Intervals A Voice Within 2014

Pubblicato: marzo 10, 2014 in Saranno famosi
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frontA tutti gli amanti del prog metal e, perché no, del djent meno estremo suggerisco di dare una chance e tenere d’occhio i canadesi Intervals, al debutto con un album intitolato A Voice Within; disco particolare, cresce un ascolto dopo l’altro e pur tra qualche piccola ingenuità si fa apprezzare per le sue caratteristiche, non sempre e propriamente “allineate” con tutti i dettami più ortodossi del genere.

La storia della band è comune a molte altre (a quelle latitudini); quattro ragazzi di Toronto, provvisti di talento, formano un gruppo e cominciano a mettere insieme un piccolo repertorio, dal quale scaturisce un primo EP. Molte serate nei clubs, un secondo EP ed un tour a supporto dei Between The Buried And Me. Infine l’incisione di A Voice Within ed un nuovo tour, questa volta come spalla di Protest The Hero TesseracT.
Una rapida e costante ascesa che ha permesso loro di mettersi in evidenza come un combo giovane, vitale e fresco, dotato di buone idee ed in grado di suscitare interesse. Il quartetto è capitanato dal chitarrista e compositore Aaron Marshall, cui tengono compagnia Lukas Guyader (chitarra), Anup Sastry (batteria, già con Jeff Loomis) e Mike Semesky (voce). Quest’ultimo in origine era il bassista, poi ha optato per un cambio di ruolo ed il suo posto, sul palco, viene ora occupato dal membro aggiunto Henry Selva.

Dopo le presentazioni di rito passo rapidamente alla descrizione di A Voice Within, disco composto da nove brani nei quali compaiono spunti di più paesaggi sonori; accenni di elettronica, assalti djent, trame intricate del prog metal vengono sapientemente centrifugate, ottenendo un risultato curioso ed interessante.

La partenza a razzo con Ephemeral offre subito il polso della situazione; grandissimo tiro, una sezione ritmica in grado di muoversi velocissima e su più livelli, un impianto melodico immediato ma non per questo “facile” o scontato. I riff delle chitarre in questo caso sono probabilmente quelli “dovuti” ma come approccio ritengo vada bene così. Il timbro di Semesky è piuttosto particolare, a tratti monocorde e dunque, come si può constatare proseguendo, può divenire l’unico punto debole.

Nella successiva Moment Marauder infatti è proprio la voce del cantante a “staccare” poco sul pezzo precedente mentre l’impalcatura sonora si distingue invece per una maggiore stratificazione ed alcuni accenni quasi “fusion”.

Dopo un momento convulso e lanciato a tutta velocità (Automaton), è il turno di uno degli episodi più tecnici e complessi, The Self Surrendered. Qui qualche analogia con il sound di Periphery BTBAM affiora in modo più netto e deciso, la struttura si fa molto più densa e aggrovigliata per poi aprirsi letteralmente nella seconda parte, melodica e drammatica.

Il brevissimo (ma gustoso) interludio strumentale Breathe è una meritata pausa prima di affrontare la tiratissima The Escape; a seguire la traccia che più mi ha entusiasmato, Atlas Hour. Grande spazio per le chitarre ed un andamento incandescente, con frequenti cambi di ritmo; qui il singer offre probabilmente la prova migliore, fatta di molta intensità ed impeto. Uno stop repentino apre per la seconda sezione, melodica e strumentale.

Un nuovo assalto, frontale e diretto (Siren Sound) precede la chiusura affidata alla title track, ultimo attacco della serie da parte della band dell’Ontario.

Tanta potenza, tanta grinta, ritmi esasperati ma…una linea melodica, spesso anche malinconica, non manca mai. Pare di capire che le molteplici esperienze live a supporto di quotate band abbiano già conferito agli Intervals quel “quid” necessario per attirare l’attenzione. A Voice Within è un esordio che a mio avviso non passerà inosservato. Consigliato.

Max

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