frontGiusto un paio di anni fa avevamo potuto apprezzare con soddisfazione il risultato dell’interessante e curiosa collaborazione tra Pete Trewavas ed il chitarrista americano Eric Blackwood; l’inedito duo sotto l’egida Edison’s Children aveva infatti proposto  In the Last Waking Moments…album per certi versi sorprendente.

Due anni più tardi, proprio mentre sta per calare il sipario sul 2013, ecco il secondo episodio intitolato The Final Breath Before November. Innanzitutto ritengo giusto fare una considerazione preliminare e cioè che trovo questo prosieguo una piacevole sorpresa, visto che i molteplici impegni del bassista (Marillion, Transatlantic) potevano fare pensare ad un episodio destinato a rimanere isolato.

Il rapporto umano che invece si è andato consolidando tra i due musicisti, Wendy Farrell-Pastore (moglie di Blackwood ed autrice delle belle copertine) e i favorevoli riscontri del primo disco hanno favorito la continuazione del progetto, realizzato tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra.

Se nel primo capitolo gli interi Marillion erano in pratica presenti come membri aggiunti, questa volta il duo ha optato per una formazione contenuta, avvalendosi dell’ apporto del solo Henry Rogers, batterista dei Touchstone. Va rilevato invece che in fase di missaggio si sono alternati John MitchellJakko JakszykRobin Boult, che sicuramente hanno lasciato “tracce” del loro passaggio.

La composizione del disco è quanto di meno immaginabile potesse essere pensato: in pratica solo tre brani dei quali uno, a dire poco infinito, di oltre un’ora di durata ! Un lavoro lunghissimo dunque che, nonostante tutto, non soffre particolari momenti di stanca; l’imprinting fornito con la prima uscita si ritrova essenzialmente nei due pezzi più brevi mentre il terzo in pratica fa storia a sé, essendo un album a tutti gli effetti.

Mixata da Jakko Jakszyk, Final Breath introduce nelle belle e morbide sonorità degli Edison’s Children; uno strumentale lento e avvolgente (per larga parte) ospita poi l’ingresso della voce. L’oscurità delle notti autunnali, l’angoscia delle ombre, vengono perfettamente rappresentate con un passaggio breve ma di grande suggestione.

Light Years si raccorda al lavoro precedente; i toni inizialmente si mantengono ovattati, quelli di una intima ballad peraltro piuttosto ripetitiva e dilatata inutilmente. La seconda e conclusiva parte si fa completamente acustica e con ogni probabilità si apprezza maggiormente.

Qui in pratica termina se vogliamo la prima parte del disco perché con i 67 minuti di Silhouette ne comincia un altro a tutti gli effetti. Coraggio, incoscienza, desiderio di stupire..tutto e niente di questo, non lo so con certezza ma resta il fatto che costruire un simile moloch non è impresa sa poco !

Seppur suddivisa in tredici sezioni questa suite rimane mastodontica ma è anche il vero fiore all’occhiello di questo Cd; dipanandosi in progressione per un’ora abbondante conserva il pregio di essere articolata ma omogenea, armonica e sopratutto riesce più o meno a risultare sempre coinvolgente.

Ritengo abbia poco senso analizzare al microscopio ogni singolo frammento altrimenti se ne perderebbe il senso; quel che è certo è che l’apporto in regia di John Mitchell si percepisce abbastanza distintamente sin dalle prime battute di  Silence Can Be Deafening Part I; sonorità care a Marillion It Bites si affacciano in modo netto.  La terza sezione ( Where Were You? ) è la più lunga con i suoi dodici minuti e contiene un passaggio di chitarra molto intenso.

Il mood è assolutamente malinconico e crepuscolare ma si movimenta, diviene più elettrico nel quarto segmento (The Longing); ancora una chitarra molto “rotheriana” per I Am Haunted come pure per l’ ottima The Seventh Sign. Quasi epica infine Music for the End Credits of an Existence, se vogliamo una specie di summa conclusiva, strumentale da brividi assolutamente in stile Marillion con un alto profilo emozionale.

The Final Breath Before November è un disco che non può essere trascurato, conferma e forse rivela alcune doti compositive, oltre che esecutive, di Pete Trewavas che a mio avviso possono solo meravigliare. Purtroppo ho già stilato e pubblicato l’elenco dei best per quest’anno, il lavoro degli Edison’s Children comunque non vi avrebbe sfigurato (fatto salvo Light Years, unico anello debole).

Max

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