Pineapple Thief Magnolia 2014

Pubblicato: settembre 16, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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frontPer rendere un buon servizio a chi si appresta a leggere una recensione credo fermamente esistano due pilastri inamovibili e cioè scrivere sempre senza avere la presunzione di possedere la verità in tasca né, tanto meno, condizionato da fuorvianti pregiudizi. Nel caso in questione purtroppo però mi è difficile fornire qualche indicazione diversa dal solito, mi riferisco a Magnolia, decimo e nuovo lavoro dei Pineapple Thief.

Dettagli a parte, mi trovo costretto infatti a ribadire più o meno (per lo meno in linea generale) quanto espresso giusto due anni fa in occasione dell’uscita di All The Wars; il sound proposto dalla band di Bruce Soord si mantiene imperterrito sulla stessa linea, a cavallo tra rare (e ormai sopite) velleità new prog in stile Porcupine Tree ed un alternative rock che accarezza da lontano Radiohead Muse.

Il quartetto è totalmente nelle mani e nella mente musicale di Soord tanto che l’avvicendamento dietro le pelli di Keith Harrison con il nuovo entrato Dan Osborne appena si percepisce.

Non è l’unico caso di totale identificazione di una band nel suo leader ma in questo frangente rischia di diventare un limite invalicabile perché il cantante e chitarrista, se da un lato ha sempre avuto idee chiare ed un progetto preciso, da un altro a mio parere ne ha già da tempo portato a termine l’evoluzione.

Se affermassi che Magnolia è un brutto album direi comunque una falsità. Come sempre promosso con anticipo ed efficacia dalla attivissima Kscope, percorre un sentiero sicuro; dodici brani (o forse potrei definirle canzoni) per i consueti tre quarti d’ora di musica durante i quali il quartetto spinge a fondo sul proprio istinto crossover, senza però approfondire mai più di tanto, senza provare mai ad entrare nel particolare, quasi che questo possa alterare in qualche modo l’equilibrio raggiunto.

Può essere anche una scelta vincente, non lo metto in dubbio, ma vista dalla mia parte rimane come un’eterna incompiuta; a mio parere infatti anche in questa occasione i Pineapple Thief avrebbero potuto fare di più perché ritengo ne abbiano le potenzialità; hanno optato invece per un approdo sicuro, che poco aggiunge a quanto realizzato in precedenza.

Don’t Tell Me, intrisa di rara intensità grazie ad una interpretazione magistrale del band leader. La title track, suadente ed avvolgente, forte di un notevole arrangiamento di archi. Alone at Sea, il passaggio con più variazioni e sostanza. La conclusiva Bond, poggiante su di una linea melodica inquieta ed ipnotica.

Questi in assoluto i momenti più pregnanti e meglio riusciti del disco, interessanti e dotati di un fascino capace di catturare sin dalle prime note.

Gran parte dei restanti pezzi sono in linea con la produzione precedente: patinati, ben realizzati, accattivanti, alternano momenti più tirati e movimentati (vedi il singolo Simple As That i cui coretti però lasciano perplessi oppure l’oscura elettronica di Sense of Fear) ad altri più intimisti, intrisi di atmosfere rarefatte, suoni calibrati e scelti con cura. Questi in realtà sono in buon numero e vanno a comporre l’ossatura del Cd; voglio segnalare in modo particolare Seasons Past, la malinconica ed eterea Coming Home, la breve From Me (quasi un adagio), la conclusiva A Loneliness.

In definitiva un altro buon disco dei Pineapple ThiefMagnolia con ogni probabilità non deluderà i fans della band. Per quanto mi riguarda invece devo rimarcare che questo ultimo lavoro (senz’altro dignitoso) ben poco aggiunge nella discografia e nella storia del gruppo; l’ennesimo album realizzato sulla scorta del precedente, sicuramente gradevole e poco più.

Max

 

 

 

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