frontRiprende l’ondata polacca con una band della quale non avevo ancora avuto modo di parlare; i Xanadu infatti presentano il secondo disco, intitolato Follow the Instinct.

Dopo il buon inizio di tre anni fa con un album fortemente orientato verso sonorità di tipo Riverside (The Last Sunrise), il quintetto di Bydgoszcz torna in campo con un lavoro più personale anche se ancora abbastanza connotato; è indubbio che all’ombra della band di Mariusz Duda siano cresciuti e stiano crescendo molti gruppi, si tratta di individuare quelli che portano con sé qualcosa di particolare, un tratto distintivo, quanto meno l’intenzione di volere contribuire con un apporto più particolareggiato.

Nel caso dei Xanadu la proposta musicale si traduce in un heavy prog moderno di matrice dark, un new prog di peso paragonabile, per certi versi, ai Riverside di Anno Domini High Definition. Non sono più tante infatti le concessioni melodiche di stampo morbido o emozionale, spesso infatti sono al servizio del contesto globale in modo molto funzionale senza dunque assumere una valenza così determinante come in precedenza; è un sottile gioco di equilibri, una continua e fattiva ricerca di un bilanciamento tra le parti ad evitare che una prevalga nettamente sull’altra.

Volendo si potrebbero collocare anche in ambito prog metal ma a mio vedere sarebbe una “sistemazione” frettolosa e poco accurata. Rispetto alla prima uscita la formazione registra un cambiamento con l’ingresso di Krzysztof Borek come cantante al posto di Michal Jarski; il resto della truppa si conferma e vede Adam Biskup al basso, Hubert Murawski alla batteria ed i due chitarristi, Przemek Betański Janusz Glon impegnato pure alle tastiere.

Hubert Murawski è tra l’altro l’anello di congiunzione tra questa formazione e quella omonima attiva nei primi anni ’90 in cui militava proprio un giovane Mariusz Duda; ecco quindi che si spiega ancora meglio come l’album d’esordio pagasse pegno in modo netto e questo secondo evidenzi invece un profondo tentativo di evoluzione.

I nove brani in scaletta (sette in realtà più una intro e relativa outro) si rivelano molto ben amalgamati, coesi, tasselli del medesimo puzzle che si va a comporre a mio parere senza un attimo di noia o di incertezza; al solito è bene chiarire che do per acquisito il gradimento di certo tipo di sonorità.

La breve e suggestiva intro (In) lascia spazio a Shape Of Lies e subito si possono verificare coordinate e perimetro sonoro della band polacca: incipit aggressivo, variazioni di tempo frequenti, riff delle chitarre grevi come macigni. Il timbro del nuovo cantante è piuttosto particolare, di primo acchito non entusiasmante ma il peso specifico del brano c’è tutto, in un ambientazione che spazia dai citati Riverside ad alcuni riflessi Porcupine Tree.

Ottimo passaggio è la seguente Escape, carica di tensione e con un pregevole tappeto di tastiere in sottofondo; molto interessante il contrasto tra il ritmo ipnotico della batteria ed il lavoro delle chitarre mentre la voce di Krzysztof Borek pare meglio calarsi in questa situazione.

Si prosegue mantenendo vivo l’interesse all’ascolto, prima con l’intensa Soil of Life in cui si possono cogliere vaghi echi di Phil Collins Steve Hogarth per quanto riguarda il cantato; la sorpresa giunge in fondo con un solo “assassino” della sei corde.

More scende in profondità, alla ricerca di sonorità più abissali grazie al vagare errante del basso cui risponde una chitarra; l’ingresso della batteria disegna un’evoluzione di questo scenario ed una progressiva e vorticosa accelerazione.

Il momento forse più coinvolgente è rappresentato da Violent Dream pt. 2, prosecuzione del pezzo contenuto sul primo Cd; è anche il segmento nel quale più si possono cogliere le derivazioni prog metal da Duda e compagni. Frammento roccioso dunque, uno strumentale davvero ben costruito, per certi versi travolgente.

Un arpeggio di chitarra apre Chaos, traccia che va a ben descrivere il titolo, tirata e cadenzata con una buona prestazione dal lato interpretativo del singer.

Onde sonore, rumori…così comincia Transistor Night, buon pezzo che racchiude in sè colori di Peter GabrielMarillion e forse Pink Floyd. La delicata e breve outro  Out chiude il  cerchio.

E’ il momento di tirare le somme e per farlo mi è necessaria una premessa: chiunque di voi sia solo e perennemente alla ricerca di qualcosa di nuovo può passare la mano, di fatto i Xanadu non riservano invenzioni particolari nè novita. A coloro invece che si “accontentano” di ascoltare un ottimo disco, magari accostandosi ad una nuova band, suggerisco di non lasciarsi scappare Follow the Instinct.

Max

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