Bruce Springsteen High Hopes 2014

Pubblicato: gennaio 17, 2014 in Recensioni Uscite 2014
Tag:, , , , , , , ,

frontIl Boss è tornato, o meglio, non se ne è mai andato e lo ha dimostrato anche con l’ultimo tour passato per l’ Italia (2012) che ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, tutta l’infinita e prodigiosa forza sul palco di Bruce Springsteen.

Sul versante studio gli esiti negli ultimi anni sono stati altalenanti ma questo credo vada assolutamente concesso ad un musicista in carriera da 4 decenni e non più giovanissimo; le idee, fatalmente, non possono continuare a zampillare come niente fosse ma va detto che, pur tra qualche prova incolore, il Boss è riuscito a portarsi avanti sempre con dignità, sudore e dedizione per il rock.

Giusto due anni fa  Wrecking Ball aveva mostrato un musicista arrabbiato, amareggiato per la situazione sociale e rattristato inoltre dalla scomparsa di un vecchio amico e compagno di tante “battaglie” (Clarence Clemons).Da un punto di vista musicale l’album si era rivelato un discreto e maturo lavoro, senza volere andare a scomodare inutili paragoni col passato, sicuramente più corposo di alcuni album precedenti.

IL PROLOGO

Poi, tempo dopo, l’annuncio della prossima uscita del disco n.18, intitolato High Hopes. Sia come sia, ognuno certo ha il proprio metro di valutazione ma personalmente non nascondo di essere rimasto perplesso (e forse anche deluso) rendendomi conto che il Cd per quasi metà raccoglie cover e addirittura un paio di remake di propri brani.

Sopratutto quest ultimo aspetto mi lascia stranito perché se è vero che di per sé non è una novità, è però una scelta che da sempre non condivido; passino le cover di brani altrui ma l’auto citazione francamente non mi è mai piaciuta se non (ovviamente) in un live.

L’attesa è sempre rivolta verso materiale inedito e dunque constatare che in questo caso quasi la metà dei pezzi non sono nuovi ed il resto sono outtake di lavori precedenti ha spento buona parte del mio entusiasmo.

I FATTI.

Dodici brani co-prodotti con l’ausilio di Ron Aniello e  Brendan O’Brien che in verità qualche novità stilistica la propongono, su tutte la presenza palpabile e fattiva di Tom Morello che con il suo apporto chitarristico, apparentemente lontano da Bruce, riesce invece a coinvolgere e “sporcare” il suono in modo convincente, donandogli una patina graffiante. Il materiale propsoto come detto non è nuovo e dunque c’è ancora l’occasione di ascoltare il sax di Clarence Clemons o l’organo suonato da Danny Federici.

Gli altri membri della band sono tutti presenti: Roy Bittan, Nils Lofgren, Patti Scialfa, Garry Tallent e l’immancabile Steve Van Zandt regalano la consueta prova di concretezza e tiro, segno distintivo del gruppo oramai da anni.

I momenti più convincenti del disco a mio avviso sono anche quelli più intimi, quelli dello Springsteen meno rocker è più canta storie. Un primo assaggio se ne ha con American Skin (41 Shots), scritta tra il 99 ed il 2000 in memoria di Amadou Diallo, un giovane della Guinea ucciso brutalmente dalla polizia a New York. L’atmosfera, il testo drammaticamente trasparente, i colori sonori aggiunti dalla chitarra di Tom Morello ne confezionano una versione forse ancora più pregnante ed appassionata dell’originale.

Sensazioni analoghe scaturiscono da Down In the Hole con Bruce impegnato tra l’altro al banjo ed al mandolino. Di gusto i cori di Patti Scialfa e tra l’altro questo è uno dei due brani che vedono ancora nella line up Clemons Federici. Un classico passaggio intimo e malinconico del Boss che non mancherà di emozionare.

Davvero di qualità la rivisitazione di The Ghost Of Tom Joad, cantata da Morello che completa l’opera con un solo infinito, incandescente e straziante. Una bellissima e storica ballata che rivive e trova nuova linfa in questa versione.

Altra piccola perla è rappresentata dai 4 minuti di The Wall, scritta nel ’98 e rimasta in un cassetto. Un’altro pezzo triste e malinconico, dal testo profondo, con sullo sfondo l’organo di Federici ed una tromba.

Di tutt’altra pasta la vibrante e ritmata Harry’s Place che in origine avrebbe dovuto comparire su Wrecking Ballsuggestivo come sempre il sax di Clarence Clemons e, di nuovo, “pesante” prova di Morello.

Queste le cose migliori, a mio parere, di High Hopes.

I brani rimanenti a dire il vero poco aggiungono alla storia di Springsteen: dalla movimentata title track (cover degli Havalinas) alla conclusiva Dream Baby Dream, cover dei Suicide ben realizzata ma che finisce per perdersi nel calderone di tanti brani simili.

Altra cover (questa volta dei The Saints), Just Like Fire Would ha il pregio di riproporre Bruce e la E Street Band in un passaggio tirato ed arrembante, dal sapore quasi live. Poi una manciata di songs rimaste fuori dalle precedenti uscite: Heaven’s Wall dal ritmo quasi tribale, Hunter Of Invisible Game con il suo andamento morbido, la breve (e prevedibile) Frankie Fell In Love, l’essenziale (ma già sentita) This Is Your Sword.

Alla luce di quanto detto non è facile esprimere una valutazione; se da un lato la qualità dei pezzi rimane sempre oltre la sufficienza è innegabile che si avverta la mancanza di qualcosa. L’idea di mettere insieme questo tipo di raccolta personalmente continua a lasciarmi dubbioso ma, al contrario, credo potrà regalare qualche gioia ai fans “die – hard” del Boss !

Max

commenti
  1. lapinsu scrive:

    I migliori dischi del Boss possono essere visti come dei libri che raccontano una storia ben precisa: ogni canzone è il capitolo del romanzo più completo. Lo stesso Wrecking Ball, pur con qualche difetto sotto il profilo musicale, dal punto di vista narrativo manteneva una coerenza poetica ed una profondità emotiva come pochi altri album della sua discografia. Purtroppo faccio fatica a trovare un filo conduttore narrativo tra le canzoni di High Hopes.

    Alla fine mi torna sempre in mente una frase che ripeteva spesso mio nonno: Apri la bocca solo quando hai veramente qualcosa da dire, altrimenti è meglio che la tieni chiusa.

    Dopo un album poeticamente e politicamente impegnativo come Wrecking Ball ci sta che Springsteen sforni qualcosa di più leggero, però se la leggerezza tende a sfumare nella superficialità allora c’è qualcosa che non funziona.

    PS: ciao e complimenti per il tuo blog!!!!!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...