frontUna lunga carriera, sfumata e diluita nel tempo che ha prodotto poco a livello quantitativo ma sempre riuscendo a mantenere un tasso qualitativo oltremodo dignitoso: questa, in estrema sintesi, la parabola artistica dei Solstice, band inglese formatasi negli anni ’80 sulla scia dell’ ondata neo prog britannica.

Una naturale predisposizione alle esibizioni sul palco ed una certa riluttanza a rinchiudersi in studio hanno così segnato il percorso di questo gruppo, tuttora guidato dal chitarrista Andy Glass. Molteplici cambi di formazione sono stati utili comunque a tenere in vita il sestetto che su etichetta Esoteric Antenna presenta finalmente il quinto album, dal titolo Prophecy.

Il lavoro segue a tre anni di distanza Spirit e, dico subito, con risultati molto buoni. Un disco curato anche nei particolari come si nota sin dalla copertina a firma di Barry Kitson, abile disegnatore per la Marvel Comics. Solo cinque brani in programma ma che contribuiscono alla robusta durata di un’ora circa; i riferimenti principali che emergono vanno in direzione di Camel, Yes, Renaissance e, aggiungerei, di qualche lieve e gradevole spruzzata folk.

La magia dei suoni e del timbro della singer Emma Brown raggiungono qui, a mio parere, dei picchi che raramente in passato i Solstice avevano conquistato; la special edition contiene come bonus tre pezzi dal primo album (Silent Dance) remixati da Steven Wilson, non ne tratterò in particolare ma vale la pena ascoltarli, un lavoro eccellente.

Il sound della band come dicevo non è mai risultato così compatto e personale e va ricordato, a beneficio di chi li conoscesse meno, che pur appartenendo temporalmente al neo prog inglese, in verità se ne discostano abbastanza, un caso a parte tra i gruppi di quel periodo. Volendo tracciare un parallelo con un gruppo più attuale, il primo nome che mi viene in mente è sicuramente quello dei Mostly Autumn.

Eyes Of Fire, la opening track, è un vero tuffo al cuore; credo di poterlo definire uno dei più bei brani progressive di questo anno ormai quasi al termine. La chitarra acustica ed i cori di Glass, un arazzo tastieristico creato da Steve McDaniel e poi..la voce di Emma Brown. Brividi a profusione, un’atmosfera realmente magica, sei minuti di sonorità fiabesche che possono riuscire a stordire per la loro intensità, per poi lasciare posto ad un magnifico solo dell’elettrica sino alla conclusione.

Keepers Of The Truth prende l’abbrivio tra la chitarra acustica ed il violino suonato dalla brava Jenny Newman; l’atmosfera pastorale viene rielaborata con l’ingresso della ritmica e della voce della Brown, in un ambiente molto…Renaissance. Uno squarcio dell’elettrica proietta il sound della band su lidi musicalmente più “caldi” mentre il basso di Robin Phillips incede senza sosta. Un duetto vocale tra Glass e la cantante, in un costante crescendo, conduce al termine del brano.

Una robusta suite di quasi diciotto minuti, Warriors. Il piano e la chitarra introducono il brano più articolato e complesso del lotto ma non per questo meno riuscito. La parte iniziale riecheggia a suo modo i Pink Floyd ma improvvisamente lo scenario muta, andando a pescare nel repertorio strumentale più affine agli Yes, fitto di passaggi molto intricati. Di qui si susseguono momenti diversi tra loro: la voce di Emma Brown torna in primo piano, così come la chitarra e poi le tastiere abilmente guidate dalle mani sicure di Steve McDaniel. L’ultima sezione si snoda in modo più pacato e melodico.

West Wind si muove inizialmente molto morbida, poggiando su alcuni accordi dell’acustica sostenuti in sottofondo dalle keyboards. Il piano elettrico si sostituisce alla chitarra, accompagnando il dolce ingresso della singer e poi del violino. Di qui si apre un segmento elettrico, il ritmo si fa cadenzato, i riff della chitarra elettrica acquistano spessore. Il suono di un Hammond compie un break per poi riprendere il tema precedente con l’aggiunta di un rabbioso solo di Glass, sino al ricongiungimento con l’atmosfera soft dell’inizio.

Black Water è il passaggio più tirato e duro, che mette in evidenza il corposo drumming di Pete Hemsley oltre al lavoro infaticabile al violino di Jenny Newman. La voce solista della cantante si presenta poco prima della metà del brano, dando prova di una carica notevole. Una seconda parte in cui la melodia e le emozioni prendono il sopravvento, consegnando alla conclusione il disco.

Credo di potere affermare che con Prophecy Solstice scrivono la pagina più felice e riuscita della loro discografia; un lavoro carico di bei suoni, eleganti e curati, molte idee (alcune nuove, altre meno) e sopratutto prodigo di emozioni, cosa non così frequente ai nostri giorni. Gli amanti del prog (e non solo) qui vanno sul sicuro !

Max

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...