frontUna band attiva da una vita tra risultati alterni, impennate e cadute, dedita non di rado alla produzione di rock-opera, assimilabile per certi versi ai Camel nella tipologia di sonorità: questo estremamente in breve il ritratto degli olandesi Kayak, antichi epigoni del progressive rock della stagione dorata ma che, come molti altri, rimasero schiacciati dalla supremazia dei gruppi storici di quel tempo.

Una carriera divisa in due fasi; la prima comprende la prima decade sino al 1982, quindi
lo scioglimento ed un lungo silenzio sino al 2000 quando la band, riformata dal tastierista Ton Scherpenzeel, pubblicò a sorpresa Close To the Fire. Da allora sono seguite altre uscite con una cadenza piuttosto regolare, sino ad arrivare a questa nuova pubblicazione (sedicesima della serie) intitolata Cleopatra – The Crown Of Isis.

Un doppio Cd, una rock-opera incentrata sui due personaggi cardine della vicenda e dunque Cleopatra (protagonista assoluta) e Giulio Cesare.I due CD infatti, intitolati rispettivamente Rise e Fall, seguono meticolosamente l’evoluzione, le imprese e le nefandezze della giovane regina egizia sino al tragico epilogo del suicidio, dall’ascesa alla caduta.

Ciò che di me non ha mai fatto un fan sfegatato delle rock-opera (con rare eccezioni) è stato generalmente l’eccessivo spazio riservato alle parti vocali, spesso sproporzionate e strabordanti rispetto alla musica, il più delle volte ridotta ad un canovaccio di accompagnamento; in questo caso invece devo rivolgere i miei complimenti agli esperti Kayak che sono riusciti abilmente a bilanciare con cura le dosi, pur riservando ovviamente una particolare attenzione alla caratterizzazione dei personaggi (Marco Antonio, Ottaviano, ecc).

CD 1

La cura degli arrangiamenti e lo spiegamento di voci è palpabile sin dall’inizio, Nel primo disco emergono subito Cleopatra (Cindy Oudshoorn), il Siciliano (Edward Reekers, cantante della band) e le undici tracce scandiscono esattamente la prima parte delle intricate vicende  della regina e semi-dea, proclamatasi reincarnazione di Iside. Pochi i momenti musicalmente di stanca, tre in particolare, per il resto le trame rimangono sempre piacevoli ed anzi, diventano interessanti in occasione di Alexandria, epico e tumultuoso affresco della capitale dell’antico Egitto; da un incedere marziale ed inesorabile conquistano spazio prepotentemente le tastiere di Scherpenzeel.

She Came, She Saw, She Conquered vede alle prese Cleopatra e Giulio Cesare (Alexander van Breemen) in un passaggio musicalmente drammatico; un crescendo continuo sublimato da un bellissimo duetto nel quale trovano posto buoni inserimenti della chitarra di Joost Vergoossen.

Toni ancor più drammatici per The Ides Of March, uno dei momenti più pregnanti della storia, impreziosito da un lungo solo dell’elettrica.

The Curse Of Isis, uno dei momenti più introspettivi e malinconici, chiude il CD regalando emozioni grazie al lavoro delle tastiere e del basso fretless di Jan van Olffen. E’ la chitarra a completare al meglio l’episodio sin qui più suggestivo.

CD 2

L’atmosfera diviene più cupa col trascorrere degli eventi. Tra i momenti migliori voglio indicare The Crown Of Isis che, forte della presenza di tre violini, un coro e di un arrangiamento arrembante, non manca di dare spazio ad un significativo inserto della chitarra.

Atmosfera mistica, grosse linee di basso ed un solo appassionato dell’elettrica colorano la strumentale Philae, breve ma intenso passaggio.

Actium  (The Tides Are Turning) è la traccia più lunga di questo CD ed è pure una delle più dinamiche, con cambi di tempo e paesaggi sonori che si succedono rapidamente tra loro. Il secondo segmento, strumentale, cresce man mano, inesorabilmente, sino ad una conclusione tiratissima.

Tra brevi ma fondamentali bozzetti (The MessageThe Arms of Isis) si giunge al doloroso epilogo del suicidio di Cleopatra. The Sacred Kiss esprime in pochi minuti tutta la drammaticità del momento, la tensione e l’ineluttabilità della decisione; di nuovo gli archi, alcuni echi di canti orientali, lampi dell’elettrica e poi la chiusura, solenne ed orchestrale.

Logico che in questo caso la menzione primaria vada alla protagonista assoluta, Cindy Oudshoorn, capace di “entrare” nel personaggio ed emozionare con una interpretazione proteiforme; come ho premesso però la forza di questa opera sta nel fatto di avere dato il giusto risalto alla musica e per questo un merito particolare va attribuito a Ton Scherpenzeel, tastierista e vera anima della band, oltre che produttore e arrangiatore dell’album.

Cleopatra – The Crown Of Isis credo sia destinato a rimanere un lavoro di nicchia, diretto sopratutto agli appassionati di questo tipo di plot ma sicuramente, comparato ad altri, mostra di avere una marcia in più. I Kayak hanno fatto un buon lavoro.

Max

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...