Jordan Rudess Explorations 2014

Pubblicato: agosto 21, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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front

In mezzo ai mille impegni con i Dream Theater ecco che Jordan Rudess riesce di nuovo a ritagliarsi uno spazio del tutto personale, lontano dalle sonorità della band. Explorations è il nuovo album solista del virtuoso tastierista newyorkese e mai titolo fu più significativo. Infatti, non si limita a sperimentare partiture distanti da quelle usuali ma crea un’opera davvero a sé stante che poggia sul suo lavoro al piano e alle tastiere, coadiuvato da una vera orchestra.

Album interamente strumentale che tra l’altro prevede interventi abbastanza limitati di altri strumenti canonici in ambito rock; un’opera sicuramente non nuova nella sua concezione ma che a mio parere va ad arricchire in modo sostanziale la già nutrita discografia solista di “the Wiz”.

Interessante anche la genesi di questo che è il quattordicesimo titolo della sua personale discografia; un progetto con radici molto lontane che grazie ad internet ed alla tecnologia è riuscito a trovare compimento.

Gli studi classici di Rudess, l’incoraggiamento di un impresario venezuelano e l’incontro fortuito sulla rete con Michał Mierzejewski e la sua Sinfonietta Consonus (di stanza a Danzica in Polonia) hanno fatto sì che il sogno a lungo cullato si tramutasse in realtà.

Explorations for Keyboard and Orchestra è così un viaggio fantastico in una musica onirica, emozionale, talvolta solenne ma che non manca al tempo stesso di fornire spunti progressive. La deriva metal, in questa occasione, viene totalmente accantonata.

Una lunga suite divisa in tre movimenti ed altri cinque brani nei quali viene mantenuto sempre un alto standard qualitativo compongono un album sicuramente indicato per tutti gli appassionati di piano, tastiere ed un sound corroborato dalla presenza di un’orchestra; ad ogni modo però alcuni passaggi rimangono impressi immediatamente perché davvero carichi di pathos, emozionanti. Permettono tra l’altro di conoscere ed apprezzare da una diversa prospettiva tutto il talento di Jordan Rudess che, a mio parere, talvolta nei Dream Theater si trova a restare imprigionato nell’eccessivo virtuosismo.

La lunga suite omonima rappresenta il nucleo centrale del lavoro, è quella che meglio di ogni altro brano sintetizza lo spirito e l’idea che hanno animato il tastierista americano in questa realizzazione.

Il primo movimento, il più lungo, si apre e sviluppa come un perfetto esempio di musica classica contemporanea; partendo dalle intuizioni di Gershwin sino ad arrivare ai compositori attuali, il piano di JR viene accompagnato, duella, fugge e si nasconde alla incalzante presenza di un’orchestra giovane ed effervescente. Si susseguono scenari e stati d’animo, per una musica cinematografica ed immaginifica, con passaggi assolutamente coinvolgenti.

La seconda sezione vive un inizio placido e malinconico grazie alla possente presenza degli archi; di qui si alternano fasi diverse, allegre o inquiete, nelle quali sul grosso della tessitura ordita dall’orchestra Rudess spazia a piacimento sino all’epilogo in crescendo.

Il terzo e conclusivo segmento trova tempi e ritmi inizialmente più serrati, un connubio più intimo tra rock e mondo classico. L’evoluzione del tema vede un ritorno prepotente dell’orchestra a fare da contraltare alle tastiere del “mago” che si lascia andare a sonorità più incisive con le sue keyboards.

Screaming Head parte veloce, molto ritmata, a dare una chiave quasi fusion sin qui inaspettata. Musica più di pancia, con un netto avanzamento di Rudess qui protagonista per larga parte della durata del pezzo; il lato sinfonico viene molto limitato e ne esce probabilmente l’episodio più progressive in assoluto.

Un breve ma intenso e talentuoso passaggio pianistico di stampo emersoniano (Shouri Now) fa da aperitivo ad uno dei momenti più belli e toccanti dell’ album: The Untouchable Truth esprime una dose di romanticismo infinita, ogni singola nota del piano trasuda emozione e sentimento, profondo, lacerante.

E’ poi nuovamente il turno di un momento di insieme. Over The Edge è una traccia molto movimentata nella quale torna a farsi fitto il dialogo tra il protagonista e l’orchestra, con un andamento variato e sostenuto, ampiamente intriso di riferimenti classici.

A Pledge to You segna la conclusione del disco e si tratta di un nuovo piccolo capolavoro pianistico nel quale, se possibile, il velo di malinconia diviene ancora più spesso ed avvolgente.

Sulla carta Explorations è un’opera forse anche pretenziosa e complessa, in verità si rivela un album godibilissimo, scorrevole ed in grado di regalare alcune perle del talento di Jordan Rudess non sempre immediate negli intricati schemi dei Dream Theater.

Max

 

 

 

 

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