Heliopolis City Of The Sun 2014

Pubblicato: novembre 15, 2014 in Saranno famosi
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frontImmaginiamo di prendere il tiro e la carica incontenibili dei Rush, le polifonie e le tipiche aperture symphonic prog degli Yes, un pizzico delle trame intricate dei King Crimson…e unire tutto questo ad accenti classici dei Transatlantic e certe coralità grandiose dei Flower Kings. Bene, riuscendo a rispettare precisamente le dosi in ogni singola parte, una volta miscelato e shackerato, il cocktail che ne risulta è quello degli Heliopolis, band americana al debutto con un lavoro estremamente interessante, City Of The Sun.

I cinque brani incisi dal quintetto di Los Angeles riescono dunque a condensare antichi e mai dimenticati afflati ad altri, vivi ed attuali, fondendo inoltre certi passaggi sinfonici più vicini al progressive di matrice europea ad altri molto più dinamici, caratteristici del sound di oltre oceano.Questa con ogni probabilità è proprio la carta vincente giocata dal gruppo guidato dal cantante solista Scott Jones, il cui registro non di rado richiama quello altissimo di Geddy Lee. I cinque musicisti non sono tutti dei novellini di primo pelo, anzi; oltre al citato singer, troviamo tra loro Jerry Beller (batteria) e Kerry Chicoine (basso) già con i Mars Hollow. Completano la formazione Matt Brown (tastiere) ed il chitarrista Mike Matier; ad esclusione di quest’ultimo, tutti sono coinvolti nelle partiture vocali.

Cinque brani compositi, intriganti, dotati di un buon appeal, ben costruiti ed elaborati, dai quali pian piano si svelano molteplici colori e sfaccettature.

I dieci minuti con i quali apre New Frontier sono già un ottimo biglietto da visita, un tosto e sostanzioso passaggio in grado di raccontare molto della band californiana. Una intro cupa e minacciosa, dura e ispida, placa il suo furore sfumando poi in un mood sinfonico che permette l’ingresso della voce di Scott Jones. Il basso martellante riporta in quota la band, aleggia lo spirito degli Yes ma al contempo pure quello dei Rush; la ritmica non conosce soste tra infinite variazioni mentre, nei lunghi segmenti strumentali, chitarra e tastiere (Hammond su tutte) creano a piacimento. Impegnativi ma eccellenti da seguire, Heliopolis danno qui un saggio delle loro potenzialità sino ad un solo di synth di matrice emersoniana.

Su di un tappeto di keyboards esordisce Take a Moment. Ritmo più compassato, impasti vocali che cominciano a farsi molto presenti, linea melodica dettata per intero dalla buona prova del cantante qui in uno dei momenti migliori. Tocca di nuovo all’Hammond l’onore di un break importante e quindi il ritorno al tema principale; il finale vede invece la chitarra in primo piano.

La più breve del lotto ma sprigiona un’energia senza eguali. Mr. Wishbone rimanda senza meno, pur in versione riveduta e corretta, a certi passaggi duri e quasi impenetrabili dei King Crimson.

Piano, batteria e basso per Elegy, un pezzo che parte forse in sordina, con un cantato quasi banale, senza troppa anima. Ben presto però le cose cambiano, il piano comincia a creare situazioni diverse, assecondato dalla sezione ritmica e dalla chitarra come contraltare; nasce così una seconda parte realmente “in divenire”, impregnata da tinte fusion piuttosto mossa. La chitarra ed un crescendo inarrestabile segnano l’epilogo, l’ugola del singer ora vibra con maggiore intensità, una conclusione epica.

Il brano più massivo chiude così questi 45 minuti di progressive intenso ma scorrevole. Love and Inspiration si pone alla stregua di una suite per la sua intensità; la sei corde finalmente prende a farsi sentire con decisione, le tastiere dal canto loro drappeggiano come meglio non potrebbero, così da comporre un suggestivo arazzo sonoro. Il duo BellerChicoine non tarda a riproporsi con una groove straordinaria per un primo frammento strumentale appassionante. Splendido anche il successivo ingresso della voce, si va di nuovo gradualmente formando un’atmosfera che ricorda certi momenti degli Yes. Uno stop improvviso ed una partenza lanciata, un’incredibile cavalcata in cui chitarra e keys da una parte “duellano” con Rickenbacker e batteria dall’altra; si instaura così questo schema, tra aperture sinfoniche e solenni e sezioni ritmiche iperboliche, fino al congedo, largo e di ampio respiro.

Excursus particolare quello dei Heliopolis che arrivano al disco di esordio non più giovincelli ma tant’è…City Of The Sun è un lavoro convincente, a tratti addirittura entusiasmante. Certo, come premesso, i riferimenti non mancano e sono piuttosto evidenti ma talento ed entusiasmo vanno oltre, aggirandoli.

Max

 

 

 

 

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