Distorted Harmony Chain Reaction 2014

Pubblicato: luglio 14, 2014 in Saranno famosi
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frontSempre più spesso nuove e stimolanti proposte rischiano di svanire nel nulla, sopratutto in Italia (purtroppo) dove a mio parere le nuove realtà faticano terribilmente a farsi conoscere. E’ per questo che voglio spendere qualche parola per i Distorted Harmony, band israeliana dedita ad un prog metal non estremamente innovativo ma, a mio parere, molto efficace e tecnico.

Il quintetto di Tel Aviv ha debuttato due anni fa con l’ottimo Utopia, un lavoro che mostrava notevoli potenzialità e che non era sfuggito all’attenzione dell’attenta stampa inglese; brani corposi come Blue Kono Yume possedevano tutti i requisiti per suscitare interesse.

Dream Theater naturalmente ma pure Meshuggah Periphery le sonorità di riferimento, con alcuni velati accenti fusion; questi gli ingredienti alla base del loro sound e devo dire che questo secondo disco conferma assolutamente quanto di buono offerto con il precedente.

Misha Soukhinin (voce), Iggy Cohen (basso),Yogev Gabay (batteria), Yoav Efron (tastiere e produzione) e Guy Landau (chitarre) si sono avvalsi del mastering del nume Jens Bogren presso i noti Fascination Street Studios.

Ne è uscito un disco estremamente compatto, solido, di buona caratura e non privo di qualche momento ad effetto; nove tracce possenti dove virtuosismi e una buona dose di gusto non mancano, pur affidandosi ad alcuni elementi tipici che connotano il genere.

Partenza forte con Every Time She Smiles, una prima parte strumentale da capogiro; l’ingresso della voce di Misha Soukhinin, un giro di piano lo sostiene ma poi il ritmo accelera di nuovo in un crescendo melodico corale che, incredibile a dirsi, richiama i Coldplay.

Con Children Of Red la band dissotterra l’ascia di guerra e comincia a menare fendenti pesanti; ritmo assassino imposto dalla sezione ritmica, chitarra a macinare riff, la voce del cantante ancora una volta “pericolosamente” vicina a quella di Chris Martin. Segmenti pirotecnici, scoppiettanti, si alternano ad altri più lineari ed immediati, creando varietà nell’ascolto.

Misguided è il brano più lungo del lotto; un solo della chitarra apre per l’ingresso simultaneo della band, ritmo serrato nelle prime battute. Poi una pausa, l’avvio del cantato ed il ritmo che si stempera per creare successivamente una fase sospesa dapprima e di nuovo concitata dopo. Buona parte dello schema di scrittura dei Distorted Harmony si basa su questa continua contrapposizione ed i risultati sono apprezzabili, sopratutto sulle lunghe e medie distanze. Questo pezzo è un esempio di come sia possibile, in poco più di otto minuti, amalgamare in modo organico più temi.

Anche dei brevi intermezzi come Nothing (But the Rain) possono assumere un valore preciso, mutuando spunti da sonorità elettroniche e unendole ad un giro del piano.

Passaggio evocativo, As One sprigiona forza ad ogni accordo e trova forse solo qualche cedimento nella linea melodica.

Dopo una breve intro evocativa, Hollow scatena tutta la sua potenza con un regime di rotazione altissimo, la chitarra di Guy Landau svolge un lavoro impressionante.

Una chitarra acustica per una ballad (As You Go) dove il cantante pare più a suo agio.

Un convulso assalto all’arma bianca in stile Meshuggah si scolora ben presto in un momento relativamente più morbido (Natural Selection). Il timbro del cantante si conferma degno di nota ma forse non sempre all’ altezza del compito, nel senso che si trova frequentemente a fronteggiare un muro di suono davvero poderoso. Nelle sezioni più “contenute” a mio avviso si disimpegna meglio.

Ottima la chiusura con Methylene Blue: si crea da subito un’atmosfera di attesa, inquieta e angosciata che reca con sé qualcosa più di un riferimento ai Porcupine Tree (Methylene Blue, I’,m sorry for killing you. Beautiful gene, I’ve found my own strength in you…).

Poco altro da aggiungere se non che questa sia una band di sicura prospettiva. Pur dovendo ancora perfezionare ed aggiustare il tiro, i Distorted Harmony confezionano un album di tutto rispetto, considerando che si tratta solo della seconda uscita; lo consiglio volentieri, sopratutto a chi ancora non li ha mai ascoltati.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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