Moongarden Voyeur 2014

Pubblicato: dicembre 19, 2014 in Recensioni Uscite 2014
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frontCinque anni di silenzio discografico, una formazione in parte rinnovata e poi, sopratutto, il coraggio di cambiare, di intraprendere un percorso alternativo piuttosto che adagiarsi comodamente sugli allori. Questo lo spirito che guida Voyeur, il nuovo e settimo album dei Moongarden di Cristiano Roversi

Con un passato come quello della band mantovana la scelta, forse l’azzardo per alcuni, va salutato a mio avviso come una grande prova di maturità, degna di non molti musicisti (cito d’istinto Fabio Zuffanti); l’anima progressive di un musicista credo si rintracci proprio in questo, nel volere tentare nuove strade, nuove soluzioni, senza continuare a crogiolarsi in sonorità splendide ma che oramai, probabilmente, hanno già offerto il meglio che potevano.Ed allora diventa inutile, stavolta in particolar modo, cercare raffronti con il passato perché Voyeur, tranne rari momenti di pregiata fattura, trova pochi riscontri con il materiale precedentemente in catalogo.

Proseguire, tenere in vita una band significa alla lunga proprio questo ed ecco che del tipico sound neo prog del passato, dei richiami (di classe) ai Genesis in questo disco rimane poco; entrano in gioco altre vibrazioni, c’è uno sguardo attento e ravvicinato al tempo che viviamo con le sue abitudini, le sue manie, i suoi riti e va da sé quindi che i suoni stessi siano destinati a cambiare. Indichiamolo come new prog, oppure come crossover prog…fatto sta che i nuovi brani proposti, legati tra loro da un filo narrativo, disegnano differenti e più attuali scenari.

Vickey Mouse è la protagonista della vicenda ed attraverso le sue osservazioni filmate e sonore prodotte dall’interno di un appartamento situato in un grattacielo, vengono “morbosamente” spiati e tratteggiati numerosi personaggi e storie di vita quotidiana.

Un doveroso cenno alla nuova line up che registra l’ingresso di Mattia Scolfaro (batteria) e Dimitri Sardini (chitarre, un ritorno), oltre ai collaudati Simone Baldini Tosi (voce e violino), Mirko Tagliasacchi (un arsenale di bassi) e David Cremoni (chitarre). Maestro d’orchestra e produttore l’inossidabile Cristiano Roversi (tastiere e Chapman Grand Stick).

Vickey Mouse sale rapidamente le scale ed entra nel suo appartamento ; chiude la porta, accende il computer e digita un codice di accesso…si spalanca quindi un mondo visto attraverso un monitor.

Un incipit epico e maestoso punteggiato da un frizzante solo di chitarra (Voyeur Part One) scivola poi in un’atmosfera calda e sinuosa, basso in grande evidenza ad anticipare l’ingresso della voce di Baldini Tosi. Un tappeto di tastiere si dipana progressivamente, il brano si apre a macchia d’olio, il drumming si fa più serrato; inserti di suoni programmati provvedono ad un break prima di una ripartenza corale e, quindi, di un epilogo frenetico (Vickey Mouse).

Un andamento ironico per l’intro di Barbiturates Gentleman; il timbro del singer riesce a coprire ed interpretare diversi stati d’animo e questa apparente dicotomia si ribadisce da un punto di vista musicale. Tocca proprio al violino spezzare questo dualismo sonoro ed inaugurare una nuova fase, molto più eterea e sospesa. Non è finita qui però, proprio nel finale è di nuovo la chitarra a regalare un solo emozionante, un ponte con il passato.

Uno dei punti più alti è a mio parere Mr. Moore, pezzo in grado di coniugare e declinare al meglio suoni ed intuizioni moderni, arrivando ad inserire riff oscuri tipici del prog-metal, un gustoso uso dell’elettronica ed una sezione finale di lancinante bellezza con chitarre e tastiere protagoniste.

The Usurper è ancora impregnato musicalmente di questa atmosfera “malata”, fatta di suoni elettronici cupi e martellanti, cui fanno da contraltare solo la voce del cantante ed in seguito le tastiere di Roversi. Uno straziante inserto di violino precede la parte conclusiva dello svolgimento nel quale entra in scena la chitarra a duellare con una base ritmica compulsiva.

Più melodico l’avvio di Shiny Eyes, affidato alla sei corde. Quindi basso, suoni programmati, ed infine la batteria; su questa struttura ritmica prende a cantare Baldini Tosi ma, quando meno te lo aspetti, il brano gira, aprendosi letteralmente e virando verso un mood più largo e di ampio respiro.

Partenza robusta per la seguente TV Queen, uno spaccato heavy prog in grado poi di appoggiarsi efficacemente alla linea melodica; l’andamento del brano si mantiene stabile per la prima parte, trovando invece nel prosieguo dei piacevoli agganci sonori con i lavori precedenti, sino all’epilogo esplosivo della chitarra.

Un passaggio strumentale di pura seta, breve ma di intensità e poesia rare (The Queen Goes to Bed) e che fatalmente rimanda alle origini, conduce ad un altro episodio importante, di peso. Message From the Last Floor si può inserire facilmente tra alcune delle migliori cose composte dalla band e, pur rinunciando a sonorità belle ma forse scontate, descrive momenti emotivamente alti; il duetto centrale tra chitarra e violino è da lacrime, l’elettrica che si sovrappone ed il crescendo finale lasciano senza fiato.

Voyeur Part Two chiude i conti, un epilogo strumentale che va a riallacciarsi a quello introduttivo, elaborandolo e dilatandolo maggiormente, sempre con una buona dose di gusto.

Il ritorno dei Moongarden certo non passerà inosservato perché in questo caso hanno composto un album davvero atipico, fuori dai canoni e, aggiungo, dai soliti schemi. Voyeur prova a percorrere nuove vie, mette alla frusta il progressive inteso solo come uso sfrenato di mellotron e moog e suite infinite, tentando di dare nuova linfa per mezzo di sonorità alternative, senza però perdere di vista la melodia e la scelta dei suoni.

Cristiano Roversi dal canto suo vanta anche un’ottima esperienza come produttore ed anche in questa occasione la fa valere. Con ogni probabilità Voyeur al primo ascolto destabilizza, al secondo incuriosisce, al terzo…comincia ad entrare in circolo.

Max

 

 

 

 

 

 

 

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