Bjørn Riis Lullabies In A Car Crash 2014

Pubblicato: novembre 19, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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frontSugli Airbag ormai è già stato detto molto, io stesso li ho indicati come una delle nuove realtà in assoluto più interessanti anche se il dazio che pagano ai Pink Floyd è a dir poco evidente (peraltro va ricordato che hanno cominciato come cover band).

Ad un anno di distanza dalla pubblicazione del terzo album della band, il barbuto chitarrista Bjørn Riis fa il suo debutto solista con un lavoro intitolato Lullabies In A Car Crash, edito da Karisma Records .

Accompagnato da una copertina minimalista, ideata e disegnata dal musicista stesso, l’album si compone di sei brani, tre dei quali ampiamente dilatati; le sensazioni, le emozioni, sono quelle consuete che si provano ascoltando i pezzi del gruppo.

Dunque tanta chitarra in pieno stile Gilmour per ripercorrere le trame sonore più care al chitarrista di Oslo, tanto che ad un primo ascolto viene da chiedersi se si tratti di materiale inedito del gruppo.

Bjørn Riis non ha mai fatto mistero della sua totale dedizione al suono di David Gilmour, peraltro è pure a capo di una comunità internet imperniata sul mondo della sei corde floydiana, chiamata Gilmourish.com; nel tempo è andato però affinando un proprio stile dove, musicalmente, guarda ora anche a Steven Wilson con una efficace attualizzazione dei suoni.

In Lullabies In A Car Crash si cimenta per la prima volta come voce solista e l’esito non è affatto disprezzabile, un timbro morbido, quasi suadente in certi passaggi, che ben si sposa alla musica che, ripeto, tradisce evidentemente le proprie origini.

Premesso o chiarito questo (per chi non lo conoscesse), l’ascolto del disco si rivela estremamente piacevole oppure, per chi invece ha ben presente la discografia degli Airbag, piacevolmente prevedibile.

L’alba di un nuovo giorno, un rinascimento, queste le sensazioni provenienti da A New Day, breve opener strumentale carica di un pathos crescente creato dalle tastiere; l’atmosfera creata, anche se si tratta solo di un antipasto, è inequivocabile.

Stay Calm, uno degli episodi più consistenti, potrebbe appartenere tranquillamente al migliore repertorio della band; una partenza soft sino all’ingresso della batteria, calibrato e non invadente. Di qui il ritmo prende a salire e scendere, in un alternarsi tranciato da prepotenti interventi della chitarra. Scenari diversi si susseguono, mantenendo però quel mood space rock che è il vero marchio di fabbrica del chitarrista norvegese.

Uno dei momenti di maggiore densità emozionale è senz’altro Disappear, nella quale Riis si divide tra acustica ed elettrica. Accordi morbidi, avvolgenti, confortevoli, tra i quali è facile perdersi ad occhi chiusi e farsi portare lontano; l’ultima parte riserva i consueti brividi regalati dalla chitarra, qui forse sin troppo aderente al Maestro.

Prosegue sulla medesima traiettoria, ampliandone gli orizzonti, la successiva Out Of Reach. Sospesa su di un’ambientazione eterea avanza lentamente, per mutare direzione a metà del percorso quando l’elettrica semina il cammino di veri e propri traccianti. Brano molto emotivo e vibrante.

The Chase ritrova maggiore dinamica, un ritmo più incisivo fa da supporto alle mille variazioni impresse dalla chitarra mentre sullo sfondo compare l’ombra di sonorità non distanti dai Porcupine Tree. Un break molto evocativo precede la ripartenza e quindi il grintoso epilogo, per una traccia strumentale davvero ben riuscita.

La title track, traccia più lunga del lotto, chiude in bellezza il disco e, di nuovo, pare proprio un lungo frammento inedito del quintetto. A poco dunque servirebbe stare a sottolineare ogni singolo momento, va evidenziata se mai la decisa e spiccata tendenza di Riis ed una buona dose di gusto che certo non gli fa difetto. Una chiusa portentosa dal punto di vista emozionale lo rende probabilmente è il passaggio più intenso.

Se vi piacciono i lunghi solo di chitarra dal suono liquido, evocativo, persi in mezzo a trame sognanti disegnate dalle tastiere ed accompagnate da una ritmica discreta e non di spiccata personalità, questo album fa per voi, anzi è sicuramente imperdibile e può essere un ottimo veicolo per avvicinarsi alla produzione degli Airbag.

Diversamente, coloro i quali seguono la band lo troveranno sicuramente molto piacevole, da ascoltare tutto d’un fiato ma…poco aggiunge a quanto si sapeva; le doti tecniche e compositive di Bjørn Riis si confermano in toto.

Max

 

 

 

 

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