IQ The Road Of Bones 2014

Pubblicato: aprile 28, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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frontAtteso da tempo e preceduto da poche date” pilota” tenute in Inghilterra, esce finalmente The Road Of Bones, il nuovo lavoro targato IQ.

Qualcosa è mutato tra le fila della band inglese e i primi cambiamenti a mio parere si sono cominciati a percepire cinque anni fa, in occasione dell’uscita di Frequency: possibile che l’ingresso nella band del batterista Andy Edwards e del tastierista Mark Westworth abbiano portato una scossa ma la sensazione netta era quella di un (parziale) aggiornamento delle sonorità, pur restando coerentemente incanalati nell’alveo di appartenenza.

Oggi questa percezione, se possibile, si amplifica con The Road Of Bones e questo avviene a fronte di un ulteriore rivoluzionamento della formazione che saluta l’approdo di Neil Durant alle tastiere, i ritorni del bassista originario Tim Esau e di Paul Cook alle pelli.

In apparenza dunque un cammino a ritroso nel tempo; invece, alla prova dei fatti, l’indirizzo tracciato dal decimo album degli IQ segnala un alternarsi di passaggi indiscutibilmente neo prog ad altri più duri e spigolosi, non così distanti da certo sentire prog metal di stampo melodico. Un disco, anticipo, che merita assolutamente l’attesa sin qui intercorsa e che certifica una volta di più l’ottimo stato di salute del gruppo.

Prodotto dal chitarrista Mike Holmes e pubblicato dalla sempre più attiva Giant Electric Pea, il nuovo lavoro si compone di sole cinque tracce delle quali due di notevole durata; questo per l’edizione standard perché poi ne è prevista una special, contenente un secondo Cd di materiale comunque inedito. 

Quanto all’ascolto…il disco si candida fin da adesso come uno dei papabili per la playlist di fine anno. Compatto ma variato al tempo stesso, a tratti emozionante come spesso sa rendersi il quintetto, porta in dote l’intero caleidoscopio di suoni e colori prog della trentennale band, innervato da improvvise e calibrate accelerazioni. Tengo a sottolineare questo aspetto perché non si tratta di rincorrere le mode né di un cambio repentino di genere; è proprio la volontà di non soccombere al tempo che fa sì di inserire qualche elemento nuovo, con molta oculatezza ma pure con la consapevolezza di un passo che si rende necessario.

La partenza è riservata a From The Outside In ed è una vera partenza col botto, a riprova di quanto indicato poco sopra. Pulsante, inarrestabile, possente: la coppia ritmica Esau/Cook orienta con decisione l’andamento del pezzo, supportata da notevoli tessiture delle tastiere. Holmes colora di riff scuri il suono della band mentre l’inconfondibile voce di Peter Nicholls detta sicura la melodia. Una tipica fase sognante, un interludio di attesa, precede un finale scoppiettante in cui organo e keyboards recitano la parte del leone.

Anche la title track, oltre otto minuti, è un passaggio di un certo peso ma evidenzia, in modo significativo, atmosfere e sonorità non del tutto usuali per il quintetto. Un senso di solitudine si sprigiona dalle note del piano e dal canto sommesso del cantante sino all’ingresso simultaneo, lento e cadenzato, di basso e batteria. Un progressivo crescendo della melodia grazie al lavoro del synth conduce alla parte successiva, sinfonica e strumentale ma con accenti gravi e potenti. Il ritorno della voce di Nicholls suggella un finale strepitoso.

Una suite impegnativa, sia per la durata (19 minuti) che per i contenuti anche se non è certo la prima volta che IQ si cimentano sulla lunga distanza. Il mood è a spirale, molto avvolgente, un primo movimento morbido e tranquillo apre poi per un innalzamento del ritmo, dall’incedere cadenzato e ripetitivo; le tastiere, incontenibili, colorano paesaggi inquietanti grazie anche ad una orchestrazione crescente. Un lungo interludio, sospeso nell’incertezza, accompagna la lunga Without Walls verso il suo proseguimento; chitarra acustica, voce e tastiere aprono una seconda fase molto più tesa e ritmata, band che gira ad alti regimi entrando totalmente dentro sonorità prog corroborate da un andamento molto spesso. La parte conclusiva, gli ultimi 5 minuti circa, riservano brividi ed un tuffo nel passato, in quelle ambientazioni da sempre care a Holmes & Co.

Ocean da un punto di vista emozionale è il brano che non può assolutamente mancare; il più breve in scaletta ma quello più romantico, sinfonico e legato al repertorio tipico della band. Potrei scrivere tante cose mentre lo gusto per l’ennesima volta ma sarebbe inutile…ascoltatelo, vi parlerà più di tante parole.

Per chiudere un altro episodio sostanzioso intitolato Until The End. Ancora una volta una lunga fase introduttiva quasi intima, diviene preparatoria per l’ingresso autorevole delle tastiere di Neil Durant. Il successivo ingresso del singer comincia  a raccontare di una trama prog intricata ma melodica, aderente ai canoni più tipici. Di nuovo si mette in grande evidenza la premiata ditta Esau/Cook e finalmente (è il caso di dirlo) emerge perentoriamente pure la chitarra di Mike Holmes, sin qui un poco nelle retrovie. La chiusa, romantica, è affidata a piano, tastiere e chitarra acustica, prima dei versi conclusivi di Peter Nicholls.

Poco da aggiungere; un album raffinato, con tanta classe e mestiere e che sottolinea anche il desiderio dei IQ di mettersi in gioco. Personalmente…già ordinato.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

commenti
  1. ShockAce scrive:

    Per ora una delle migliori uscite di quest’anno. La versione in cd doppio è d’obbligo.

  2. […] Quando il disco arrivò tutti i miei timori scomparvero: nessuna brutta sorpresa, “è un disco degli IQ al cento per cento: studiato bene e suonato altrettanto bene (metallized)”. Della temuta “metallizazione” nessun segno, o meglio poco… ma ben dosato: “la volontà di non soccombere al tempo fa sì di inserire qualche elemento nuovo, con molta oculatezza ma pure con la consapevolezza di un passo che si rende necessario (ages of rock)”. […]

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