frontNella scena prog italiana attuale esistono sicuramente gruppi validi, proposte interessanti ma non sono certo molti i musicisti di grosso calibro, quelli che per intendersi se la possono giocare a livello internazionale. In quell’ambito, estremamente ristretto a mio vedere, si colloca a tutti gli effetti Fabio Zuffanti, una delle punte di diamante del progressive nazionale e non solo.

Il musicista genovese a capo di numerose band e progetti (La Maschera di Cera, Finisterre, Höstsonaten, per citarne alcune) torna alla ribalta in questo frangente con il suo nuovo disco solista dal titolo La Quarta Vittima.

Il lavoro ha tratto ispirazione dal libro di Michael Ende intitolato “Lo Specchio nello Specchio”, una raccolta di racconti di ambientazione gotica e surreale e questo, se andiamo ad analizzare meglio, si riflette probabilmente in misura più marcata sui testi che non musicalmente.  

Da questo punto di vista infatti il caleidoscopio sonoro si fa incontenibile e variatissimo, tra momenti puramente progressive di grande ispirazione e passaggi jazz e fusion con qualche accenno funk e/o divagazione “zappiana”.

Non un album strettamente indirizzato dunque, bensì un lavoro dove il poli strumentista (qui in veste di cantante,  tastierista e bass pedals) traccia nuovamente un cammino poliedrico e ricco di contenuti, lontano dagli stereotipi più abusati del genere e, sopratutto, riuscendo a tenere uniti e legare tra loro sette brani all’apparenza poco connessi.

Non Posso Parlare Piu Forte segna una partenza carica di pathos, orientata verso sonorità care al filone del prog sinfonico di matrice inglese ed anche italiana. Poco meno di dodici minuti nei quali però poi esplodono tensioni psichedeliche nel contrasto tra il drumming serrato di Paolo Tixi (Il Tempio Delle Clessidre) ed il flauto arrembante suonato da Gian Marco Pietrasanta.

Inserti massivi di synth e mellotron guidano poi il brano verso un altro approdo, più romantico e lieve, sognante, sino a che la chitarra della brava Laura Marsano (MdC) completa da par suo la deriva melodica e sinfonica per un effetto “pelle d’oca” istantaneo. Cambio di tempo, il sax lacerante in uno scenario di memoria vagamente “canterburyano” precede un nuovo stacco e successiva variazione, per un finale fatto di groove, Hammond sullo sfondo e ritorno in grande stile delle tastiere.

La Certezza Impossibile parte lenta sull’abbrivio del sax, per poi lasciare spazio alla voce di Zuffanti; un testo molto particolare, da seguire con attenzione si dispiega rapidamente ed il brano diventa uno strumentale splendido, atmosfera raffinata nella quale si evidenzia ancora una volta il lavoro magnifico della chitarra. Saverio Malaspina alla batteria colora con numerosi accenti un quadro di rara bellezza. Finale maestoso.

Dopo questo iniziale uno-due di altissimo livello arriva L’Interno Di Un Volto. Accenni di un prog italiano d’antan si affacciano in questo episodio, tra echi de Le Orme ed i bei cori di Simona Angioloni. Il mood è sospeso, drammatico, segnato da suoni e colori tesi e cupi; l’intervento centrale del sax, in un segmento strumentale, prelude alla fase finale in cui FZ declama il testo appoggiando la voce ad una quinta musicale potente ed evocativa.

La title track è la traccia più breve e per certi versi la più controversa. Pezzo essenzialmente strumentale in cui compaiono svariati input; segnali funk per una groove bollente, un flauto quanto mai protagonista assecondato egregiamente da altri fiati, una voce femminile quasi fuori contesto, scatti di reni retaggio del miglior Frank Zappa, con un solo di chitarra acido e graffiante. Una girandola sonora inesauribile.

Sotto Un Cielo Nero, in un paesaggio desolante e macabro, ritrova gradualmente e progressivamente quelle improvvise aperture, quegli squarci repentini tra i più tipici. Ben presto però sono ancora i fiati e le tastiere a sconvolgere il quadro, trascinando il brano in abissi psichedelici. Di qui in poi, tramite l’ingresso tumultuoso del piano..è jazz, è improvvisazione appassionata e coinvolgente, è un mondo di note, di ritmi, di colori e ombre che travolge tutto. Il segmento conclusivo torna su un sentire decisamente progressive, largo e malinconico.

Il Circo Brucia sfrutta un avvio cupo ed ipnotico, in cui il sax svolge la funzione solista su di un tappeto sonoro vorticoso. Suoni angolari, “scomodi” in un certo senso, prendono la testa del brano sino ad un’improvvisa ed ottima accelerazione corale. La voce lontana e dolente di Zuffanti interviene ad accrescere la tensione, prima di una fulminea ripartenza. La sezione finale registra un brusco cambio di ritmo, si acquieta e diviene rotonda e placida, suoni più “tranquillizzanti” e morbidi conducono gradevolmente quasi al termine, prima della ripresa del tema iniziale.

Il colpo da KO arriva sul filo di lana con Una Sera d’Inverno; piano e violino scandiscono, lentamente, uno sguardo assorto e malinconico in una fredda e buia notte invernale prima del cantato. Musica per immagini, brevi flash, in un inesorabile gioco di specchi. Suggestivi accordi del Rhodes conquistano il centro della scena, un perfetto e graduale ingresso di chitarra e tastiere regalano brividi a getto continuo; quando è il turno del solo della chitarra la commozione è inevitabile, si vorrebbe non finisse mai.

Idee e spunti zampillano come lava da ogni traccia, la qualità e la scelta dei suoni sono di alta categoria, a testimoniare la cura certosina con la quale Fabio Zuffanti ha scritto ed inciso questo disco, ben coadiuvato da Rossano Villa. Era molto tempo che un album progressive italiano non mi emozionava a tale punto e questo credo sia il nodo centrale nell’analisi de La Quarta Vittima; la musica “arriva” la dove deve e non lo fa utilizzando solo un canale, bensì “attaccando” le sensazioni da più fronti, riuscendo a travolgermi nell’ascolto.

Bravo Fabio !

Max

commenti
  1. […] Fabio Zuffanti La Quarta Vittima 2014. […]

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