frontNon solo e non proprio una semplice recensione, più che altro un piacevole “repechage” di una band appartenente al neo prog degli anni ’80 che si reputava scomparsa da lungo tempo. Invece, con grande sorpresa, ho scoperto questa nuova uscita dei tedeschi Amenophis, divenuti frattanto un quartetto.

Bisogna effettuare un grande balzo nel passato per andare a recuperare le orme di questo gruppo, probabilmente minore in quella scena ma non per questo dotato di proposte poco interessanti. Nel solco di una tradizione (sopratutto allora) consolidata la band di Michael Roessmann si muoveva nell’ alveo del symphonic prog e tra il 1983 e il 1988 incise due album; il primo (Amenophis) molto valido ed un secondo (You and I) che lasciò invece scarse tracce di rilievo. Poi..lo scioglimento ed il silenzio sino a questo inaspettato ritorno; la formazione si è ridotta  ed è mutata in alcuni elementi ma le linee guida sono rimaste grosso modo quelle dell’epoca. Dunque atmosfere immerse nei suoni del neo prog ottantiano (Pallas) con un occhio rivolto al nobile passato di Genesis, Camel Yes.

L’attuale line up comprende il già citato e fondatore Michael Roessmann (chitarra), Kurt Poppe (tastiere), Wolfgang Vollmuth (basso, chitarra acustica e 12,  voce) e Karsten Schubert (batteria, new entry).

Time, inciso a Monaco e pubblicato da Musea Recordssnocciola letteralmente dieci brani per una durata di un’ora circa, andando a ricercare i suoni e i colori di quel tempo; è un’operazione nostalgica da una parte ma al tempo stesso condita dal grande entusiasmo di una reunion forse anche imprevista.

Meno che mai in questa occasione si può pretendere qualcosa di nuovo o di originale ma tra i solchi di una qualità comunque accettabile spiccano alcuni passaggi interessanti, ben costruiti ed eseguiti in modo davvero piacevole; tra questi segnalo senz’altro l’apertura con The Overdue Overture, dall’incedere in pieno Camel style, la successiva The Sandglass Symphony (uno dei momenti più felici con una bella parte di chitarra), le dolci Some Times The Wheel of Time, la lunga e conclusiva Avalon.

Con ogni probabilità Time è condannato a rimanere un disco destinato ai “duri e puri”, agli irriducibili del prog interpretato come qualche decade fa; come detto non contiene novità o colpi di scena ma testimonia comunque il gradito e curioso ritorno degli Amenophis, band che ha popolato il fitto sottobosco del genere.

Max

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