Druckfarben Second Sound 2014

Pubblicato: marzo 27, 2014 in Saranno famosi
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frontPer pura coincidenza ultimamente mi sono trovato a parlare di gruppi come The WatchRPWLGlass Hammer, accomunati dalle origini di cover band; strano destino quello di questi gruppi, spesso in difficoltà a staccarsi dal suono madre anche quando intraprendono un proprio percorso. Poi, naturalmente, c’è chi riesce meglio a caratterizzarsi, chi meno e chi proprio (evidentemente) non ce la fa.

Non sono ancora riuscito a capire se si tratti di una scelta, non del tutto comprensibile, o piuttosto di paura e/o incapacità di librarsi autonomamente in volo, pur rimanendo nell’alveo del genere; fatto sta che ci sono delle realtà davvero monolitiche in questo senso e, alla lunga, restano da capirne le ragioni.

Un caso emblematico è quello rappresentato dai canadesi Druckfarben, nati come cover band degli Yes anche se inizialmente nel loro repertorio includevano altri classici del passato (E.L.P.Genesis, Gentle Giant, Kansas, Rush).

Dopo la consueta gavetta i cinque di Toronto hanno pubblicato l’album eponimo di esordio (2011) e oggi ci riprovano con il secondo lavoro in studio intitolato Second Sound.

Phil Naro (voce), Peter Murray (basso e voce), Troy Feener (batteria), Will Hare (tastiere) e Ed Bernard (chitarre, violino e voce): questa la corrente line up.

Studi classici per il tastierista, un impianto vocale formato da un solista e due backing vocals di sostegno, una sezione ritmica molto articolata con il basso in grande evidenza, solo di chitarra e tastiere a profusione, una voce solista abbastanza affine a quella..”di chi di dovere”; inoltre, a corredo di tutto ciò, una notevole cifra tecnica e l’amore viscerale per partiture complesse e stratificate. Gli elementi per replicare gli Yes ci sono davvero tutti ed è quello che puntualmente accade in Second Sound.

A ben guardare è vero che compaiono anche altri richiami storici che sono tra quelli citati in precedenza ma l’imprinting, non si può assolutamente sbagliare, è quello di Squire e compagnia, in alcuni momenti anzi rasenta il vero tributo.

Io probabilmente sarò monotono e certo il passare degli anni non mi giova ma la domanda che mi pongo in questi casi è sempre la solita; perché ? I Druckfarben dispongono di talento e tecnica in misura non indifferente, dunque perché (sopratutto al secondo disco) non provare ad aggiungere qualcosa di proprio ? Resta questo per me un mistero insondabile nè voglio credere che una brigata così talentuosa non possieda al proprio arco un song writing più che accettabile e, sopratutto, proprio.

Esaurito lo sproloquio, Second Sound di per sé è un ottimo album di progressive rock che mette in risalto qualità non indifferenti del quintetto, in certi passaggi realmente trascinante; l’inizio strabiliante di An Answer Dreaming è un perfetto esempio delle qualità sulle quali la band canadese può fare affidamento. Una sezione strumentale introduttiva cui mancano solo i fuochi artificiali anticipa l’ingresso della voce di Phil Naro e poi dei cori. Dopo pochi minuti il quadro è chiarissimo, pare di essere proiettati indietro dalla macchina del tempo, le somiglianze con la band di Jon Anderson sono addirittura inquietanti.

Gran ritmo e soli debordanti di chitarra e tastiere per la seguente In Disbelief mentre l’entrata in scena del violino in Dandelion contribuisce ad evidenziare maggiore originalità da parte dei Druckfarben. Con Liberated Dream si mette in mostra un lato più personale del combo canadese, merito sopratutto del grandissimo ritmo impresso dal basso e da polifonie vocali incrociate che caratterizzano molto il pezzo; grande atmosfera (con “qualche” eco Genesis) per Long Walk DownSurrounds Me segnala nuovamente una ritmica scoppiettante e una tendenza (gradita) a partire per una tangente musicale che va ad unire prog e fusion, prima di un epilogo ispirato alla consueta matrice.

Una chitarra acustica annuncia Another Day, passaggio tecnicamente di pregio ma che rimane troppo avviluppato nel solito schema e poi, per concludere, la suite che non può mancare, i diciotto minuti della title track.

Di nuovo il violino a guidare il brano, accompagnato dal piano e dalla solita effervescente sezione ritmica; il brano prende quota, si aggiungono la voce di Naro e i cori a supporto, siamo nuovamente in piena Yes-mania ! Fasi diverse si succedono, segmenti strumentali nei quali brillano parti solo emozionanti, una traccia della quale non si può che dire bene.

Progressive sinfonico, magniloquente e molto dinamico, questo il tratto distintivo del sound dei DruckfarbenSecond Sound è in definitiva un disco del quale si può dire tutto e l’esatto contrario, dipende da quale punto di vista lo si ascolta e osserva. Se si riesce ad estraniarsi da qualsivoglia influenza/interferenza del passato è sicuramente un album molto bello, pieno, con rarissimi cali di tensione.

Se invece lo si assimila innescando gli inevitabili e numerosi richiami del passato (un passato preciso e con un nome) le cose cambiano; paradossalmente proprio in quei pochi momenti in cui la band prova a sfoderare qualcosa di più personale.

Una moneta a due facce, ognuno scelga la propria.

Max

 

 

 

 

 

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commenti
  1. Ed Bernard ha detto:

    Max, thank you for the review. Very perceptive comments. i agree with you. This is the kind of critique we can learn from.
    Ed Bernard

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