Yes – Gran Teatro Geox, Padova – 17 Maggio 2014

Pubblicato: maggio 18, 2014 in Recensione Live Shows
Tag:, , , , , , , , , ,

Molto elegante e curato nei dettagli, il Gran Teatro Geox di Padova si è presentato praticamente sold out ieri sera per l’atteso concerto degli Yes. Come da programma del lungo tour in corso l’esibizione prevedeva l’esecuzione completa di ben tre capisaldi della discografia della storica band inglese e cioè The Yes Album, Close to the Edge Going For the One.

Un succulento antipasto in attesa dell’uscita del nuovo lavoro prevista per l’estate ma, aggiungo, un antipasto incentrato gioco-forza sul passato e dunque sui ricordi e le emozioni di una golden era del progressive ormai decisamente lontana.

Con una quindicina di minuti di ritardo ha preso il via lo show e la partenza è stata affidata ad uno dei dischi monumentali del genere, Close to the Edge. Contrariamente a quanto mi aspettavo devo dire che lo start è avvenuto leggermente in sordina; un avvio un pò macchinoso con i musicisti estremamente concentrati e poco inclini a regalare “spettacolo” al di fuori della splendida musica, un pò “lontani” dal pubblico.

Personalmente, occhi puntati su Jon Davison cui è delegato un compito non facile e che mai prima avevo avuto modo di ascoltare dal vivo; anche per lui le battute iniziali sono state con il freno a mano tirato ma poi, come vedremo, è andato in un costante e vigoroso crescendo.

Le vibrazioni hanno preso decisamente a salire quando è venuto il turno di Going For the One; l’esecuzione dei brani si è mantenuta di ottimo e fedelissimo livello ma le emozioni sono cominciate a fioccare, la band si è come sciolta di qualche iniziale impaccio e lo scorrere di passaggi come Turn of the CenturyParallelsWonderous Stories Awaken ha fatto il resto.

Dopo una pausa di venti minuti la parte conclusiva del set ha visto un arrembante rivisitazione di The Yes Album (Yours Is No DisgraceClap, Starship Trooper I’ve Seen All Good People su tutte) ed un solo encore, affidato tanto per gradire a Roundabout !

La cronaca della serata può terminare qui, stiamo parlando di un gruppo che ha fatto la storia e nello specifico di tre dischi che sono pilastri del genere. A margine di questo credo valga invece la pena di raccontare quelle che sono state invece le mie sensazioni, ovviamente del tutto personali e che non hanno pretesa di assurgere a verità assoluta; visto però che sono da sempre un loro fan desidero raccontarvi la mia…

Il concerto è andato ne più ne meno come doveva; un lungo viaggio nel passato, eseguito con una precisione ed una applicazione davvero ferree e non prevedeva alcun brano inedito L’esperienza, il mestiere, la classe, fanno degli Yes ancora un modello sia per i tanti nostalgici attempati (come il sottoscritto) che per le nuove generazioni.

Detto questo però saltano agli occhi alcune cose:

1) Jon Davison è attualmente la migliore soluzione per la band. Ha un timbro che ricorda decisamente quello di Anderson pur senza possederne i refoli angelici ma, d’altra parte, lo Jon originale attualmente non credo sia più in grado di raggiungere le vette vocali del passato. Il tempo passa, inesorabilmente. Inoltre Davison (che proviene dai Glass Hammer non a caso) da l’impressione di essersi calato alla perfezione nel ruolo.

2) Discorso inverso invece (e per me non è una novità) per Geoff Downes. Se si tratta di andare su Drama, Fly From Here o sul prossimo album niente da eccepire in quanto farina del suo sacco; se invece si va a misurare con dei simili monoliti la differenza con Wakeman fatalmente esplode in tutta la sua drammaticità. Aggiungo anzi che contrariamente al mantra in voga (“senza Anderson gli Yes non sono gli Yes“), ieri ho avuto la riprova che per quanto attiene al repertorio storico l’assenza più pesante è quella di RW.)

3) Tra tante personalità ingombranti e piuttosto egocentriche Alan White si è sempre distinto per compostezza e duttilità, oltre che per le sue doti non indifferenti di batterista. Allo stato attuale la sua figura rimane di estrema importanza all’interno del quintetto ma non posso non rilevare che il suo drumming, per quanto puntuale e preciso, oggi risulti un pò datato e privo in alcuni momenti della zampata necessaria.

4) Chris SquireSteve Howe rimangono le travi portanti, pur con le molte differenze che li contraddistinguono; autori tuttora di cori memorabili, si esprimono al solito diversamente sul palco. Gigione ma appesantito, possente e unico nelle sue pirotecniche linee di basso il primo. Maledettamente tecnico, imperturbabile e per certi versi glaciale nella sua attenzione ai dettagli il secondo.

Non so se possa risultare più stimolante ed interessante l’ascolto live di un nuovo album o se si preferisca privilegiare il rimanere appesi al filo delle emozioni di un tempo; ieri sera è andata come doveva andare, ripeto, si trattava di un tuffo nel passato e nel suo insieme il risultato è stato impeccabile.

Per chi come me invece privilegia la “fame” di brani inediti, passaggi nuovi, momenti da scoprire, forse l’attesa per Heaven & Earth (pubblicazione prevista per luglio) si rivela preponderante.

E’ stata una serata intensa in cui la magia di un’epoca si è trovata inevitabilmente a fare i conti con la polvere del tempo.

Max

 

 

 

 

 

Advertisements
commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...