frontDodici anni di attività, sei album all’attivo, un consenso crescente e costante oramai anche in Europa (l’ Italia purtroppo recita spesso il ruolo di fanalino di coda); questo in numeri il ruolino di marcia dei Mastodon, una delle band più frizzanti dell’ intera scena sludge metal che presentano proprio in questi giorni l’ ultima fatica dal titolo Once More ‘Round the Sun.

Il quartetto di Atlanta si ripropone a quasi tre anni di distanza da The Hunter, l’album che a mio parere più ha contribuito alla diffusione del loro nome in Europa grazie alle lontane venature prog metal di cui era a tratti impregnato; ricchezza di suoni, cori aggressivi, una potenza di impatto prorompente e la capacità di disimpegnarsi su più versanti ne hanno decretato il successo, personalmente è stato uno dei dischi del 2011 che più mi ha impressionato.

Molta quindi la mia curiosità intorno a questa uscita e dico subito che l’attesa è stata ripagata dagli sforzi della band americana, Once More ‘Round the Sun è assolutamente un signor disco !

Sono tante le ramificazioni del metal, dalle più estreme a quelle più melodiche; il settore occupato dai Mastodon è a mio parere tra i più vivaci anche se non necessariamente il migliore. Va dato atto però a Brent Hinds e compagni di amare il gusto della sfida, di non tirarsi indietro e di cercare anzi se possibile di rilanciare.

Questo è in breve il quadro che emerge dalla nuova pubblicazione, “anticipata” dalla bellissima e coloratissima cover a firma Skinner. Registrato in Tennessee e pubblicato per Reprise Records, l’album vede per la prima volta la produzione del “profeta” Nick Raskulinecz (Rush, Foo Fighters, Trivium,  Alice In Chains, ecc..); una presenza importante che si percepisce, in qualche modo si fa sentire e contribuisce a rendere questo lavoro evoluzione del precedente.

Ci sono elementi nuovi a ben vedere, intersecati però in un tessuto sonoro solido e stabile, sembra quasi che la band sia in grado di imboccare sentieri parzialmente alternativi ad occhi chiusi, come se già li conoscesse; le undici tracce del Cd sprigionano questa sensazione di energia nuova e di sicurezza allo stesso momento.

Raramente ho trovato un lavoro così compatto e coinvolgente come questo, sin dalle prime note del brano introduttivo Tread Lightly (brevemente aperto dal suono di una chitarra acustica) si ha la sensazione, poi crescente, di un intento e un percorso ben chiaro all’interno della formazione; aggressività, un sound possente e diretto ma costantemente prodigo di variazioni con un epilogo travolgente.

Mastodon hanno acquisito notevole consapevolezza dei propri mezzi, come testimonia la seguente The Motherload; la carica “agonistica” aumenta ancora, cresce la forza d’urto, la linea melodica dei cori diventa più malleabile, meno appuntita ma viene controbilanciata da un muro di suono serrato. Qui a mio parere si sente la “mano” di Raskulinecz.

Il singolo High Road è uscito accompagnato da un videoclip; riff assassini delle chitarre, il drumming di Brann Dailor si fa inesorabile, quel che mi lascia un pò perplesso sono le parti vocali, in particolar modo nel refrain.

La title track è una breve ma efficace cavalcata, abrasiva al punto giusto; sin qui credo di potere ribadire che, brano di apertura a parte, l’intervento del produttore è senz’altro sensibile.

Con Chimes At Midnight il gruppo invece riprende le coordinate più personali e conosciute: in bilico tra The Hunter Crack the Skye,Mastodon qui regalano un assalto all’arma bianca, un poderoso “frontale” che ne fa a mio avviso uno dei momenti migliori.

Asleep in the Deep vola sulle ali dell’entusiasmo, ottima sintesi tra il sound consolidato della band ed il perenne desiderio di nuove elaborazioni; ben bilanciato, la giusta tensione, un altro momento di alto livello.

Altro passaggio breve ma tiratissimo, Feast Your Eyes regala emozioni a perdifiato anche in prospettiva live, band coesa, solida, efficace; si può andare oltre e i Mastodon provvedono immediatamente con Aunt Lisa, vera e propria mazzata, un distillato di potenza.

Il crescendo inarrestabile si sublima con Ember City, altro episodio memorabile di questo album; tutta la grinta e l’energia del quartetto esplodono in cinque minuti di rara intensità. Le chitarre si ritagliano parte fiammeggianti, il basso di Troy Sanders non conosce soste, una giostra impazzita in grado di travolgere.

Halloween riporta in primo piano alcune delle tendenze del producer, in grado di insinuarle a dovere nel sound primigenio del quartetto; suoni più aperti a contrastare sezioni più oscure, grandissimo tiro della ritmica, solos di chitarra laceranti.

Diamond in the Witch House, il pezzo più lungo, conclude questo viaggio senza pause e, a sorpresa, vede la presenza del cantante e chitarrista dei NeurosisScott Kelly. E’ sicuramente l’episodio più ispido e roccioso del disco, quello in assoluto più aderente al suono della band. Un disperato cataclisma, l’inevitabile colpo decisivo e finale.

Ancora una volta i quattro “ragazzi” terribili della Georgia hanno scelto di raddoppiare la posta e sono tornati con un album agguerrito e trascinante. Once More ‘Round The Sun possiede tutte le prerogative per diventare un altro tassello importante nella loro carriera; è un album fresco (grazie a Giuseppe per la scelta dell’aggettivo), potente e che non rinuncia a guardare avanti.

Bentornati Mastodon !

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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