FrontUn comprimario di lusso, un talento rimasto confinato, un ottimo e fidato collaboratore, un musicista dotato di grande sensibilità artistica: una di queste definizioni, o forse anche tutte, vestono bene a mio parere per Nick Magnus, tastierista inglese noto per la lunga militanza nella band di Steve Hackett e prima ancora con gli Enid.

Magnus ha comunque al suo attivo anche una carriera solista e proprio in questi giorni, pubblicato da Esoteric Antenna Records, esce il suo quinto e nuovo lavoro dal titolo N’monix.

Logicamente il baffuto tastierista prosegue il suo cammino lungo il sentiero del progressive rock sinfonico, con qualche lieve e fugace introduzione di elementi folk; è presente però a mio avviso anche un larvato tentativo di modernizzare le sonorità, cercando di renderle più attuali.

Spesso mi trovo ad affrontare questo tema, parlando di musicisti appartenenti ad un’altra epoca; trovo molto positivo questo atteggiamento, sia per onestà intellettuale (non volere vivere di rendita sulle glorie passate), sia per il gusto e la sfida di provare nuovamente a mettersi in gioco.

Ad ogni buon conto va anche ribadito che non ci si devono però aspettare rivoluzioni epocali da un disco come N’monix; il cast dei musicisti presenti è come al solito interessante e prevede la presenza (scontata) di Steve Hackett e del fido scudiero Rob Townsend ai fiati. Poi segnalo l’apporto vocale di Tim Bowness (NoMan), di Pete Hicks (cantante e chitarrista del giro hackettiano) e di Tony Patterson (già voce della cover band inglese ReGenesis).

Otto brani per un disco tutto sommato breve, tre quarti d’ora circa, in cui comunque musicalmente vengono attraversati più stati d’animo. Un incipit ed un andamento piuttosto genesisiano per l’introduttiva Time. Il brano si apre con una corposa parte strumentale sulla quale poi si innesta la voce di Tony Patterson; sound molto orientato ma non va dimenticata l’area di appartenenza (storica) di Magnus. Bella e mossa la sezione conclusiva.

Memory, dal mood decisamente classicheggiante e pastorale, regala l’eccellente prestazione della soprano inglese Kate Faber. Grande atmosfera, raccolta ed emozionante, in cui le tastiere del musicista britannico disegnano uno splendido paesaggio strumentale.

Episodio particolare e forse controverso è la seguente Kombat Kid; a fronte di un prologo epico, improvvisamente (di nuovo) Tony Patterson  sviluppa una malinconica melodia su vaghe coordinate gabrieliane. La parte conclusiva unisce la solennità dei primi momenti alla linea melodica narrata dal cantante, sino ad una chiusa noise.

Headcase è un pezzo interamente eseguito da Nick Magnus, impegnato su batteria, tastiere, e canto; episodio sufficiente e nulla più.

La traccia più ambiziosa è probabilmente Eminent Victorians, ben cantata da Pete Hicks. Uno spaccato di storia inglese, di un ‘epoca, rivisto in chiave ironica grazie ad una infinità di citazioni. Nella parte strumentale e terminale del pezzo fa la sua comparsa, inconfondibile, la chitarra di Steve Hackett.

Broken si colora di tinte insolite grazie al timbro sognante di Tim Bowness. Al resto provvedono le tastiere del protagonista, il sax di Rob Townsend e, buon ultimo, l’intervento della sei corde dell’ex Genesis. Atmosfera rarefatta, che risente della presenza di Bowness; uno dei migliori passaggi del disco, uno dei più anomali forse per Magnus.

Un immancabile quadretto di Hackett per nobilitare la sua presenza. Shadowland probabilmente non si discosta da altri esperimenti simili del passato, ciò nonostante è di una bellezza abbagliante. Protagonisti l’elettrica e le orchestrazioni fornite dal tastierista, un volo breve e rapido tra mille suggestioni.

Uno scenario incantato, dei suoni lievi e profondi al tempo stesso, musica che evoca pensieri e immagini. Questo è ciò che suscita l’ascolto della parte iniziale di Entropy, brano conclusivo. Al microfono è il turno di James Reeves, il pezzo si snoda dolcemente sino a uno struggente solo di chitarra.

Nick Magnus ha composto un buon album, con gusto e tanta maniera; ci sono dei momenti interessanti ed emozionanti, altri più prevedibili. Non ci troviamo di fronte ad un capolavoro ma con ogni probabilità N’monix potrà fare felici gli irriducibili di questa tipologia di progressive.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...