frontGli statunitensi Cirrus Bay giungono al loro quarto disco, pubblicando il nuovo The Search For Joy.

Segnalo volentieri questa uscita perché la band americana, nel bene e nel male, è autrice di un neo prog abbastanza singolare e curioso, pur se inevitabilmente contaminato da grandi esperienze del passato (Renaissance, Camel, certo Canterbury sound e in misura minore Genesis) e del presente (Spock’s Beard).

La peculiarità del loro sound sta nel fatto di fondere letteralmente l’ispirazione di matrice inglese con accenti e dinamiche più proprie del prog di oltre oceano; gran parte del loro impatto gravita intorno alla voce femminile di Sharra Acle, dominatrice incontrastata della scena con una presenza costante.

Da un punto di vista strettamente musicale la loro è una proposta interessante, molto gentile ed aggraziata che però non fa mancare stimolanti e complesse tessiture.

Il sound si è evoluto dagli esordi, pur rimanendo melodico e sofisticato; il ruolo di voce leader ora si è spostato verso la figura di Anisha Norflet, già chitarrista e seconda voce del gruppo mentre Sharra Acle si è ritagliata uno spazio da solista in sole due tracce. Restano saldamente ai propri posti il co-fondatore Bill Gillham (chitarre, tastiere, mandolino) e il batterista Mark Blasco mentre fa il suo debutto nella formazione Sarah Sanderson (viola).

I ritmi si mantengono in buona parte blandi, morbidi, mai troppo intricati o aggressivi ma non mancano comunque rapide impennate a ravvivare un quadro altrimenti sin troppo idilliaco.

The Search For Joy è un lavoro piuttosto lungo, un’ora abbondante in cui i Cirrus Bay sciorinano il miglior progressive sin qui da loro prodotto; potrebbe essere proprio questo l’album per diffonderne maggiormente la conoscenza poichè a mio avviso risulta nettamente più completo e convincente dei precedenti.

Anche il contributo dei due Thieves’ Kitchen (Amy Darby Phil Mercy), seppure marginale da un punto di vista quantitativo, concorre a rendere più pieno e variegato il lavoro e di questo, probabilmente, avevano necessità i CB ; tra le otto tracce presenti ci sono momenti ottimi, alcuni buoni, altri magari un pò ripetuti ma non ci sono passaggi a vuoto.

Partendo proprio da questi ultimi forse i due episodi meno entusiasmanti sono Cotton Skies The August Zone, i due brani più brevi in programma e quelli più vicino alla forma canzone. La prima, unendo tra loro riverberi di Camel, Renaissance e…Beatles, si pone come un pezzo non da disdegnare, con degli apprezzabili vocalizzi di Anisha Norflet ed un bel intermezzo di tastiere ma resta come schiacciata tra…carichi più pesanti.

L’altra vive di uno spunto melodico felice e brioso, di una nuova prova all’altezza della Norflet ma risulta troppo poco strutturata, nonostante il prodigarsi delle tastiere.

Esauriti rapidamente gli aspetti meno avvincenti non resta che sottolineare quelli positivi; l’introduttiva Song Of The Wind è un vivace e composito ritratto che mostra la crescita e la maturazione della band. Un bell’intreccio tra la chitarra acustica e l’elettrica, una ritmica pulsante ma al tempo stesso misurata ed il registro angelico della cantante sono tutti elementi in grado di catturare l’attenzione all’istante. Scenari in costante mutamento, cambi di ritmo, cura dei dettagli; non emergono particolari virtuosismi tecnici ma la forza dell’insieme è il vero propulsore del brano e l’ingresso della viola, ad aprire la sezione finale, è davvero suggestivo.

Allo stesso modo è possibile esprimere concetti simili per la conclusiva Learning To Fly, altro frammento rilevante che tra l’altro contiene nella parte conclusiva un buon assolo alla chitarra di Phil Mercy, dopo una robusta parentesi di tastiere.

Buona qualità e atmosfere piacevolmente delicate tra i solchi delle altre tracce.  Me and Wokara (può ricordare anche qualcosa dei Magenta), Out of the Box che vede il felice ritorno di Sharra Acle come voce solista e la viola della Sanderson di nuovo all’opera, Waking Wild in cui alla Acle si aggiunge la voce di Amy Darby per un connubio molto riuscito, A Door Into Yesterday, bello strumentale nel quale riecheggia inizialmente qualche antica rimembranza degli Yes. 

Con The Search For Joy Cirrus Bay hanno composto il loro miglior disco, si percepiscono nettamente un accuratezza ed una maturazione ad un livello superiore rispetto al passato. C’è una discreta quantità di idee e varietà di temi musicali, l’avvicendamento come voce solista mette in evidenza le qualità angeliche (forse però un pò monocordi) di Anisha Norflet.

Per chi non li avesse mai ascoltati, questo è l’album giusto per prenderne contatto.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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