Tony Patterson & Brendan Eyre Northlands 2014

Pubblicato: dicembre 10, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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frontI colori, le brume e certa malinconia del nord est dell’ Inghilterra vengono magistralmente ritratti in Northlands, esordio scintillante della coppia costituita da Tony Patterson Brendan Eyre.

Per chi non li conoscesse a sufficienza ricordo che il primo è la voce solista della tribute band inglese ReGenesis mentre il secondo è tastierista dei Riversea.  In una scena musicale quanto mai prolifica di collaborazioni di pregio, Northlands non si sottrae alla regola e dunque tra gli ospiti si segnalano Steve John Hackett, il tastierista Nick Magnus (nel cui ultimo disco Patterson ha cantato) e Tim Esau al basso (IQ).

Siamo ormai agli sgoccioli di questo anno, non so se ci potranno essere ancora uscite interessanti ma mi sento di potere affermare che questo album, giunto in volata, farà felici molti appassionati del progressive di matrice squisitamente britannica.

E’ del tutto evidente che siano presenti richiami ai Genesis e questo non solo per la presenza di Steve Hackett; il mood va generalmente in quella direzione ma, finalmente (!), viene attualizzato con sonorità e soluzioni più recenti, senza limitarsi soltanto a riproporre l’antico modello. Una rilettura se vogliamo, certo, ma brillante e per certi versi coraggiosa, senza timore di personalizzarla o di scostamenti eccessivi.

E dunque tra paesaggi, richiami di gabbiani, il canto del mare ed un’infinità di ricordi, i due celebrano questo viaggio a ritroso nel tempo, alle loro origini. Un progressive sinfonico ma delicato, ingentilito e privo di suoni ridondanti o fuori del tempo, le parti di ogni strumento vengono misurate, calibrate, puntando all’effetto d’insieme e tralasciando gli “effetti speciali”. Il risultato è sicuramente positivo, un ascolto piacevolissimo che non conosce momenti di stanca né passaggi a vuoto, grazie ad un songwriting robusto, di peso ma mai ampolloso o eccessivamente carico.

Come detto il sound è assolutamente british, partendo dagli albori, passando dalla rinascita del neo prog, per arrivare ai giorni nostri; la coesione sonora tra i musicisti sprigiona dunque un senso di appartenenza ben identificabile.

Nove brani per poco più di un’ora che vola via letteralmente e sin dal primo ascolto cattura.

Apre Northbound, una suite lunga ben 24 minuti che se preventivamente può lasciare perplessi, si rivela invece piacevolissima e ben costruita. Piano, tastiere ed il flauto, echi di cornamuse…un’atmosfera placida, un’alba nel nord dell’Inghilterra. Musica molto evocativa, pregnante, quasi cinematografica per un prologo corposo che precede l’ingresso della voce di Tony Patterson; sospeso tra riverberi genesisiani, il brano poi cambia pelle, acquista ritmo e prende vigore sino ad un break estemporaneo, segnato dal suono di una fisarmonica. Piano, flauto ed è magia pura; così comincia la seconda parte dove, in breve, si innesta il suono morbido di una elettrica. Vellutate polifonie si adagiano su di un arpeggio ripetuto, i riferimenti sono evidenti e le emozioni sgorgano a fiumi, il piano e le tastiere affidate a Nick Magnus chiudono dolcemente.

Un breve ma intenso passaggio strumentale (The Northlands Rhapsody) conduce quindi ad  A Picture In Time dove si mettono in evidenza Carrie Melbourne, voce muta e chapman stick, e con lei possenti orchestrazioni.

Un altro breve bozzetto colmo di suggestioni (And The River Flows), giocato tra il piano e la voce di Patterson, quindi è il turno di uno dei brani più belli in scaletta, un torrido e sensuale jazzy venato di blues, un passaggio intimo e notturno semplicemente catalizzante (A Rainy Day On Dean Street), nel quale va sottolineato l’accurato lavoro del sax ad opera di Fred Arlington e delle tastiere.

Legacy segue il solco morbido già tracciato, un duetto tra il piano ed il flauto suonato da John Hackett per un quadro sonoro di estrema malinconia. Un epilogo solenne ed in crescendo ne traccia splendidamente i confini.

I Dare To Dream trova nuovamente una linea melodica giusta, lieve ed accattivante, c’è un vago sentore di alcune vecchie atmosfere di Sting tra gli accordi e la voce del singer; i suoni sono molto curati, equilibrati, con un arrangiamento non particolarmente articolato ma tremendamente efficace, nel quale tromba e sax recitano una parte fondamentale.

Non è finita, c’è spazio ancora per un bellissimo brano, quasi poetico. So Long The Day vede in azione la chitarra di Steve Hackett ed i richiami al suo repertorio, ovviamente, non si fanno attendere, dando un imprinting inconfondibile. C’è da sottolineare una volta di più comunque il talento vocale ed interpretativo di Tony Patterson, davvero non indifferente.

Il viaggio si è compiuto, è terminato e A Sense Of Place ne è l’approdo conclusivo; il titolo spiega più di molte parole, una chiusura breve e strumentale di rara intensità.

Tony Patterson & Brendan Eyre fanno centro al primo colpo, Northlands “arriva” che è un piacere, inutile aggiungere altro.

Max

 

 

 

 

 

 

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