Aeon Zen Ephemera 2014

Pubblicato: settembre 9, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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frontEntusiasmante; così avevo definito a grandi linee la riuscita di Enigma, circa un anno e mezzo fa. Ora Aeon Zen, capitanati da Rich Hinks, tornano a fare parlare di sé con Ephemera, quarto lavoro in studio che arriva a seguire (tra l’altro) l’uscita dello scorso novembre, Self Portrait (un veloce EP composto di quattro brani).

Il fresco e aggressivo prog metal proposto dal giovane quintetto inglese trova in questa occasione una conferma e forse pure una evoluzione di quanto proposto nel recente passato; la formazione ha visto un parziale rimescolamento delle carte con gli ingressi di Tom Green (tastiere) e Alistair Bell (chitarra).

Steve Burton (batteria) e Andi Kravljaca (voce) rimangono saldi ai loro posti, mentre lo stesso Hinks ora è divenuto bassista a tempo pieno e cantante.

Ephemera riprende la storia da dove Enigma l’aveva interrotta, sia nel racconto che musicalmente ma la percezione che qualcosa sia cambiato con i due nuovi strumentisti è palpabile.

Forse anche il loro differente background (Green ad esempio proviene da esperienze in ambito jazzistico) contribuisce in tal senso; il mood complessivo ovviamente è rimasto invariato, l’indirizzo sonoro è quello di appartenenza ma si trovano una maggiore varietà di suoni e di soluzioni.

Prodotto e mixato da Rich Hinks nel proprio studio, Ephemera snocciola otto brani potenti e diretti, dai quali traspare una maggiore cura dei dettagli, frutto anche dell’intensa attività live tenuta nella passata stagione che ha visto la band esibirsi in molte date inglesi e presenziare a importanti festival europei, a stretto contatto con nomi importanti.

A cominciare dal brano introduttivo (The Entity) si viene subito scaraventati nel sound quasi magmatico del quintetto; riff poderosi delle chitarre, un drumming inesorabile, grande spinta del basso. La presenza del singer si fa apprezzare sin dalle prime strofe e rimarrà una piacevole costante durante l’intero ascolto.

La partenza epica di Soul Machine non deve trarre in inganno, nel senso che il pezzo ben presto vira su altre coordinate, incalzante ed incessante con una vena oscura in sottofondo; a ben vedere ci si può trovare qualcosa anche degli ultimi TesseracT, un metal moderno e variato nel quale si rincorrono più tematiche e sentimenti.

Life? è forse la traccia più anomala e particolare dell’intero lavoro. Uno start morbido e quasi ironico lascia presto il campo ad una melodia contrastata da numerosi inserimenti della ritmica e da suoni quasi dissonanti; paesaggi musicali diversi tra loro si succedono, si alternano, in un puzzle sonoro complesso e atipico.

Con Unite l’album prende decisamente quota; potenza e oscurità, ritmo molto serrato e parti vocali ben costruite nelle quali Hinks si propone come valido contraltare ad Andi Kravljaca. Un passo avanti per la band, un brano ben costruito e con tanta sostanza al suo interno, uno step evolutivo che non può lasciare indifferenti.

Superata Penumbra (un filler), ecco che arriva The Order Of The Blind, una breve e intensa ballad in cui di nuovo è il cantante a fare la parte del leone.

Remembrance torna a farsi oscura e minacciosa, alternando parti vocali in growl, ritmo devastante a malinconici frammenti di piano. Uno dei migliori episodi a mio parere; possente, variato, intenso, carico di pathos, una bella parte solo della chitarra. Solo il controcanto forse è da rivedere. Sulla stessa falsariga prende le mosse Rebuild The Ruins che ne è in un certo senso la continuazione ed il completamento; ritmo senza scampo, un suono totalizzante.

The Space You Wanted è l’ultimo brano in scaletta, a terminare l’ascolto. Una chiusura più morbida e melodica, in un epico crescendo comprendente un gustoso inciso della chitarra di Alistair Bell.

Un album tutto sommato breve, solo una quarantina di minuti, con il quale a mio avviso i Aeon Zen compiono un ulteriore salto di qualità ma, sopratutto, cominciano a codificare uno stile. Ephemera è un album da non perdere.

Max

 

 

 

 

 

 

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