Transatlantic (Alcatraz, Milano, 2 Marzo 2014)

Pubblicato: marzo 3, 2014 in Recensione Live Shows
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Serata scoppiettante ieri a Milano in un Alcatraz piuttosto affollato per il concerto dei Transatlantic, impegnati nel tour di presentazione del nuovo album Kaleidoscope e reduci tra l’altro dal successo riportato nel crociera-festival Progressive Nation at The Sea.

L’aspetto che in assoluto più mi ha colpito è stato l’entusiasmo, il desiderio di coinvolgere il pubblico, da parte dei cinque musicisti che si sono dati per poco meno di tre ore senza risparmio, sfoderando tutta la loro energia e classe. Se mai ci fossero stati ancora dei dubbi, il live set di poche ore fa li ha definitivamente spazzati via: i Transatlantic sono ormai una vera e propria band a tutti gli effetti e non un fenomeno episodico come molti super gruppi del passato.

L’intesa cementata negli anni, i quattro album pubblicati ed una palpabile sintonia tra i protagonisti sono divenuti il collante indispensabile, il filo logico lungo il quale si muove il quartetto, allargato ad un quinto elemento per esigenze live; a sostituire l’indisponibile Daniel Gildenlöw, appiedato da un brutto problema di salute, è arrivato Ted Leonard, cantante dei Spock’s Beard.

Certo, ognuno ha il proprio carattere, la propria indole e dunque se da una parte lo schivo Roine Stolt non ha regalato alla folta platea gesti e segnali comunicativi particolarmente tangibili, ha offerto invece una prova magistrale con la sua chitarra, fatta di tanta concretezza e doti tecniche, disimpegnandosi allo stesso modo nelle parti a lui riservate come voce solista.

Pete Trewavas, il bassista-folletto dei Marillion, ha trovato ampie praterie e spazi nei quali incidere con il suo basso, dovendo oltretutto interfacciarsi con un compagno di reparto a dir poco effervescente. Lo stesso Ted Leonard, con ancora poche uscite live insieme alla band alle spalle, ha dimostrato buona presenza scenica e completezza, ricoprendo pure il ruolo di chitarra ritmica e tastiere aggiunte.

Poi i due front man per antonomasia e cioè Neal Morse, sempre sorridente e padrone del ruolo di voce solista, tastiere e chitarra acustica e Mike Portnoy, assolutamente incontenibile come batterista ed autentico mattatore-trascinatore, arringando il pubblico, lanciando bacchette a destra e a manca e sciorinando un drumming d’alta scuola, mantenendo un ritmo infernale sino alla fine (l’ho visto scendere dal palco stremato).

La scaletta ovviamente è stata incentrata su Kaleidoscope, le cui due suite Into the Blue e la omonima hanno rispettivamente aperto e chiuso il set, confermando la prima tutto quanto di buono avevo potuto scrivere in sede di recensione e convincendomi molto di più la seconda. La pacifica e crescente Shine, Black as the Sky e l’evocativa Beyond the Sun hanno fatto risuonare la location milanese di ottime vibrazioni, superate forse da alcuni passaggi della band divenuti ormai classici quali il medley tratto da The Whirlwind oppure vecchi cavalli di battaglia come My New World e We All Need Some Light ma, sopratutto, una arrembante Stranger in Your Soul durante l’encore.

Difficile chiedere di più a questi ragazzi che, ripeto, si sono dati anima e corpo e che credo avrebbero volentieri sforato l’orario di chiusura concordato. Continua dunque l’avventura dei Transatlantic, band di grandissimo livello,  a dimostrazione del fatto che anche oggi c’è chi sa fare grande musica a dispetto di chi sostiene perennemente il contrario.

Max

commenti
  1. Alessandro scrive:

    Ero ovviamente presente. Concerto al solito assolutamente memorabile e di altissimo livello tecnico/esecutivo, con un Portnoy, se ancora ci fosse bisogno di ribadirlo, davvero rinato artisticamente dopo l’abbandono della band madre. Nulla da aggiungere alla perfetta disamina di Max, mi permetto solo di aggiungere una cosa: concerto leggermente inferiore a quello del 2010 del Whirlwind tour per la presenza, domenica sera, di qualche ‘pecca’ (certo, forse pretendo troppo io, ma ormai questi personaggi ci hanno talmente abituato bene che anche la minima sbavatura, per un nerd come me, viene notata), soprattutto da parte di Morse e di livello tecnico (qualche volume un po’ sballato qua e là), ma ben vengano gli errori a dimostrazione del fatto che abbiamo pur sempre a che fare con esseri umani, mostruosi ma pur sempre umani…
    Diciamo che la differenza maggiore tra questa serata e quella di 3 anni e mezzo fa è stata data dalla maggior rilassatezza sul palco dei performers e dall’aver puntato di più sul lato entertainment e coinvolgimento del pubblico. Highlight della serata: We all need some light, da pelle d’oca.
    Grazie per lo spazio!
    Alessandro

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