frontSono in quattro, giovani, provengono da Oxford e si chiamano Prospekt. La dinamica etichetta Sensory Records pubblica il loro lavoro di esordio dal titolo The Colourless Sunrise.

Il prog metal il loro alveo naturale, innervato però da un notevole livello tecnico e da un gusto comunque mai sopito per le melodie; dunque, dopo un periodo relativamente letargico, pare adesso che anche l’ Inghilterra stia cominciando a sfornare band di genere con maggiore regolarità.

Niente è stato lasciato al caso, basti pensare che al mixer si alternano due calibri quali il celebrato Jens Bogren Adam ‘Nolly’ Getgood (Periphery).

I riferimenti del quartetto sono quelli tra i principali in ambito prog metal e dunque Dream TheaterSymphony X e in buona dose Circus Maximus.Di qui poi il percorso sonoro dei Prospekt evolve verso la ricerca del bilanciamento tra la brutalità e l’impatto da un lato con gli aspetti più melodici e tecnici da un altro.

La corrente line-up prevede Richard Marshall (tastiere e voce), Lee Luland (chitarra), Phil Wicker (basso) e Blake Richardson (batteria). Un disco corposo (oltre l’ora la durata), suonato con tecnica e passione, molto ben diretto in regia da quel gran maestro che è Bogren; nove tracce dalle quali emerge un talento non indifferente per una band al debutto.
Tinte forti, passaggi potentissimi e massicci sin dalla opening A Desolate Kingdom che mette in mostra tra l’altro il registro altissimo, qui quasi in falsetto, di Richard Marshall. Il brano è improntato su una velocità incredibile, il muro sonoro risulta di grande potenza e, sopratutto nella seconda parte, non mancano cambi di tempo e variazioni di ritmo.
Dissedent Priests aumenta ancora la capacità d’urto del gruppo ma grazie al lavoro delle tastiere si cominciano a intravedere ampi squarci melodici; impressionanti i riff della chitarra di Lee Luland, per la profondità e la velocità.
Un breve e tragico filler, Eternal Memories, conduce rapidamente ad uno degli episodi più belli e trascinanti, Shroud. La direzione musicale si fa più simile a quella dei Periphery, l’aspetto technical sembra prendere il sopravvento quando un’improvvisa apertura vocale sposta completamente il mood. Ecco quindi uno dei migliori esempi di cui dicevo, del mix tra potenza, velocità e linea melodica che sembra ormai emergere tra le nuove leve del prog metal; un ottimo solo finale della chitarra certifica a tutti gli effetti la riuscita di questa fusione.
Stesso standard qualitativo (alto) per la title track, pezzo impegnativo con i suoi tredici minuti di lunghezza. Un esplosione sonora, un vero macigno catapultato nelle orecchie, con un lavoro strabiliante ed incessante della coppia ritmica. E’ sempre il timbro particolare del cantante a fungere da contraltare rispetto alla cascata di note e suoni; i paesaggi musicali descritti sono molti, seguono senza sosta, mantenendo così viva l’attenzione e scongiurando la noia. Repentini stop, cambi di tempo frequenti, vengono affrontati e proposti dai Prospekt con un vigore e un’energia incredibili. Sicuramente l’episodio di maggiore rilievo.
Un arpeggio di piano, il supporto delle tastiere, così si apre Visions in cui Richard Marshall canta con sentimento, senza essere costretto a raggiungere toni improbabili. Grande atmosfera, un pathos crescente per un momento di grande emozione.
The Great Awakening vede la band inglese ripartire di gran carriera; una cavalcata senza tregua che può sicuramente rimandare ai Dream Theater più corrosivi. Un assoluto compendio del genere dove se alcune cose possono essere già sentite, non possono sfuggire invece la vitalità e la capacità di inserire, con gusto, break melodici di qualità.
Shutter Asylum pur mettendo in luce una “carica agonistica” non da poco è forse l’episodio più scontato; cupo, velocissimo, tirato allo spasimo ma eccessivamente derivativo. Va comunque dato atto ai quattro di possedere una forza espressiva davvero terrificante.
Chiude il conto Hunting Poseidon che vede tra l’altro la partecipazione del talentuoso chitarrista australiano Paul Wardingham impegnato sulla 7 corde. Intrecci di chitarra possenti e massivi, un drumming solidissimo ed implacabile guidano i primi quattro minuti per poi venire improvvisamente rimpiazzati da un lento e morbido crescendo, incentrato sul canto del singer prima e su una caldissima parte di chitarra poi.  Viene quindi il turno del basso di Phil Wicker, pronto a dettare linee secche e decise che fanno da anteprima al rilancio corale della band sul tema iniziale.
Gli ingredienti fondamentali ci sono tutti e ben rappresentati, un lavoro riuscito questo The Colourless Sunrise; Prospekt cercano di allargare i confini del prog metal partendo dalla scuola base americana, con slancio e impeto aggiungono il loro sentire di gruppo giovane, alla prima uscita e pieno di speranze. Meritano una chance.
Max

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