frontLa recente dichiarazione di Daniel Cavanagh secondo cui il nuovo album degli Anathema non solo è il completamento di Weather Systems ma il compendio di tutte le sonorità e le emozioni prodotte dalla band…posso assicurare che corrisponde al vero, raramente una “istantanea” può risultare più veritiera.

Se esiste un gruppo che ha percorso un iter discografico quanto mai variegato e complesso, questo è proprio quello dei fratelli Cavanagh; gli inizi doom metal, la toccata nel gothic, la virata alt rock, l’ immersione nel new prog e la svolta decisiva grazie alla collaborazione con Steven Wilson.

Bene…Distant Satellites in qualche modo contiene, in parti diverse, qualche elemento di ognuna delle fasi che ha caratterizzato la vita della band di Liverpool, aggiungendo semmai (a sorpresa) qualcosa di inedito o, comunque, non così usuale.Scrivendo due anni fa del bellissimo Weather Systems avvertivo comunque la necessità di introdurre nel lavoro a venire componenti alternative perché cominciava a palesarsi, pur se a distanza, il rischio di ripetersi; intendiamoci, ripetersi al livello degli ultimi due dischi non è poco, ci sono gruppi che farebbero una firma in bianco…ma da una band come gli Anathema, a mio avviso tra le più interessanti dell’ ultimo decennio, è lecito e stimolante attendersi sempre un piccolo passo ulteriore.

Evidentemente questa esigenza è stata avvertita anche dai musicisti, nonostante il grandissimo successo di We’re Here Weather; il nuovo Cd infatti può essere diviso in due parti delle quali la prima, un pò più lunga, è il completamento di quanto proposto in precedenza. La seconda invece apre nuovi spiragli e soluzioni che vanno però metabolizzate.

Il team è rimasto immutato, stessa etichetta (Kscope), stesso produttore (Christer-André Cederberg), un tocco addizionale al mixing di Steven Wilson,  il ruolo della bravissima Lee Douglas si conferma oramai quello di voce solista femminile; dunque da tutte queste certezze la band è ripartita per confezionare quella che a oggi è la loro decima fatica.

Dieci sono anche i brani che compongono Distant Satellites la cui introduzione è affidata a The Lost Song, divisa in tre frammenti. Due sono contigui e possiedono una forza d’urto emozionale potente, paragonabile in tutto e per tutto alla stupenda Untouchable presente in Weather Systems. Un ritmo incalzante precede l’ingresso della voce di Vincent Cavanagh e di un giro di piano; di li a poco si unisce la voce di Lee Douglas per un coro mentre il pezzo, molto evocativo, procede sicuro sul ritmo iniziale quasi in loop. Il gioco di intrecci tra le due voci è come sempre magico, carico di emozioni e di crescendo infiniti,ormai un marchio di fabbrica della band. Una possente orchestrazione caratterizza il segmento conclusivo.

La seconda parte vede letteralmente esplodere, dopo un avvio dolce ed acustico, la voce e la presenza della cantante; il modello come dicevo è sicuramente assimilabile a quello di Untouchable, la resa è altrettanto imperdibile. Ancora oggi abbiamo bisogno di sentire la pelle d’oca, di sentire le emozioni vibrare dentro di noi e questo brano spezzerà il cuore anche ai duri ! Lee Douglas qui è immensa.

Dusk (Dark Is Descending) rimanda a passaggi più tumultuosi, un salto indietro di diversi anni, con un suono più aggressivo e per certi versi disperato, portato al limite. Una pausa, una fase di calma apparente, prelude ad un finale tellurico.

Altro episodio imperdibile, Ariel. Un arpeggio ostinato del piano ed il timbro inconfondibile di LD ricreano in pochi secondi una magia ineguagliabile;  a poco poco entrano basso e batteria, con garbo e misura, quindi è una nuova esplosione di energia di tutta la band e della voce di VC che si unisce.

La terza e conclusiva parte di The Lost Song va a riprendere il tema iniziale, dilatandolo e sviluppandolo con un’ accelerazione del ritmo; impasti vocali di nuovo al vertice, risultato di assoluto valore.

Altro giro, altra corsa ed è il turno di Anathema; un vero macigno, un urlo disperato che vive di una prima fase estremamente inquieta per poi, inesorabilmente, salire sino all’ingresso della chitarra lacerante.

Trentacinque minuti di musica, sin qui siamo vicini al capolavoro.

Con You’re Not Alone prende inizio quella che ho definito la seconda parte dell’ album. Accordi di piano introducono un canto ed un ritmo inusuali, quasi una sorta di loop infinito e a spirale, lontano dai canoni conosciuti. Non solo, proseguendo suoni e ritmo si increspano ulteriormente dando vita ad un passaggio appuntito e convulso che va a ripescare qualcosa del sentore più antico della band ma che, al tempo stesso, propone uno scenario inedito.

Breve, strumentale, intensa: questa è Firelight, poco meno di tre minuti solenni a base di organo e tastiere.

La lunga title track (oltre otto minuti); batteria elettronica e suoni programmati fanno da impalcatura al canto di Vincent Cavanagh. Un’atmosfera molto particolare, quasi surreale, si genera da subito; la linea melodica è abbastanza curiosa, distante da quelle più care al gruppo. Un momento di rottura, poi un mood non distante dalla trance-music si impadronisce del pezzo sino al termine. Come si vede le novità non mancano…

Take Shelter chiude il conto. Sognante, inizialmente quasi minimale, ampio uso di eco ed elettronica a sbattere contro il suono di violini. Nuovamente un ritmo in loop per poi crescere a dismisura, elevando la tensione all’inverosimile.

Distant Satellites è un lavoro a due facce, a due velocità. Le novità sono tutte racchiuse negli ultimi quattro brani e, a ben vedere, non sono poi così poche. Possono piacere o meno ma..ci sono e questo testimonia la volontà degli Anathema di intraprendere un’evoluzione. Personalmente l’unico pezzo che continua da giorni a lasciarmi poco convinto è You’re Not Alone; della prima e più cospicua parte ho detto, vicina al massimo punteggio. Mediando le sensazioni dunque posso concludere che questo è un altro bersaglio centrato dai fratelli Cavanagh ed un serio candidato per la mia personale playlist 2014.

Max

 

 

 

 

 

 

Advertisements
commenti
  1. ShockAce ha detto:

    Yeah! Li adoro e condivido ogni tua parola e segno di punteggiatura! 🙂

  2. Guadalupe Rangel ha detto:

    Invece You’re Not Alone mi piace un sacco, è da acid trip, è una cosa che veramente non si può spiegare. Mi è entrata nel cervello ancora prima di ascoltare l’album, quando avevano messo on line alcune preview di 30 secondi ciascuna canzone. Un pezzo che secondo me, da tanto a Distant Satellites e che c’entra parecchio con i temi toccati sulle canzoni, anche se non sembra, al primo ascolto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...