frontDopo il promettente debutto dello scorso anno, proprio mentre il 2014 sta per andare in archivio tornano i polacchi State Urge con il secondo lavoro dal titolo Confrontation.

Con White Rock Experience, il quartetto originario di Gdynia aveva fatto intravedere buone cose, ancorché da affinare e una certa attitudine, quasi a sottolinearne la provenienza. Questo nuovo capitolo ribadisce in parte le peculiarità segnalate in precedenza e quindi la propensione ad intrecciare sonorità psichedeliche dei Floyd a spaccati più sinfonici, ad altri assimilabili ad un alternative rock.

Un formato ibrido, se vogliamo, che prova a farsi strada in un ambito già ampiamente “presidiato” ed allora, per tentare di emergere, non resta che affidarsi alla propria personalità, cercando pure di fare tesoro delle manchevolezze qua e la palesate in avvio, provando a migliorare e, se possibile, evolvere.

Confrontation segna in qualche modo un ulteriore step, un passo in avanti compiuto dalla band; si mostra probabilmente più organico rispetto al predecessore tuttavia non riesce a trovare quella forza dirompente che forse sarebbe necessaria. In dettaglio, se messo a confronto, manca probabilmente di un brano evocativo e forte come Illusion ma in compenso mette in campo maggiore coesione, con un discreto livello qualitativo ed una accettabile messa a fuoco delle idee.

Otto pezzi per descrivere i tormenti e le contraddizioni di un uomo alle prese con decisioni importanti per la sua vita, eternamente in conflitto con sé stesso; ognuno dei quali a disegnare, più o meno, una storia ed uno stato d’animo.

Partenza affidata alla title track, un passaggio inquadrabile come esempio di gradevole post rock, quindi un trittico tra cui è racchiuso il meglio dell’album. Revival sviluppa da un punto di vista strumentale il segmento iniziale, sino ad arrivare ad un inserto di piano e basso molto jazzy; poi è la voce di  Marcin Cieślik (cantante e chitarrista) a fare cambiare passo al pezzo.

Liquid Disease si avvia tra sonorità tenui, quindi devia verso un mood più cupo; ritmo martellante, in crescendo, accompagnato da piano e synth (Michał Tarkowski). Un break della chitarra anticipa una corposa sezione strumentale chiusa dalle tastiere.

Cold As Lie rappresenta il momento di punta del disco; evocativo, floydiano sopratutto nell’incipit, vede la band polacca offrire un episodio molto ispirato (seppur derivativo) ed intenso. Chitarra protagonista, così come l’arrangiamento, il basso (qui espressivo) di Krystian Papiernik e la batteria di Marcin Bocheński a fungere da architrave sonoro.

Il possente suono di un organo apre Midnight Mistress, un lungo frammento nel quale i State Urge condensano e riassumono a tutto tondo la loro essenza, riuscendo a comprendere ogni sfaccettatura che li contraddistingue.

New Season si rivela una morbida ballad, cantata con passione da Marcin Cieślik accompagnato da una chitarra acustica. Brano pieno di sentimento, vivificato nella parte conclusiva dall’ingresso della ritmica e dell’elettrica.

Before The Dawn espande questo sentire, questo respiro, donandogli ulteriore propulsione; il risultato è piacevole ma difetta abbastanza di originalità.

Con i suoi 10 minuti More conclude il lavoro; si tratta probabilmente del brano più ambizioso di Confrontation e devo dire che, complessivamente, non riesce ad entusiasmare. A fronte di una start carica di promesse, il pezzo poi finisce per ondeggiare troppo a lungo sul tema centrale, rischiando di affondare; ancora una volta una lunga digressione strumentale riesce a trarre d’impiccio il quartetto, confermando che la resa dei brani cantati denota ancora delle lacune.

Da un punto di vista generale State Urge fanno un passo avanti, forse però più piccolo di quanto auspicato. Confrontation infatti si segnala come un album discreto complessivamente ma non possiede la zampata, non graffia, a tratti risulta ancora scolastico e privo di personalità.

Max

 

 

 

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