Elephants Of Scotland Execute And Breathe 2014

Pubblicato: aprile 6, 2014 in Saranno famosi
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frontSpesso ho avuto modo di sottolineare come oggi davanti ad una quantità infinita di nuove proposte possa accadere che, nonostante la curiosità e la buona volontà, alcune di esse possano sfuggire; praticamente impossibile coprire tutte le nuove uscite ed è quello che giusto un anno fa mi è successo con il primo album dei Elephants Of Scotland (Home Away From Home).

Rimedio adesso dato che il quartetto americano, forte di positivi riscontri, ha già pubblicato il secondo capitolo intitolato Execute And Breathe.

La band dal moniker curioso proviene dal Vermont ed ha alle spalle una genesi simile a quella di tante altre; una grande passione per il progressive ed il neo prog con riferimenti ai più classici gruppi interpreti delle due stagioni; pur provenienti da esperienze musicali diverse hanno trovato in questo genere il loro comune denominatore.Adam Rabin (voce e tastiere) è la vera anima della band, coadiuvato da Ornan McLean (batteria), Dan MacDonald (basso) e John Whyte (chitarra e voce). Rush da una parte e Marillion dall’altra le principali muse ispiratrici, a generare un sound che comprende il lato più dinamico e strutturato del prog di oltre oceano e le linee melodiche più accattivanti di quello inglese.

Execute And Breathe è un lavoro coeso, formato da otto tracce che mettono in evidenza un’ insospettabile padronanza dei propri mezzi per un gruppo giunto solo al secondo disco.

Basso e batteria in grandissima evidenza per la scoppiettante A Different Machine, una partenza davvero lanciata in cui la band mostra immediatamente le proprie credenziali. Ritmo incalzante, cambi frequenti, stacchi perentori e ripartenze improvvise. L’unica nota in parte stonata la ravviso nella voce di Adam Rabin, il cui timbro non è esattamente tra i più convincenti.

Un abbrivio vagamente crimsoniano, poi un’apertura verso sonorità anni’80.The Other Room così si annuncia, lasciando spazio a sporadici inserti della chitarra, mantenendo sempre in primo piano la ritmica.

Accordi di piano introducono Amber Waves, colorata ancora una volta da una infinità di accenti della batteria e possenti linee del basso. Sono dapprima le tastiere e poi una chitarra acustica a disegnare il tessuto melodico ma l’architettura del brano poggia decisamente sul versante ritmico.

TFAY vive di un poderoso avvio strumentale su cui si innesta il cantato di Rabin, un segmento tirato molto Rush style tanto che la voce del cantante-tastierista cerca punti di contatto con quella di Geddy Lee.

Abbrivio cupo ed inquieto per Boxless; poi, di nuovo le pelli in bella evidenza per una bella groove col basso. La melodia stenta un pò a decollare (piatta) ma è la parte ritmica a confermarsi punto di forza; una maggiore incisività della chitarra probabilmente gioverebbe.

Segue la mini suite Endless divisa in due parti: la prima, più breve, riesce finalmente a bilanciare al meglio melodia ed armonia. Tastiere e chitarra si ritagliano maggiore spazio e l’andamento mosso e variato della ritmica provvede al resto, ottimo passaggio strumentale. La seconda sezione si compone invece di una prima parte quieta, quasi di attesa, per poi aumentare decisamente i giri con un ritmo ipnotico. Nuovamente una pausa in cui le tastiere disegnano arabeschi sonori, quindi un successivo cambio di ritmo, sino alla chiusa affidata solo al piano.

Ultimo brano in programma, Mousetrap, completa la scaletta con un ulteriore riferimento al sound dei Rush, arricchito da pregevoli interventi delle tastiere di Rabin, in particolar modo nella seconda parte.

C’è del buono dunque in questo nuovo album dei Elephants Of Scotland. Le origini statunitensi sono evidenti, dunque un prog non molto sinfonico né romantico ma invece incline ad un certo dinamismo, con la sezione ritmica protagonista. Buoni spunti anche se per il momento pagano pegno a grandi del passato ma in ogni caso Execute And Breathe è un disco da non sottovalutare; peccato solo per la voce non entusiasmante.

Max

 

 

 

 

 

 

 

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