frontIl vento dell’Est continua a soffiare impetuoso e porta con sé questa volta l’album di esordio dei Persona Grata, gruppo slovacco dedito ad un prog metal piuttosto composito e particolare.

Ascoltandoli attentamente mi si è accesa in testa la classica “lampadina” perché non è così frequente riscontrare nel debutto di una band una tale personalità; se a questa si aggiungono un buon tasso tecnico ed una discreta dose di fantasia nel presentare il proprio sound va da sé che il disco non deve passare inosservato.

Senza ombra di dubbio in questo ambito musicale i Dream Theater rimangono un riferimento imprescindibile e pregnante ma il quintetto di Bratislava riesce ad andare oltre, colorando i suoni con alcuni accenni orientali e mitteleuropei, confezionando un Cd davvero interessante e non eccessivamente prolisso. Tracce rilevanti dei grandi gruppi prog del passato conferiscono l’ultimo tocco cromatico alla loro tavolozza sonora.

Come dicevo, la formazione è costituita da cinque elementi che sono Martin Stavrovsky (voce e chitarra ritmica), Peter Luha (chitarra), Matej Miklos (tastiere), Timo Stries (basso) e Jan Steno (batteria); a questi si aggiunge in alcuni brani Jana Vargova, voce femminile e flauto.

In realtà nell’album suonano due elementi attualmente che non fanno più parte del roster: Adam Kuruc (tastiere) e Martin Huba (chitarra).

Sei i pezzi contenuti dei quali tre legati in qualche modo tra loro, a significare un immaginario viaggio tra Istanbul e Venezia a bordo dell’ Orient Express; passaggi abbastanza lunghi e sostanziosi dove i Persona Grata mostrano di sentirsi a proprio agio, riuscendo a non divenire ripetitivi o scontati.

L’apertura è affidata ad Ace, lanciata subito da un ottimo e coinvolgente abbrivio. Equilibrio tra linee melodiche e potenza/tecnica sono alla base di questo progetto e lo si può constatare sin dai primi minuti di ascolto. Curioso ma intrigante il timbro vocale di Martin Stavrovsky, dotato tra l’altro di di una discreta estensione. La velocità aumenta col passare del tempo, il ritmo si fa quasi vorticoso ma sempre in grado di essere perfettamente seguito. Aperture, cambi, riff potenti che si susseguono a brevi solo lancinanti, davvero un buon inizio.

Edge Of Insanity mostra possenti linee di basso ad erigere una struttura molto dinamica, doppiata poi da una batteria in grande evidenza. La musica dei Persona Grata è materia quanto mai viva, mutando di continuo e spaziando tra vari riferimenti di genere: l’inserimento vocale di Jana Vargova regala infatti un tocco progressive ad un pezzo in realtà dall’incedere molto potente. La seconda metà del brano è introdotta dal suono del flauto a delineare momenti più dolci, per poi cercare di riabbracciare il tema iniziale unendo letteralmente tra loro input ritmici del prog metal e melodici tipicamente progressive, con un  bel solo conclusivo della chitarra di Martin Huba.

Con Istanbul ci trasferiamo ovviamente sulle sponde del Bosforo, a cavallo tra l’Asia e l’Europa; un breve episodio (poco meno di tre minuti) carico di suoni, voci, profumi e aromi speziati provenienti da oriente.

Naturale prosecuzione ne è Orient Express, lungo passaggio in cui queste radici sonore vengono presto soppiantate da un andamento pirotecnico, con una prova effervescente al piano di Adam Kuruc. Chitarra e flauto si inseguono sullo sfondo mentre un ritmo martellante ed ipnotico guida il pezzo. E’ di nuovo la sei corde a squarciare letteralmente la tela per poi ricomporla con un soggetto nuovamente modificato; non passa inosservata la capacità di questi ragazzi di cambiare più volte la scena, mantenendo però sempre un filo logico. La parte conclusiva si fa quasi convulsa e spigolosa, una spirale sonora che si avvita su sé stessa all’infinito.

Davvero poco più di un filler, Venice con il suono di un clavicembalo trasporta in quella Venezia del ‘700 vero punto di approdo (o di partenza) per l’oriente.

I Am You rappresenta il gran finale, quattordici minuti nei quali la band slovacca offre un ottimo passaggio. Ancora una volta il punto cruciale, e cioè il bilanciamento tra melodia e potenza, viene abilmente rispettato, senza fare prevalere nettamente una parte; questo a mio avviso nel prog metal può diventare talvolta un punto dolente, sia in un senso che viceversa. A fronte di partiture articolate non viene mai tralasciato l’impianto melodico, senza però cadere in concessioni troppo facili o banali. Una chiusa orchestrale, maestosa, completa in modo enfatico uno dei brani migliori.

In questi casi viene da dire…buona la prima ! Reaching Places High Above è un disco che si ascolta tutto d’un fiato e, considerando che è l’opera prima, posso tranquillamente concludere che i Persona Grata hanno davvero cominciato con il piede giusto.

Consigliato !

Max

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