frontUn’attività alle spalle piuttosto lunga, una discografia avviata però “soltanto” dieci anni fa che ha prodotto tra gli altri due album piuttosto interessanti (The Sun Also Rises Under a New Sign); questo in poche parole il ruolino dei Knight Area, gruppo neo prog olandese pronto a presentare il nuovo lavoro, quinto della serie, dal titolo Hyperdrive.

Un cammino sin qui un pò sotto traccia quello della band del tastierista Gerben Klazinga, comune ad altre profondamente inserite nel filone e che spesso tendono ad indugiare eccessivamente negli stilemi più canonici; a differenza di altri però c’è da dire che il combo olandese è riuscito spesso a piazzare qualche colpo importante con brani che, pur essendo perfettamente inquadrati nel genere, sono riusciti ad elevarsi grazie al gusto, alla scelta dei suoni ed al tasso di emozionalità in grado di sprigionare.

In questo caso è un briciolo di personalità che può fare la differenza e i Knight Area dimostrano di averne acquisita.

Laser’s Edge pubblica dunque il nuovo disco del quintetto nel quale, ospite nel brano Stepping Out, appare anche Arjen Anthony Lucassen alla chitarra solista; il mixing è stato affidato a Joost van den Broek, noto per le collaborazioni con Ayreon, After Forever, ReVamp, Epica.

Poco meno di un’ora che conferma, a mio avviso, il buon stato di forma del gruppo oranje con un disco in grado di offrire qualche cosa in più, probabilmente, rispetto all’uscita precedente. Ci sono sconfinamenti in ambito melodic prog metal, come nel brano di apertura, che non mancano di farsi apprezzare.

Giusto inoltre ricordare che la formazione si è per due quinti rinnovata con gli innesti di Mark Bogert alla chitarra e Peter Vink al basso.

Come accennato poco sopra l’opener Afraid Of The Dark spiazza con una partenza razzo, tra cambi di tempo serratissimi, shredding ed un andamento molto grintoso; la voce di Mark Smit si rivela all’altezza della situazione così come la fulminante chitarra di Bogert la quale, come vedremo, avrà molto spazio a disposizione come nella tradizione dalla band.

Un passaggio più prevedibile ma non per questo di scarsa resa è rappresentato da  The Lost World, contenente una debordante parte solista delle keys.

Si riparte con maggiore slancio grazie a Bubble, carica di una buona spinta iniziale e che si stempera nella prosecuzione su sonorità più morbide, con una bella dose di riusciti intrecci vocali. Finale nuovamente vorticoso grazie alle tastiere di Klazinga.

Una vera perla di genere, la seguente This Day farà sicuramente la gioia dei fans più ortodossi del neo prog; la trama, la tessitura del brano, va da sè di quali elementi possa essere costituita; la nota migliore e più positiva è che si può riuscire ancora a confezionare dei pezzi estremamente emozionali senza per questo dovere ricorrere a strane alchimie. Qui è la chitarra a recitare da protagonista, con un intervento lungo ed appassionato.

Crimson Skyes Running Away sono le uniche tracce a mio parere poco convincenti; la prima ondeggia tra umori diversi, pare prendere una piega prog metal ma cade su di una melodia troppo fragile. L’altra vive un andamento simile con dei cori malriusciti, una via di mezzo tra un intenzione più pesante ed evidenti accenni pop rock.

Avenue Of Broken Dreams riporta sulle giuste coordinate grazie ad una buona spinta ed a una linea melodica stavolta meglio indirizzata; nuovamente spazio ad un bruciante solo di chitarra nel finale.

Un dolce arpeggio del piano e una portentosa rullata della batteria introducono Living In Confusion, buon segmento che mette sempre più in luce l’incremento della commistione con tensioni prog metal voluta dai Knight Area. L’alternanza dei due “sentiment” è particolarmente riuscita in questo pezzo ed il finale maestoso lo sottolinea a dovere.

Pregevole e trascinante la strumentale Stepping Out con Lucassen protagonista; momenti intensi invece con la seguente Songs From The Past, una ballad guidata dal piano e dalla voce di Smit, cui si aggiunge un pregnante inserimento della sei corde. Un tappeto di archi conduce all’epilogo.

Hypnotised, traccia più lunga in programma, completa questo album: una prima parte strumentale a ritmo sostenuto, poi uno svolgimento piuttosto dinamico con qualche vago richiamo di scuola Rush. Epilogo esplosivo riservato alla chitarra, come di prammatica.

Nel complesso un lavoro riuscito, Hyperdrive ritorna l’immagine di una band in uno stato di forma apprezzabile e che riesce a destreggiarsi anche con variazioni più “dure” rispetto al passato. Un giusto compromesso tra la tradizione e nuove aperture, Knight Area hanno realizzato un buon disco.

Max

 

 

 

 

 

 

commenti
  1. Paolo Carnelli scrive:

    Troppo metal per me. Peccato perché ricordo con piacere i primi album….

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