frontProprio recentemente in un’intervista Anders Fridén si è soffermato sull’impossibilità di accontentare tutti, un aspetto divenuto ineludibile alla luce del percorso e del cambio di rotta intrapreso da qualche anno dagli In Flames. La band di Goteborg  come è noto si è distaccata da tempo dal sound incendiario degli esordi, il melodic death metal di cui erano intrisi lavori come Whoracle o l’acclamato Colony appartiene oramai ad un’altra stagione e quando ricompare lo fa con discrezione, a piccole dosi.

E dunque, al di la dei gusti e delle preferenze personali, mi trovo a sottolineare ancora una volta un dettaglio che pare banale ma invece diventa basilare: l’età. I nostri sono tutti intorno alla quarantina (ancora giovani, sia ben chiaro) e umanamente hanno vissuto un’evoluzione, non possono più vivere e suonare con l’impeto di venti anni prima, credo sia fisiologicamente inevitabile.

Di fronte alla scelta se riproporre all’infinito un modello di successo oppure essere più veri e aderenti alla propria esistenza, hanno optato da tempo per la seconda opzione: ad ognuno, ovviamente, la propria opinione e valutazione in merito ma va da sé che questo abbia prodotto molte perplessità nella base dei fans.

Tornando alla stretta attualità esce in questi giorni Siren Charms, undicesima fatica della band svedese; inciso a Berlino presso i mitici Hansa Studios (da quelle parti sono passati David Bowie, Marillion, Tangerine Dream, U2), co-prodotto da Daniel Bergstrand. Tra l’altro questo è il primo album in cui il chitarrista Niclas Engelin, chitarrista aggiunto in sede live, diviene membro effettivo del gruppo.

A mio parere il nuovo disco, pur muovendosi essenzialmente su coordinate alternative, recupera (molto parzialmente) alcuni lampi del passato, quasi che la band, per tornare all’introduzione, abbia inteso cercare di non scontentare nessuno; l’imprinting complessivo però rimane quello delle ultime stagioni, in un tracciato ormai delineato.

Ne viene fuori quindi un connubio che, per tornare ai fans, credo finirà per accontentare pochi, né gli irriducibili della prima ora né forse pure coloro che si sono accostati alla band da meno tempo.

Tentando invece di concentrarsi e soffermarsi solo su Siren Charms, astraendolo (se possibile) dal resto, a mio modesto avviso siamo davanti ad un album che non è certo né un blocco di granito, né tanto meno rivoluzionario; a ben guardare però non manca di qualche lampo anche se a tratti mostra fragilità.

Dunque ci sono passaggi riusciti, decisi e coinvolgenti come Paralyzed, momenti tiratissimi e rocciosi che rimandano a qualcosa del tempo che fu (Everything’s Gone), episodi estremamente melodici ma di buon spessore come With Eyes Wide Open, tracce della potenza corrosiva di una volta (When the World Explodes, il dirompente singolo Rusted Nail), brani comunque di un certo impatto (Monsters in the Ballroom).

In questi titoli probabilmente è racchiuso il meglio; i restanti pezzi inciampano in melodie deboli, fraseggi scontati, scarsezza di profondità, riuscendo tutto sommato a mantenersi comunque sulla linea di galleggiamento.

Ennesimo disco destinato a fare parlare di sé, ennesima band al centro di accese discussioni. In Flames da anni hanno effettuato una svolta che, piaccia o meno, pare destinata a proseguire e a questo proposito Siren Charms in gran parte ne è una conferma.

Max

 

 

 

 

 

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