frontFormati poco meno di una decina di anni fa dal geniale Arjen Anthony Lucassen gli olandesi Stream Of Passion pubblicano il loro quarto album intitolato A War Of Our Own, affidando al solito la guida e l’immagine della band alla bravissima cantante e violinista messicana Marcela Bovio.

Prosegue così il percorso musicale del sestetto lungo la direttrice symphonic prog metal che, se da una parte ha vissuto a suo tempo momenti di grande fermento, oggi spesso si trova a rischio di ripetizione; il proliferare all’eccesso di gruppi simili ha messo alle strette il genere saturandolo, difficile inventare qualcosa di nuovo ad ogni uscita.

Purtroppo gli ingredienti utilizzati si sono rivelati troppo spesso simili se non perfettamente identici: grande presenza delle vocalist (tassativamente femminili), ampio uso di orchestrazioni, riff di chitarra troppo spesso prevedibili, tematiche trattate in larga parte conosciute (ambientazioni gothic, plot a metà strada tra il passato e la fantascienza, tra la vita e la morte, ecc..).

Difficile dunque riuscire a distinguersi, i canoni cui attenersi sono rigidamente prefissati; cosa può fare la differenza allora ? Nel caso, essenzialmente due fattori e cioè la qualità del song writing e lo spessore ed il talento della cantante, posto che tecnicamente la qualità media dei musicisti sia oltre la sufficienza.

La band capitanata dalla rossa Marcela a grandi linee riesce nell’intento, presentando un disco che, pur tra qualche mezzo passo falso, riesce ad andare oltre il solito canovaccio, evidenziando tra l’altro qualche passaggio davvero buono, interessante; i capisaldi di genere vengono rispettati, mantenuti ma in molti episodi la freschezza e la qualità riescono ad emergere.

Abbandonata l’etichetta Napalm RecordsSOP hanno finanziato il loro nuovo lavoro grazie ad una efficace campagna di donazioni e questo passaggio, fondamentale, ha costituito per la band una vera e propria battaglia, ben sintetizzata dal titolo. Il focus musicale è ora più innervato da sentori prog. La formazione, rimasta stabile rispetto all’uscita precedente e la produzione ancora affidata all’ex tastierista dei After Forever Joost van den Broek hanno giovato alla riuscita, garantendo una continuità sinora mancata.

Monster (dall’avvio molto potente, evocativa ), la title track (decisamente…”epica”), The Curse (della quale è stato girato anche un video), For You (breve e dolce ballad), Secrets (con una parte di violino in netto contrasto con il mood del pezzo), Don’t Let Go (una delle performance più pregnanti della Bovio), Out of the Darkness (chiusura massiccia e possente del Cd). 

Questi sono tutti brani di ottima fattura che certificano la qualità del disco; ottimi soli e riff di chitarra solidi (Eric Hazebroek e Stephan Schultz), linee di basso pulsanti e molto presenti (Johan van Stratum), drumming pesante (Martijn Peters), ricche orchestrazioni delle tastiere (Jeffrey Revet); ogni musicista, singolarmente e d’insieme, qui offre il meglio e Marcela Bovio a mio parere si conferma di un’altra categoria.

Un paio di songs di buon livello ma non particolarmente originali, la suggestiva ballata Autophobia e la grintosa Exile cantata in spagnolo. Burning StarDelirio (nuovamente in spagnolo) e Earthquake (con accenti lirici della singer) completano il disco senza sussulti, in modo un pò anonimo.

Perfettibile, con qualche pausa, tuttavia A War Of Our Own lascia un buon sapore, nel complesso si rimane soddisfatti; in un genere ormai piuttosto inflazionato i Stream Of Passion rivendicano un loro spazio che trovo giustificato e meritato. Lo reclamano a gran voce, quella di Marcela Bovio.

Max

 

 

 

 

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