasciano spazio ad un Hammond sempre più crescente sino all’ingresso quasi rock jazz di tutta la band. Emerson giganteggia con il suo C3, Palmer e Lake seguono di pari passo con un ritmo serrato sino ad una pausa, un’ ascesa verticale e finalmente l’esplosione vocale di Greg Lake.Un andamento epico della musica, sottolineato dal timbro inconfondibile del cantante, conferisce un’aurea quasi maestosa al brano, mentre si alternano esplosioni e momenti più intimi. Un finale dedicato al solo piano Steinway ed al magico tocco di Keith Emerson chiude la prima parte.

Fugue, la seconda e più breve sezione, riprende da qui; il ricamo pianistico prosegue sicuro tra un incredibile sgorgare di colori, emozioni, immagini, sino a variare tra fughe barocche e accenni quasi free jazz. Per il tastierista è un vero trionfo.

La parte conclusiva  vede mutare completamente il paesaggio; la ritmica dapprima impone un cambio di tempo mentre poi è il turno del moog introdurre di nuovo la voce di Lake, il quale va a riprendere il tema iniziale in modo suggestivo ed indimenticabile.

La title track, From the Beginning, Abaddon’s Bolero…sono tutti brani che andranno a scrivere parte della grande storia della band, per un disco che segnerà un momento molto importante. Ci saranno poi ancora una gemma splendente (Brain Salad Surgery), una fase di buona qualità (i due Works) e poi purtroppo il declino, seguito da un vano tentativo d ritorno.

Presuntuosi, arroganti, eccessivi, boriosi… ma anche iper-tecnici e dotati di talento smisurato. Questi erano Emerson, Lake & Palmer, una band fuori dall’ordinario. The Endless Enigma ne fu uno dei momenti più alti.

Max

Advertisements
commenti
  1. Alessandro ha detto:

    Il mio primo disco di E.L.P. Ricordo distintamente quel freddo giorno di novembre di ‘qualche’ anno fa in cui, per puro caso, acquistai Encores, Legends & Paradox, il tributo Magna Carta a questi tre titani che ancora non conoscevo. Mi innamorai seduta stante di Hoedown e The sheriff e subito cercai l’album dove erano contenuti. Fu così che comprai Trilogy e mi innamorai di questa band immensa, della quale in poco tempo recuperai tutti i dischi e addirittura ebbi l’onore di conoscere mr. Palmer ad uno showcase/clinic/concerto dove letteralmente polverizzò ogni mia velleità batteristica (un assolo di 5 minuti buoni fatti solo utilizzando l’asta e i piatti dell’hi-hat non lo avevo davvero mai visto, soprattutto ad un metro da me). Del disco non parlo nemmeno, è una pietra miliare del genere, anche se in molti spesso manco lo citano, snobbandolo nel paragone coi primi tre. Personalmente è il mio preferito, ma credo che tra tanta qualità sia solo una questione di gusti soggettivi optare per l’uno o per l’altro.
    Grazie per averne parlato e, or che ci penso, vado subito a riascoltarmelo che è un po’ di tempo che colpevolmente non lo faccio!

    Alessandro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...