Black Label Society Catacombs Of The Black Vatican 2014

Pubblicato: aprile 7, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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frontZakk Wylde oltre a essere un ottimo chitarrista (per eventuali referenze domandare a Ozzy Osbourne) è pure uno scaltro compositore, come spesso ha dimostrato con i suoi Black Label Society. Mischiando tra loro elementi heavysludgedoom e aggiungendo un pizzico di southern rock la band californiana ha creato nel tempo un vero e proprio marchio di fabbrica, cui non si sottrae il nuovo (e nono) album intitolato Catacombs Of The Black Vatican.

Il “format” non viene mutato di molto nemmeno in questa occasione, così da confezionare un disco non adatto ai patiti del metal estremo ma perfetto per chi invece preferisce spaziare tra più versanti nel genere.

Devo spendere due parole preliminari su gruppo, la cui ultima uscita (Order of the Black) datava ormai 2010. Chad Szeliga, poco dopo, è divenuto il nuovo batterista, rilevando il posto di Mike Froedge. Allo stesso modo anche il secondo e storico chitarrista Nick Catanese ha abbandonato la band, sostituito da Dario Lorina.

Una pseudo rivoluzione dunque, dalla quale è rimasto incolume, oltre naturalmente a Wylde, il solo bassista John DeServio. L’irrequietezza è l’instabilità sono da sempre un tratto distintivo del combo di Los Angeles, basti pensare che dal 1999 ad oggi si sono avvicendati ben sei batteristi e cinque bassisti, tra i quali vale la pena ricordare Robert Trujillo. 

Viene da pensare che oltre a probabili divergenze caratteriali, il chitarrista e cantante abbia necessità di rinnovare continuamente l’entourage per mantenere vivo il fuoco della creatività; spesso questo può tramutarsi in un azzardo ma nel caso dei Black Label Society e nello specifico del nuovo disco, l’alchimia funziona.

Pubblicato da eOneMusicCatacombs Of The Black Vatican suona vario e bene, coprendo come detto un ampio spettro metal.

Partenza forte con Fields of Unforgiveness, molti remembering della lunga militanza con Ozzy e intricati fraseggi di chitarra, su una linea melodica di canto forse un pò prevedibile ma non per questo meno efficace.

Le prime note del singolo My Dying Time regalano emozioni, un pezzo breve e molto tirato nel quale frammenti heavy, sludge e doom si amalgamano tra loro formando una cortina di suono impenetrabile. Ritmica ossessiva, buon sostegno della seconda chitarra e un Zakk Wylde che si può lasciare andare subito alle sue scorribande.

Believe assume i contorni di un pezzo realmente sabbathiano; le coordinate sono quelle, impossibile sbagliarsi, manca solo il timbro di Mr.Osbourne. Detto questo si tratta comunque di un brano ipnotico, avvolgente ma crescente, impreziosito da un solo abbagliante di ZW.

Il momento della prima ballad giunge con la splendida Angel of Mercy, per certi versi vagamente stones nella melodia e nel refrain. E’ molto ispirato Zakk cantando, la band lo sostiene appieno entrando nel mood giusto; un intermezzo strumentale dedicato a un solo fulminante della chitarra, plana poi dolcemente sulla reprise del tema iniziale.

Grande spinta per la seguente Heart Of Darkness colorata da lontani echi grunge, così come la seguente e rapida Beyond The Down, devastante nel finale con il biondo chitarrista sugli scudi.

Un’altra ballad (Scars) di minore impatto: pregnante il cantato, un pò fiacca musicalmente. Il successivo passaggio (Damn The Flood) è a mio avviso uno dei più trainanti dell’album: possente, adrenalinico, perfetto in proiezione live con un solo incendiario.

Tinte scure e maledette per I’ve Gone Away, in un crescendo di elettricità. Empty Promises sferra un nuovo micidiale attacco in chiave doom mentre una terza e ultima ballad (Shades Of Grey) completa l’opera in modo forse inatteso, complice lo struggente solo conclusivo.

Bene, sono giunto al termine e confermo quanto detto in precedenza: Catacombs Of The Black Vatican è sicuramente un disco riuscito, contiene dei momenti molto interessanti, è vario e ben costruito. A dispetto dei continui, ormai perenni cambi di formazione, Zakk Wylde reinventa ancora i suoi Black Label Society in modo positivo; sulle sue qualità di musicista c’è oramai poco di nuovo da aggiungere.

Max

 

 

 

 

 

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