Threshold (Circolo Colony, Brescia 16 Novembre 2014)

Pubblicato: novembre 17, 2014 in Recensione Live Shows
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L’esito di un concerto indubbiamente si affida alla qualità della musica, alla tecnica degli interpreti, ad una scaletta ad hoc, ad un’acustica favorevole…ma non solo. Talvolta, nonostante tutte queste prerogative che sicuramente rappresentano le basi per una buona riuscita, può venire comunque a mancare qualcosa; questo “qualcosa” si può identificare con il lato emotivo, emozionale, la cui intensità è difficile da quantificare. Ruota infatti intorno al grado di empatia che i musicisti riescono a stabilire con il pubblico e viceversa, sin dal primo approccio e col proseguire dello show.

Questo a mio avviso è il traguardo più prestigioso che una band possa raggiungere in un live, perché è “qualcosa” che va assolutamente oltre il resto e, sopratutto, rimane impresso nella memoria e nel cuore; ieri sera al Circolo Colony di Brescia i Threshold hanno centrato in pieno l’obiettivo con una prestazione maiuscola.

Inserito in un fitto programma che lo vedeva come co-head liner in compagnia dei Lizzy Borden, il sestetto inglese ha regalato una prova intensa e tirata sin dal primo brano; la scaletta purtroppo ha subito un lieve rimaneggiamento causa i tempi da rispettare (hanno eseguito tre brani in meno rispetto al previsto), ma non per questo lo spettacolo ne ha risentito, anzi, credo di poter dire sia andato oltre le aspettative.

Sotto l’aspetto più squisitamente musicale c’è da dire come ovviamente la parte del leone sia toccata ai pezzi contenuti nell’ultimo lavoro, For The Journey. Tra questi, due brillanti esecuzioni di Unforgiven Lost In Your Memory, forse i due passaggi del disco più melodic prog metal ma resi perfetti ed estremamente coinvolgenti nella resa dal vivo. Una bella manciata di classici del passato ha provveduto a rimpolpare il programma, tra gli altri una indimenticabile (per intensità e profondità) Pilot in the Sky of Dreams, la sparata opener Slipstream, l’attesa Long Way Home, una grintosa e aggressiva Mission Profile con la quale si è concluso il set.

Turned To Dust e la travolgente Ashes i due encore con i quali si è chiuso il concerto.

La band è parsa perfettamente rodata e a proprio agio anche sui brani del nuovo album. Detto questo è fondamentale approfondire alcuni dettagli che, in concreto, sono quelli che hanno fatto la differenza.

Sulle qualità di cantante e frontman di Damian Wilson in realtà non c’era niente da scoprire ma lo spettacolo che ha offerto ieri sera penso resterà memorabile; l’entusiasmo, la voglia di interagire con il pubblico (tra il quale è sceso, cantando, per ballare anche una sorta di tarantella), il coinvolgimento del quale è stato capace dal palco unito a grande simpatia, disponibilità e gentilezza (è rimasto a lungo per foto, autografi, brevi scambi di battute ancora madido di sudore) ne hanno fatto l’autentico mattatore della serata. Ma, sottolineo, il tutto “suonava” genuino, sincero e questo ha stabilito un legame istintivo con il pubblico, immediatamente.

Sintonizzati sulla stessa onda gli altri componenti della band. Le due chitarre di Karl Groom Pete Morten si sono rincorse, sfidate, alternate al centro della scena per tutta la durata del concerto, senza sosta, con lo stesso impeto, la stessa grinta, e lo stesso pathos espresso dal singer.

Steve Anderson al basso si è confermato una solida presenza, forse all’apparenza meno esplosiva ma in realtà di grande sostanza ed ha avuto poi il suo bel da fare nel tenere testa ad uno scatenato Johanne James, purtroppo un pò defilato nelle retrovie sul palco ma ben udibile con la sua batteria, non si è concesso un attimo di tregua. In ultimo Richard West, l’uomo che in silenzio tesse e cuce tutte le melodie della band del Surrey grazie alle sue tastiere.

Tutti, nessuno escluso, si sono lungamente e cordialmente concessi ai fans nonostante l’imminente partenza per andare a suonare a Bratislava (non proprio nei paraggi).

Un ultimo attestato di stima voglio riservarlo agli organizzatori ed ai gestori del Circolo Colony, club dove personalmente non ero mai stato: una location molto bella, spaziosa, con un servizio di cucina all’interno ed una zona provvista di tavoli dove mangiare. Per chi come me era in trasferta, cosa chiedere di più ?

Max

Foto di Fabio Morales.   2

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