frontRicordo che da ragazzo quando mi accostavo a gruppi sconosciuti indugiavo molto sulla copertina, quasi che potesse essere o meno fonte di ispirazione per l’eventuale acquisto. Ovviamente col tempo si verifica che non sempre è così, non la si può ritenere un’equazione perennemente possibile; certo è che osservando la cover di Wanted, nuovo lavoro dei RPWL, le sensazioni che ne derivano non sono tra le più entusiasmanti.

I cinque progster tedeschi infatti sono ritratti proprio come dei ricercati, rimandando un’idea di pochezza e squallore davvero disarmante.

Ad ogni modo i bavaresi presentano il loro sesto lavoro in studio, dopo una carriera cominciata nei primi anni come cover band dei Pink Floyd; strano a dirsi ma il meglio hanno cominciato a offrirlo proprio incidendo del materiale originale, raccogliendo buoni consensi ed apprezzamenti.Va subito evidenziato, a beneficio di chi non li conoscesse, che i ragazzi di Freising non si sono mai distaccati completamente dal ceppo musicale di origine, anzi, hanno potuto fare affidamento sullo stile chitarristico di Kalle Wallner molto affine (ovviamente) a quello di David Gilmour e al tempo stesso sul timbro caldo e la presenza scenica del front man Yogi Lang. Il cammino discografico probabilmente ha raggiunto l’apice due anni fa, in occasione dell’uscita di Beyond Man And Time e personalmente da Wanted mi attendevo un ulteriore balzo in avanti; devo dire subito che così non è stato.

Le dieci tracce che compongono il Cd sono legate tra loro da uno spunto, un’idea abbastanza originale: il personaggio di riferimento infatti è Giuseppe Garibaldi, grandissimo appassionato ed ammiratore dell’antica Grecia, il quale venne a conoscenza di un documento in cui Platone studiava il lavoro di Ippocrate. Questi aveva scoperto la formula per un preparato in grado di trasferire lo spirito, l’anima in un mondo reale, praticamente perfetto, e dunque sorgeva il quesito se l’umanità fosse pronta per questo regalo…

Come si vede la partenza è senza dubbio originale, pronta  ad offrire svariate soluzioni di testo e musicali. Invece a mio avviso è proprio qua che “casca l’asino”; non siamo davanti ad un brutto disco, intendiamoci, ma ci sono a mio avviso delle carenze oggettive.

Innanzitutto mancano quel paio di pezzi letteralmente trascinanti cui i tedeschi ci avevano abituato, forse il solo Misguided Thought ne è pienamente all’altezza. La formula continua per lo più a rimanere stabile, invariata e dunque i richiami al gruppo di riferimento si sprecano; ma il dato peggiore emerge proprio in quelle fasi in cui i RPWL scelgono (giustamente) una strada più personale, meno dipendente. Si evidenziano allora sonorità elettroniche, cupe e distorte, che faticano non poco a legare con il resto dell’impianto.

Sin dalle prime note di Revelation è facile cogliere questo aspetto: un sound indurito e scuro si muove su di un tappeto di tastiere steso da Markus Jehle. Una sezione centrale decisamente più “floydiana” precede la ripresa del tema iniziale; strumentale atipico per la band, comunque di interesse.

Il basso pulsante di Werner Taus introduce la voce profonda di Yogi in Swords And Guns;  l’andamento del brano è molto cupo, interrotto da dei brevi crescendo melodici ma per come è stato costruito a mio parere risulta troppo lungo (9 minuti). Il segmento migliore è quello dell’epilogo, carico di atmosfera.

Un breve passaggio strumentale (A Short Cut Line) in cui è ancora l’elettronica a occupare un posto di rilievo ed è il momento della title track segnata da una discreta groove. La linea melodica però è davvero scialba, scontata, un passaggio di cattivo A.O.R.

Sin qui non un granché, poca cosa davvero. Fortunatamente con Hide And Seek le cose cominciano a migliorare, tornando perlomeno accettabili; una sorta di ballad semi acustica e poi psichedelica, con una costruzione che diventa molto mossa grazie al lavoro delle tastiere e di una ritmica molto presente.

In Disbelief comincia finalmente a farsi sentire la chitarra di Wallner, sin qui un pò in ombra. Pezzo dall intenzione carica e cattiva, sincopato, che riporta gradualmente la voce di Lang ed il suono della chitarra nei paraggi…del Maestro.

Come accennato, con Misguided Thought arriva finalmente una zampata, uno di quei brani che hanno reso celebri i RPWL; gli ingredienti sono ben noti, sempre quelli ma brani così non mi stancherei mai di ascoltarne. Una ritmica puntuale e non troppo invadente, la voce di Yogi Lang particolarmente ispirata e poi…tanta chitarra.

Il ritorno di suoni sintetizzati per aprire Perfect Day, un episodio accostabile ai PF dell’era post-Waters. Buon ritmo, tanta presenza del singer però, a ben vedere, il refrain è nuovamente debole.

The Attack, undici minuti circa, è il brano più lungo e pur mantenendo una qualità più che dignitosa una sintesi maggiore avrebbe giovato. Il tema iniziale, ben calato nel repertorio della band, si sviluppa lentamente sino all’ingresso della chitarra, libera di colorare il pezzo a piacimento.

Chiude il cerchio A New Dawn, un passaggio morbido e aderente al sentire più autentico della band, acustico nel primo segmento e decisamente elettrico nel secondo.

Un album a due facce dunque ma nel complesso Wanted non mi convince. A una partenza stentata e in certi episodi scialba segue a dire il vero una seconda parte migliore, più decisa e stimolante ma ci sono troppi vuoti, troppe pause e le sonorità alternative a quelle consuete mi lasciano piuttosto perplesso. Per RPWL un passo indietro, francamente mi aspettavo di più.

Max

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