frontSuccessivamente alla pubblicazione di XXX (2012) Steve Howe ha gettato la spugna, abbandonando gli Asia per concentrarsi esclusivamente sugli Yes e la discografia solista. Poco meno di due anni dopo il quartetto si ripropone con Gravitas, quattordicesimo album in studio che segna l’ingresso del giovane chitarrista inglese Sam Coulson.

Una perdita non da poco per il super gruppo e alla luce delle ultime uscite (PhoenixOmegaXXX), una più deludente dell’altra, non c’è molto da stare tranquilli.

Da molti anni a questa parte infatti John Wetton e soci hanno radicalmente spostato il loro sound, abbandonando quasi completamente le poche trame progressive rimaste per abbracciare in toto sonorità A.O.R. o addirittura pop rock.Il problema è emerso proprio in merito alla qualità del song writing, più che del genere; troppo spesso infatti Wetton Geoff Downes hanno messo in scena partiture scialbe, sia nei testi che negli arrangiamenti, fatti di bei suoni ma estremamente prevedibili e scontati.

Padroni di una formula vincente da un punto di vista commerciale, gli Asia nonostante la grandissima qualità degli interpreti mantengono stabile la loro direzione, sin qui senza ripensamenti e se i numeri danno loro assolutamente ragione, credo invece che possano scatenare molti rimpianti tra gli appassionati più esigenti.

Tornando alla stretta attualità Gravitas viene pubblicato da Frontiers Records, scritto e prodotto dagli stessi Wetton Downes; composto di nove tracce, ricalca in buona parte lo schema costruttivo dei precedenti. Dunque una raccolta di brani legati tra loro da un filo invisibile nei quali oltre alla magnifica presenza vocale dell’ex King Crimson svettano le tastiere (onnipresenti) di Downes, il drumming preciso e metronomico di Carl Palmer e, buon ultimo, il contributo di freschezza ed entusiasmo fornito dal nuovo arrivato.

Armonie vocali e cori in abbondanza, suoni talora ridondanti e ritornelli molto radio-friendly sono da tempo un marchio di fabbrica ed anche in questa occasione i quattro poco se ne discostano.

L’album a mio parere vive di due fasi, due momenti diversi tra loro; nella prima tranche di pezzi gli Asia offrono il meglio, cercando di strutturare maggiormente il suono e andando, ogni tanto, a ripescare qualcosa dalle lontane origini progressive. Si tratta di brevi pennellate, flash immediati e brevissimi ma che indubbiamente conferiscono quel quid in più, tanto da elevare alcuni brani al livello del meglio prodotto negli ultimi 6/7 anni.

La seconda parte, da Heaven Help Me Now sino al termine, vede precipitare la qualità dei brani nel mare dell’ovvio e del già sentito, suscitando un notevole senso di noia e apatia.

Procedendo con ordine non è male la partenza affidata a Valkyrie (che in origine doveva essere il titolo del disco); non c’è traccia di qualcosa di nuovo o di diverso dal passato ma per lo meno il pezzo gira bene, rotondo, puntando ancora una volta sulle qualità interpretative di John Wetton e sul solo di presentazione di Sam Coulson.

La title track si pone come il segmento più impegnativo con i suoi otto minuti; l’intro orchestrale di Downes risulta di grande effetto, tutto quanto segue un pò meno, nel senso che la band va a ricercare subito melodie e riff di “pronto consumo”, impatto sicuro ed immediato ma di scarsa sostanza. L’epilogo, quanto meno, ritrova una buona atmosfera.

The Closer I Get To You rappresenta forse il momento migliore; il bassista/cantante pare particolarmente ispirato, il gruppo proiettato verso una meta sonora di più alto livello. Impasti vocali da brivido, cura e pulizia negli arrangiamenti, un andamento crescente da cui scaturiscono buone sensazioni ed un nuovo breve e coinvolgente solo della chitarra.

Altro discreto episodio è Nyctophobia; tutto al solito è molto semplice, immediato, non vengono contemplate soluzioni particolarmente ardite o complicate ma il pezzo almeno ha il pregio di essere gradevole, scorre bene.

Con Russian Dolls si chiude come detto il meglio contenuto in Gravitas; atmosfera malinconica, sonorità cariche di pathos e l’inimitabile timbro del cantante ne fanno una traccia sicuramente godibile (per poche battute si può riassaporare anche il Wetton bassista).

Segue poi un poker di brani, una quaterna “letale” all’ascolto: Heaven Help Me Now (ove si eccettui l’epica orchestrazione di Downes), I Would Die For YouJoe Di Maggio’s Glove Till We Meet Again fanno calare vertiginosamente la tensione, uguali a decine di altri brani composti dal gruppo in precedenza.

Siamo dunque alle solite, nel senso che oramai il sacro fuoco del rock non alberga più negli Asia da lungo tempo. Gravitas non aggiunge niente di rilevante alla loro discografia, altro che la percezione dello stile chitarristico diverso di Sam Coulson; sono certo che il Cd registrerà numeri consistenti di vendite, la band può contare su un folto seguito in tutto il mondo.

Da un punto di vista strettamente musicale, personalmente, lo ritengo l’ennesima delusione, tanto talento sprecato per un lavoro assolutamente routinario. Qualche sprazzo di classe qua e la, qualche bagliore improvviso…ma è troppo poco.

Max

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