frontSi può essere coerenti senza essere obsoleti, paladini di un genere forse datato ma ancora in grado di offrire buone prove; si può essere sulla breccia ormai da sedici anni senza per questo avere smarrito completamente l’entusiasmo, si può trovare finalmente la stabilità della formazione anche dopo tanto tempo (la maturità e l’ esperienza aiutano).

Spunti che a grandi linee servono per tratteggiare cosa possono rappresentare oggi i Primal Fear di Mat Sinner: una band votata da sempre all’ heavy metal che non disdegna qualche incursione nello speed, nella migliore tradizione di grandi gruppi tedeschi e, ancor prima, di veri colossi come Judas PriestIron Maiden.

So che è un parallelo che ricorre spesso ma credo sia imprescindibile parlando della band di Esslingen.Due anni dopo il più che soddisfacente Unbreakable, il quintetto si ripresenta con Delivering the Black, decimo lavoro in studio pubblicato anche questa volta da Frontiers Records, mixato da Jacob Hansen e prodotto al solito dallo stesso Sinner.

I dieci brani in scaletta sono tiratissimi, senza cedimenti dall’inizio alla fine, con in mezzo tra l’altro una immancabile ballad ma sopratutto un lungo brano (sorprendente) del quale dirò in modo più approfondito. Il livello generale dunque si alza,  a dimostrazione del fatto che con passione ed una calibrata regia, la band tedesca riesce ancora a tirare fuori gli artigli.

L’ugola di Ralf Scheepers pare immune da defaillances, il consueto registro alto del cantante continua a mantenere uno standard elevato, così come pare cementata l’intesa tra i due chitarristi, Alex Beyrodt Magnus Karlsson (operativo anche alle tastiere). Buon ultimo Randy Black con il suo drumming potente ed efficace al tempo stesso.

Dieci pallottole conficcate al cuore, questo è il senso di Delivering The Black. Partendo dalla vorticosa King For A Day sino ad arrivare a Inseminoid ritmo velocissimo e tirato allo spasimo, un tipico assalto heavy, i Primal Fear non conoscono altro linguaggio.

Riff e scale si susseguono senza sosta, la batteria si fa spasmodica in Rebel Faction sostenuta dal basso impenetrabile di Mat Sinner; toni più solenni e cupi invece per When Death Comes Knocking, mid tempo ballad costellata da chitarre fiammeggianti e da una prova di grande solidità da parte di Ralf Scheepers.

Alive & On Fire, la title track e Road To Asylum  sono incendiari passaggi heavy metal destinati a divenire trainanti nelle esibizioni live, grintosi e cattivi al punto giusto.

Il brano più lungo, più particolare e probabilmente meglio costruito è come dicevo One Night In December. Pezzo dai riff oscuri e mestosi che vede anche un largo uso di piano, tastiere e ricchi arrangiamenti, in una possibile analogia con gli ultimi Maiden di The Final Frontier. La struttura si fa più composita ma al tempo stesso scorrevole e di sicuro impatto, ottimo episodio.

Un’altra traccia puramente heavy, Never Pray For Justice (aperta dal rumore di una motosega), una drammatica ballata dal titolo esplicativo (Born With A Broken Heart) e con un solo di chitarra fulminante, una conclusione travolgente (Inseminoid) all’insegna dello speed metal.

Credo di poter dire che Delivering The Black si ponga come uno dei capitoli più riusciti nel catalogo dei Primal Fear i quali, con ogni probabilità, hanno trovato la quadratura del cerchio. A dispetto del tempo e di un genere che ha già espresso il meglio, i tedeschi riescono produrre un disco fresco, grintoso e brillante, da ascoltare tutto d’un fiato.

Max

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