Neal Morse Songs From November 2014

Pubblicato: agosto 22, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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frontProprio a ridosso dell’uscita del nuovo album dei Flying ColorsRadiant Records pubblica il nuovo album solista di Neal Morse intitolato Songs From November.

Non è la prima volta in cui il tastierista e cantante di Transatlantic Flying Colors decide di lasciare l’ambito sonoro a lui naturale e congeniale ma in questo caso il musicista californiano si è spinto decisamente oltre, confezionando un disco privo di qualsiasi spunto progressive e poggiante unicamente su di una morbida e spesso prevedibile vena melodica.

Una raccolta di brani dal sapore pop/rock, di certo sapientemente costruiti ed amalgamati ma personalmente (lo dico subito) non credo che questo sarà un album capace di fare impazzire di gioia i fans.E’ pacifico che ogni artista avverta il bisogno di esprimersi anche in modi alternativi e poco usuali rispetto al solito, la storia del rock è zeppa di questi esempi; quanto a quelli che possano essere poi i responsi del pubblico…il tempo dirà ma, ripeto, Songs From November ne esce come un lavoro patinato, curato ma piatto e prevedibile.

Partiture molto semplificate, undici brani in forma canzone alcuni dei quali provvisti comunque del magico imprinting di Morse; ma questa versione quasi da story-teller non convince più di tanto. Particolare, curiosa pure se si vuole ma priva di quel sacro fuoco che ha contraddistinto in passato molte delle sue prove.

Ad accompagnarlo il diciottenne (!) batterista Gabe Klein, altri due giovani musicisti al basso e al piano e due valentissime coriste; in questa versione (che ricorda a tratti Jackson BrowneGraham Nash, James Taylor), Neal Morse imbraccia la chitarra, staziona alle tastiere e canta di amori, di illusioni, di amarezze.

Atmosfere dunque rilassate, intime, ovattate, con buone parti vocali e sonorità semplici, prive di qualsiasi “complicazione” o particolare ricerca.

Passaggi ritmati su una falsariga classic rock (Whatever Days) con ampio uso di fiati, momenti dolci guidati dal piano (Love Shot An Arrow) in cui si ritrova qualcosa del Neal Morse più intenso, canzoni intime e soffuse (Tell Me Annabelle), profondamente malinconiche grazie ad un violino struggente (My Time Of Dying).

Dolci e tenere ballate (Daddy’s Daughter), inni all’ amore (The Way Of Love).

Questi in breve i momenti salienti, meglio riusciti ed accattivanti; tanta classe, intelligente scelta dei suoni e buoni arrangiamenti, funzionali allo scopo.

I brani rimanenti invece scorrono neutri, un po’ opachi, lasciando francamente poco sia a livello musicale che emozionale, giocati su direttrici troppo prevedibili e già sfruttate. Trattandosi circa della metà dei pezzi in scaletta, purtroppo, non è poco.

A musicisti di questo calibro è concesso “una tantum” di divagare, di uscire dal seminato per spingersi in un territorio alternativo. I motivi possono essere molti e diversi tra loro ma come sempre poi, andando a fare un bilancio, bisogna giungere ad una sintesi, un risultato, un verdetto (in questo caso).

Songs From November con ogni probabilità è il lavoro che Neal Morse sentiva urgente in questo periodo, in questa fase, una pausa intimistica dai paesaggi sonori più complessi e articolati delle band di appartenenza; come tale va recepito ma è altrettanto vero che alla resa dei conti manca fatalmente di spinta e di originalità.

Un ascolto piacevole e poco di più.

Max

 

 

 

commenti
  1. Alessandro scrive:

    Ciao Max, mi permetto di intervenire per ‘correggere’ quanto hai scritto riguardo al fatto che questo disco (che era cmq stato ampiamente presentato come tale, cioè ben lontano dai fasti prog a cui ci ha abituato da Testimony part.1 in ambito solista) rappresenta uno ‘step beyond’ rispetto a quanto mai fatto prima. Ciò non è assolutamente vero, in quanto i suoi due primi lavori da solista (l’omonimo del 1999 e It’s not too late di due anni più tardi) sono assolutamente sulla falsariga di quest’ultima fatica. Per non parlare dei suoi numerosissimi ‘Inner circle cds’ (i cd spediti a coloro i quali fanno parte della sua ‘cerchia’, una specie di fan club), ma magari questi sono molto meno noti ai più. Detto questo, non certo per muoverti una critica ma per completezza di informazione, ho trovato il disco carino, ascoltabile, così come appunto tutte le sue prove su questo tipo di sonorità. Concordo con te che il Neal che amiamo è decisamente quello di Testimony, One, ?, Sola Scriptura, etc., ma anche tra i brani di Songs from November c’è una parte della sua essenza che personalmente amo molto.
    Nell’attesa trepidante per la nuova release dei Flying Colors, questo appetizer casca giusto a fagiolo!
    Un saluto, prog on!

    Alessandro

  2. Alessandro scrive:

    Quoto: ‘ma in questo caso il musicista californiano si è spinto decisamente oltre’.
    A chi non conosce adeguatamente Neal potrebbe davvero sembrare la sua ‘prima volta’ in certi territori (e io per primo l’ho interpretata così…)🙂
    Nessun problema cmq, buon lavoro Max!
    Ciao!

    Alessandro

  3. Max scrive:

    Disco di relax, non voleva fare un album Prog, ma un album di canzoni e sensazioni.
    Gradevole, non poteva essere un Must, ma a me Neal piace comunque per la sua capacità melodica, musicale, intimistica a volte.
    Tanto basti, il CD si ascolta in auto o in casa con leggerezza, non credo avesse pretese, pertanto, per chi volesse ascoltarlo, va bene così in attesa di nuovo Prog.

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