frontHuis 
sono un quintetto canadese, proveniente esattamente dal Quebec e cominciano la loro avventura musicale con Despite Guardian Angels, lungo album di sonorità prettamente neo prog.

A ben guardare però non tutti i partecipanti sono carneadi o illustri sconosciuti, infatti nella formazione troviamo Michel St-Père, chitarrista dei Mystery.

La band si è andata formando gradualmente, ruotando intorno al progetto di Pascal Lapierre (tastiere) e Michel Joncas (basso); pian piano il gruppo si è assestato sino a raggiungere l’attuale formazione.

Da un punto di vista strettamente musicale è chiaro che la presenza di St-Père tende a orientare il suono del gruppo e dunque Mystery ma anche i principali nomi del neo prog inglese sono alla base come termini di riferimento.Il primo pensiero può andare subito all’ennesima ripetizione, in qualche salsa speziata, di un canovaccio oramai consolidato e, talvolta, logoro; alla resa dei conti i canadesi Huis non apportano alcuna novità, si muovono strettamente nell’area di appartenenza ma ciò che fanno…lo fanno bene e questo, al tirar delle somme, non è poco.

Come vedremo, anzi, riescono anche a evidenziare qualche passaggio notevole, a patto di accettare una full immersion di genere senza particolari sussulti.

Unicorn Digital presenta dunque Despite Guardian Angels, un lavoro lungo come dicevo (un’ora e dieci circa) suddiviso in undici tracce; il disco parte piano, piuttosto sotto traccia, per poi prendere quota e riservare le cose migliori nella seconda metà, decisamente più dinamica ed incisiva.

Un lungo prologo pianistico apre per Beyond The Amstel, gradevole pezzo che mostra da subito quali sono le caratteristiche principali del gruppo, chiaramente riferite a band come Marillion, IQ, Pallas. La voce di Sylvain Descôteaux denota il giusto piglio ed un buon appeal.

Buono il breve e mosso passaggio strumentale di Haunted Nights mentre la successiva The Last Journey mette in evidenza il gran lavoro delle tastiere di Pascal Lapierre ma anche una linea melodica prevedibile e un pò fiacca. Pure il solo di St-Père qui pare mancare di fantasia e mordente.

La prima parte di Oude Kerk (strumentale) cerca di creare un’atmosfera dapprima sommessa; poi grazie all’ingresso del basso (Michel Joncas) e della batteria (William Régnier) il ritmo si alza ed innesca nuovamente la chitarra, qui decisamente più reattiva e creativa.

Lights And Bridges si avvia in modo etereo, sospesa sulla voce del singer; il moog da il via ad una breve cavalcata e di qui comincia una sorta di gioco di rimandi, tra sezioni più tirate ed altre maggiormente ovattate in cui i richiami ai Mystery si fanno più netti.

Con Little Anne comincia a mio parere la parte più interessante del disco; questo è uno degli episodi migliori, con buone parti vocali ed un arrangiamento calibrato. Ad una consueta introduzione lenta e graduale si alterna poi uno svolgimento in crescendo, culminante nell’ingresso delle tastiere e con esse della ritmica; bella e suggestiva prog ballad.

If By Morning si modifica nel tempo ed avanza sicura e rotonda; la chitarra di Michel St-Père ricorda da vicino i colori di Rothery mentre nella seconda parte del pezzo tornano le tastiere (e l’ Hammond) a recitare la parte del leone, accompagnando il canto accorato di Sylvain Descôteaux.

La seconda parte di Oude Kerk si riallaccia naturalmente alla precedente; lo schema e la struttura sono simili, una valida espansione strumentale anche come suddivisione di movimenti.

Write Your Name si adagia in uno svolgimento largo e corale, dove l’aspetto melodico, guidato da voce e tastiere, diviene preponderante con un finale in cui anche la chitarra gioca un ruolo di primo piano.

Gran ritmo e notevoli linee del basso per Salvation, probabilmente uno dei passaggi più articolati e complessi, acceso nel finale da un bell’inciso della sei corde.

Garden Of Dust segna il termine ed assolve il compito con gusto, un pezzo elegante e raffinato di grande pathos.

Un trionfo assoluto di tastiere, buone e decisive parti di chitarra, una ritmica dinamica e varia, per una miscela collaudata che risponde perfettamente a quanto richiesto dal genere. Il limite probabilmente si trova proprio qui: Despite Guardian Angels è nel complesso un buon disco e i Huis sono un quintetto ben assortito, in grado di suonare ad un livello ragguardevole. Tutto però è troppo prevedibile, niente esce dal seminato, non c’è un azzardo, una sortita; buona qualità ma, temo, destinato a rimanere prigioniero di molti altri esperimenti simili.

Max

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