front44 anni ! Tanti ne sono trascorsi dall’incredibile debutto con …Very ‘Eavy …Very ‘Umble e da allora gli Uriah Heep, tranne uno stop lungo una decade, non si sono mai fermati. Ricordando quei giorni sembra di parlare della preistoria ed infatti a ben vedere il solo chitarrista Mick Box (oggi sessantasettenne) fa parte ancora della formazione.

Pionieri dell’ hard rock, talvolta venato da riflessi progressive, artefici di brani diventati leggenda ad imperitura memoria (chi non ricorda Gypsy, Come Away Melinda, Salisbury, Look at Yourself, ecc..) hanno vissuto nella loro infinita carriera anche fasi meno floride ovviamente ma quel che è certo è che rimangono un pilastro, un caposaldo di genere.

Stringendo il campo, l’ultima fase di attività della band ha preso ufficialmente il via nel 2008, anno di pubblicazione di Wake the Sleeper, un discreto riscontro di pubblico e critica e la line up della nuova era lanciata con Russell Gilbrook alla batteria.Altri due dischi, Celebration nel 2009 ed infine due anni orsono il valido Into The Wild. Poi purtroppo, giusto un anno fa, è venuto a mancare Trevor Bolder, il bassista con la più lunga militanza nella band; per la sua sostituzione la scelta è caduta su Dave Rimmer.

Edito da Frontiers Records e prodotto nuovamente da Mike Paxman esce in questi giorni Outsider che allunga la striscia a 24 album incisi !

Fatta una giusta menzione per la bella copertina (lavoro di Igor Morski) passiamo al contenuto: si parte forte come prevedibile con Speed of Sound e subito l’ Hammond di Phil Lanzon si fa sentire forte e chiaro; il giro melodico cantato da Bernie Shaw è molto immediato, semplice ma funzionale alla presa del brano.

One Minute sposta il tiro su altre sensazioni, una romantica ballad guidata dal piano e dalla voce del cantante si trasforma ben presto in uno degli episodi più tirati del disco, molto purple per certi versi.

Grinta e tanta adrenalina per The Law, riff della chitarra di Mick Box che si fanno incandescenti, il drumming di Russell Gilbrook molto più sostenuto; la title track prosegue sull’onda dell’entusiasmo nel più classico stile U.H., un episodio tiratissimo.

Oramai Box e compagni sono decollati ed ecco un altro segmento d’assalto, Rock the Foundation. Si cambia leggermente registro con Is Anybody Gonna Help Me? I colori si fanno più caldi, il ritmo diviene più cadenzato, il timbro di Shaw graffia a dovere.

Con Looking at You la band riprende a marciare a velocità superiore, sprizzando energia da ogni nota; la sensazione si conferma con la successiva Can’t Take That Away anche se, da un punto di vista melodico, la tensione cede leggermente. E’ solo un attimo perché gli Heep ripartono alla grande con JesseKiss The Rainbow, l’episodio meno convincente e Say Goodbye, gradevole e ritmata, chiudono il discorso.

Gli undici brani dunque non sono altro che ciò che ci si può e deve aspettare da una band con un tale passato alle spalle, inutile cercare refoli di novità o sostanziali variazioni sul tema perché si andrebbe decisamente fuori strada. Outsider è un album nel quale gli Uriah Heep sfoggiano tanto mestiere e ancora una buona capacità di catturare l’attenzione e coinvolgere, quando con passaggi tipici del loro particolare hard rock, quando invece componendo melodie catchy ma mai banali o scontate all’ eccesso.

Credo di potere affermare che non tocca più a loro cercare un rinnovamento a tutti i costi; rimanendo nel loro ambito riescono a produrre ancora una prova più che dignitosa, superiore a quella di alcuni gruppi coevi.

Max

 

 

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