Agnieszka Swita Sleepless 2014

Pubblicato: giugno 11, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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frontOrmai da qualche anno prosegue il sodalizio artistico tra Clive Nolan, tastierista dei Pendragon e Arena e la cantante polacca Agnieszka Swita. Il catalogo dei Caamora, la rock opera Alchemy, queste le principali collaborazioni tra i due; grande risonanza hanno avuto ovviamente in Polonia ed in Inghilterra, un pò meno a dire il vero nel resto d’ Europa.

Produzioni venate spesso di rivoli gothic, attestatesi comunque in alveo neo prog, hanno sovente risentito di richiami teatrali per uno svolgimento, come detto, dalle tipiche sembianze di opera rock.

Finalmente Agnieszka Swita ha dato alle stampe il suo primo album solista dal titolo Sleepless; dieci brani che riescono ad evidenziare la buona dose di talento della singer polacca ed il puntuale e preciso lavoro della band a sostegno, guidata dall’ immancabile biondo tastierista inglese.

Tutto il materiale, testi e musica, è stato composto dalla protagonista ad eccezione della title track ad opera di Nolan.

Inciso nei ben noti Thin Ice Studios, mixato e masterizzato dal chitarrista dei Threshold (Karl Groom) e prodotto dallo stesso Clive NolanSleepless è ben suonato e piacevole grazie anche al buon lavoro dei musicisti protagonisti.

Andy Faulkner (basso), Dave Mackintosh (batterista dei Dragon Force), Steve Harris (chitarrista della Paul Menel Band) ed il tastierista dei Pendragon si mettono al servizio della voce di Agnieszka con buone partiture, quando potenti e quando invece delicate, mostrando una buona coesione.

Il songwriting messo in campo dalla cantante non è certo stupefacente ma di sicuro provvisto di gusto, giusta misura e comunque forte dell’esperienza maturata negli ultimi sei-sette anni; arrangiamenti ed orchestrazioni recitano un ruolo rilevante ma senza eccessi, in dosi opportune.

Durante l’ascolto non ci sono mai cadute verticali, giusto un paio di episodi che personalmente ritengo meno pregnanti; lo standard qualitativo si mantiene sempre ben oltre la sufficienza, individuando anzi alcuni segmenti davvero degni di nota.

Così si passa da episodi melodici di matrice heavy prog quali l’introduttiva Something to Believe oppure Back to Life con tanto basso in evidenza, ad altri dove si sentono ruggire la chitarra e le tastiere (Scarlet) ed il registro dotato di un certo lirismo della brava singer.

Poi il nocciolo duro, un gruppo di pezzi solidi che rappresentano il meglio dell’ album. La mini-suite Cosmo divisa in tre parti vive un buon abbrivio (Code of Humans), una parte centrale sostenuta in primo piano dalla Swita (Disclosure) e una sezione conclusiva in cui il livello del pathos si innalza (Asylum).

Una chitarra acustica apre Borderland, buona ballad carica di suggestioni impreziosita da un intervento di Clive Nolan e da un breve ma possente solo dell’elettrica. Trapped avanza con un andamento più cupo ed ispido, i riff della chitarra si increspano.

In Her Arms è un ottimo episodio denso di romanticismo; la title track chiude in modo epico il lavoro e risente della mano del suo compositore.

Un debutto positivo, complessivamente soddisfacente per la brava Agnieszka Swita che sotto la guida di Clive Nolan sta maturando a vista d’occhio. Inquadrare il tipo di sonorità non è semplicissimo, la conoscenza dei lavori sotto l’egida Caamora può sicuramente venire in aiuto ma qui c’è molto di più da parte della cantante. Disco interessante.

Max

 

 

 

 

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